altratella.it, che fare?
Abbiamo lanciato l'hashtag #altratellachefare? per decidere insieme cosa può essere domani questo (non-) luogo e spazio. PARTECIPA ANCHE TU! Leggi tutto
La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano
Un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti. Leggi tutto
AAA acque minerali lucane in svendita
Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali, se si applicasse un canone equo (come suggerito dagli autori della ricerca) di 10 euro/mc la nostra regione incasserebbe 9,2 milioni di euro. Leggi tutto
Il tuo voto ad un uomo così
"Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo politico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insediato al posto di potere egli ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro.
Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società.
Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua".
Giuseppe Fava detto Pippo (1925 - 1984)
lunedì, marzo 18, 2013
Ricerche idrocarburi anche nell'area dell'Aglianico DOC
giovedì, gennaio 03, 2013
Placido capolista alla Camera in Basilicata per SEL
Ad Atella s'è registrato un calo dei consensi per il partito Sinistra Ecologia e Libertà: mentre alle primarie per il leader del centrosinistra erano state 48 le preferenze accordate a Nichi Vendola, nelle "parlamentarie" solo 21 votanti per SEL, probabilmente per via della manifestazione esplicita di scelta per SEL o PD che bisognava fare al momento del voto e che avrà messo in difficoltà molti spingendoli a non esporsi pubblicamente.
Inoltre, sempre nel seggio di Atella, alta l'affluenza alle parlamentarie del PD a cui si sono accodati anche esponenti, dirigenti (e familiari) dell'IDV locale.
mercoledì, aprile 04, 2012
Gruppo di acquisto/filiera corta del Vulture
Sei un produttore agricolo o sei un consumatore alla ricerca di prodotti di stagione, freschi, genuini e a prezzo vantaggioso?
Unisciti al gruppo di acquisto/filiera corta del Vulture, scrivi a altratella@gmail.com
Filiera corta: prodotti agricoli a Km zero, nuovo stile di consumi
Farmer markets, ristoranti a chilometro zero, distributori di latte crudo e scelte consapevoli: il mercato dei consumi si orienta verso la sostenibilità e a guadagnarci non è solo il consumatore, ma anche l’economia del territorio.Ma cos’è esattamente la filiera corta? Cosa prevede il Km zero? Quali vantaggi porta al consumatore in termini economici e alimetari? Scopriamolo con questa guida!
Storia della filiera agricola
Uno dei primi teorici del consumo di prodotti locali è lo statunitense Gary Paul Nabhan, che nel 2001 ha pubblicato il libro “Coming Home To Eat”. Accattivante ed ironico, nel libro vengono descritti gli sforzi compiuti da questo etnobotanico al fine di consumare cibi la cui provenienza fosse circoscritta in un raggio di 220 miglia (circa 400 chilometri) dalla sua casa in Arizona.Pochi anni dopo, nel 2005, i giornalisti James B. MacKinnon e Alisa Smith fecero anche di più: restringendo il raggio a sole cento miglia, per un anno si cibarono di prodotti provenienti esclusivamente dal territorio circostante la loro casa di Vancouver, in Canada. La loro esperienza è raccontata nel libro “The 100-Mile Diet: A Year of Local Eating”, ancora inedito in Italia ma che ha riscosso un grande successo nel mondo anglosassone.
In Italia la cultura del “chilometro zero” è approdata in tempi recenti, ma ha trovato da subito un terreno fertile: basti pensare che nel 2008 la regione Veneto, prima in Italia, si è dotata di una legge (L.R. 25 luglio 2008, n. 7 BUR n. 62/2008) volta a riconoscere le attività di distribuzione e ristorazione che, in percentuali comprese fra il 30 e il 50%, si approvvigionano di prodotti di origine veneta.
Non solo: la maggior richiesta di alimenti di provenienza locale ha avuto un ‘effetto volano’, sulla proliferazione dei cosiddetti “farmer markets”, ovvero i “mercati contadini” nei quali agricoltori ed allevatori, evitando le maglie della grande distribuzione, offrono i loro prodotti direttamente al consumatore. Parallelamente a questo ‘nuovo’ (eppur antico!) modo di fare la spesa, anche il mondo della ristorazione ha accolto e sfruttato le opportunità offerte dai mercati del territorio: sono infatti in costante aumento i cosiddetti “ristoranti a chilometro zero”, nei quali vengono serviti piatti cucinati secondo la tradizione, i cui ingredienti sono rigorosamente di provenienza locale.
Da sottolineare infine è la recentissima approvazione del Ddl ‘Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità’, approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° marzo 2010. Il provvedimento è uno strumento legislativo di primaria importanza perché, per la prima volta, definisce i mercati agricoli di vendita diretta, promuovendo la domanda e l’offerta dei prodotti agricoli a chilometro zero e fornendo un inquadramento del settore dal punto di vista legislativo.
Quanto viaggia la nostra spesa?
Camminando per le corsie di un qualunque supermercato, ognuno di noi non può che rimanere quasi stordito dall’assortimento di prodotti disponibili: dal reparto ortofrutta a quello della macelleria, dal banco del pesce agli sterminati scaffali di prodotti alimentari, la scelta è pressoché illimitata. Eppure, non è difficile ricordare che fino a qualche tempo fa la spesa la si faceva dal fruttivendolo, dal macellaio, al piccolo negozio di alimentari sotto casa. Il panettiere produceva le giuste quantità di pane per soddisfare la sua clientela ed evitare gli sprechi, dal fruttivendolo le zucche si trovavano solo in inverno e le pesche solo in estate, e non era raro che dal pescivendolo non si trovasse un certo tipo di pesce, se ad esempio le condizioni meteorologiche impedivano ai piccoli pescherecci di uscire in mare. Ed ora?Quantità imbarazzanti di cibo che ogni giorno vengono gettate, prodotti del reparto ortofrutta che si trovano costantemente in qualsiasi momento dell’anno, carne e pesce provenienti da altri Paesi, se non da altri continenti. Ad esempio, secondo un’indagine della Coldiretti, negli ultimi anni le importazioni di frutta e verdura dall’estero hanno raggiunto nel un valore complessivo di circa due miliardi di euro; i Paesi maggiormente coinvolti sono quelli sudamericani (Colombia, Ecuador, Cile, Brasile e Argentina) ma anche europei (Spagna) ed africani (Marocco, Egitto, Tunisia). I prezzi competitivi offerti dai prodotti di importazione mettono decisamente a rischio le produzioni ortofrutticole italiane, che sono fra le maggiori in Europa con produzioni annuali di circa 20 milioni di tonnellate di frutta e 16 di verdure ed ortaggi.
Certo, esistono prodotti ortofrutticoli la cui importazione è praticamente indispensabile (come, ad esempio, la frutta tropicale), poiché le condizioni climatiche in Europa non ne consentono la coltivazione, eppure è ormai prassi trovare sul mercato italiano non solo le primizie, ma anche i prodotti di stagione: pere argentine, arance sudafricane, mele cinesi e fagiolini del Kenya. Per non parlare di vini cileni, bistecche argentine, tonno del Pacifico o carne di canguro. Questo cosa comporta? Che, mediamente, per arrivare su una tavola occidentale, un pasto medio ha frequentemente viaggiato per un totale di oltre 1900 chilometri (e questo lo sostiene il premio nobel Al Gore, nel suo libro ‘An Inconvenient Truth – Una scomoda verità’, Rizzoli). Nei casi più eccezionali, un vino australiano deve percorrere oltre 16000 chilometri per giungere al nostro bicchiere, consumando quasi 10 kg di petrolio ed emettendo una trentina di chilogrammi di CO2; non va meglio con la frutta cilena che genera, per ogni chilogrammo di prodotto, più di 22 kg di anidride carbonica, dovendo viaggiare per oltre 12000 chilometri e consumando oltre 7 kg di petrolio. Ma quali sono i costi di questa follia commerciale?
Alla luce dei fenomeni di caro-petrolio, che si presentano con sempre maggior frequenza, e dei costi non indifferenti della logistica, appare evidente che questo sistema di consumo globalizzato non è sostenibile né dal punto di vista ambientale né da quello economico. I prodotti che si trovano a viaggiare su camion, nave, aereo sono indiscutibilmente più costosi di quelli nostrani.
Fortunatamente, sempre secondo la Coldiretti, la contaminazione dei mercati del nostro Paese da parte di prodotti stranieri ha un valido ‘nemico’ in tre consumatori su quattro, che sostengono di riporre maggiore fiducia nei prodotti di provenienza italiana e che, in quasi la metà dei casi (46%) sono disposti a spendere di più pur di acquistare un prodotto del nostro Paese.
I farmer markets
Quasi come una ‘ribellione’ nei confronti degli sprechi e delle assurdità del sistema commerciale, negli ultimi anni il consumatore italiano ha riscoperto la sua sensibilità nei confronti di un consumo critico e sostenibile; uno dei maggiori risultati di questa presa di coscienza è stato il diffondersi dei cosiddetti ‘farmer markets’, ovvero dei mercati contadini. Presenti in quasi tutte le città italiane, i mercati nei quali si commerciano esclusivamente prodotti locali sono ormai una realtà consolidata. I piccoli produttori del territorio hanno l’opportunità di vendere direttamente ai consumatori gli alimenti provenienti dalle loro aziende, evitando perciò i passaggi intermedi dei grossisti e delle grandi catene di distribuzione.I risvolti positivi di questa “filiera corta” sono numerosi, a partire dalla competitività dei prezzi di alcuni prodotti, che non subiscono i ricarichi generati dal passaggio di mano fra un intermediario e l’altro. Inoltre, la provenienza locale dei prodotti garantisce la freschezza degli stessi, a differenza di quanto avviene nella grande distribuzione per la quale si rendono necessarie metodologie di conservazione (es. celle frigorifere, additivi chimici e conservanti) che vanno ad influenzare negativamente le qualità organolettiche dei prodotti stessi. Il presupposto stesso del “km zero”, inoltre, fa sì che i cibi subiscano un trasportati solo su distanze relativamente brevi, il che consente la riduzione dei consumi energetici e delle conseguenti emissioni di anidride carbonica.
Le aziende agricole gestite dai produttori locali sono generalmente di dimensioni ridotte, e la presenza estesa di serre rappresenta più l’eccezione che la regola. Ciò significa che gli agricoltori coltivano seguendo i ritmi della natura, e che i prodotti reperibili nei mercati territoriali sono rigorosamente di stagione. Proprio la riscoperta della periodicità dei prodotti ortofrutticoli sta alla base del successo dei farmer markets, in netta contrapposizione con l’astagionalità tipica della grande distribuzione; il consumatore infatti tende ad ‘autoeducarsi’ al fatto di non poter mangiare pomodori a dicembre, o mele a giugno, ritrovando perciò un contatto positivo con la stagionalità dell’alimentazione.
Rifornirsi presso mercati legati al territorio significa anche la possibilità di trovare varietà locali di frutta e verdura, come la zucchina di San Pasquale (Campania) o il cipollotto Nocerino DOP, ma anche varietà zootecniche considerate “minori”, come ad esempio il suino nero di Parma o le decine di razze ovine, suine e caprine locali diffuse sul territorio nazionale. Da sottolineare inoltre è la valorizzazione delle varietà di cereali che la produzione agricola industrializzata ha soppiantato, ma che sono state recentemente oggetto di progetti di recupero e conservazione della biodiversità.
Fare acquisti ai mercati locali fa bene non solo all’ambiente ma anche al portafogli: secondo una recente indagine di Coldiretti, infatti, il risparmio legato all’acquisto a chilometro zero è intorno al 30% raggiungendo, in alcuni casi, anche il 50%. Acquistando prodotti locali, il risparmio può essere quantificato in circa cento euro al mese (calcolato su una spesa media di 467€) e, da non trascurare, consente di evitare emissioni di CO2 pari ad una tonnellata all’anno.
Da non trascurare, infatti, è la socialità legata all’acquisto locale: i mercati contadini sono spesso luoghi dove è piacevole fermarsi per osservare i prodotti, parlare, confrontarsi con i produttori, stabilendo rapporti di fiducia e promuovendone la solidità nel tempo.
Ristorazione a chilometri zero
Il mondo della ristorazione ha colto al volo l’opportunità offerta dalla promozione dei mercati locali, e sono sempre di più i ristoranti che offrono i cosiddetti “menu a km zero”. L’idea nasce da Padova, grazie al sostegno offerto dalla regione Veneto, e identifica quei locali che offrono cibi reperiti in un raggio di cento chilometri. L’osteria “Vitanova” di Padova è stato il primo ristorante a ricevere la certificazione del “km 0”, offrendo ad esempio grana padano e formaggio Asiago provenienti da meno di trenta chilometri di distanza, vino dei Colli Euganei da 27, mentre il radicchio ne deve percorrere solo 16. Insieme ad un’altra ventina di ristoranti veneti che sinora hanno ricevuto la certificazione, in tutta Italia l’esperimento sta allargandosi a macchia d’olio; ad esempio, nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano è stato avviato nel 2008 un concorso volto alla premiazione dei migliori “menu a chilometro zero” dei ristoranti ubicati nel territorio del parco. La valorizzazione del ricchissimo patrimonio enogastronomico dell’Appennino settentrionale è stato promossa da numerosi ristoranti dislocati nelle province di Massa Carrara, Lucca, Parma e Reggio Emilia, e per la cronaca il vincitore della prima edizione è stato il ristorante “Montagna Verde” di Apella (Ms), il cui menu a km zero ha sbaragliato altri ventuno agguerriti concorrenti.Anche nel settore pubblico sta prendendo piede l’ottica del consumo di prodotti locali: un caso virtuoso è ad esempio offerto dal progetto “Bam.P.È.” (‘Bambini e prodotti agricoli d’eccellenza’), che promuove nelle mense scolastiche del Sassarese il consumo di prodotti locali di qualità e, in tal modo, contribuisce al sostentamento dell’economia isolana. Il progetto, sostenuto da finanziamenti a livello europeo e della durata prevista di trenta mesi, persegue il duplice obiettivo di fornire ai bambini delle scuole primarie un’alimentazione sana ed equilibrata, ma al contempo anche di educare le nuove generazioni alla conoscenza dei prodotti tradizionali e di contribuire alla formazione di ‘nuovi consumatori’ dotati di spirito critico e sensibilità nei consumi.
Latte crudo alla spina
Ormai diffusissimi sul territorio italiano, le capannine che offrono il latte crudo alla spina rappresentano un’alternativa che sempre più consumatori utilizzano. Nato come un esperimento, i distributori sono ormai centinaia ed offrono non solo latte, ma anche burro, formaggi, prodotti caseari delle aziende del territorio. Con un risparmio non indifferente: ad esempio, un litro di latte crudo costa un euro, contro i 30-50 centesimi in più pagati al supermercato. Oltre ad avvantaggiare i produttori locali, anche dal punto di vista ambientale ci sono risvolti positivi, poiché in genere è possibile portarsi la bottiglia da casa e riempirla presso il distributore, evitando lo spreco legato allo smaltimento delle confezioni usa e getta.In rete è presente addirittura un sito che mappa i distributori di latte alla spina (www.milkmaps.com), e fare acquisti è sempre più comodo grazie alle chiavette ricaricabili, simili a quelle per la macchinetta del caffè dell’ufficio. La sicurezza dal punto di vista alimentare è garantita da rigorosi controlli di qualità e gli sprechi sono messi al bando: il latte non erogato entro 24 ore viene ritirato ed utilizzato per la produzione di ricotta e formaggi.
Prodotti locali e chilometro zero: una scelta vincente
Il consumo di prodotti di origine locale sta vivendo un periodo di grande espansione, e non a caso: la promozione dei prodotti “a chilometro zero” ha risvolti positivi sotto numerosi punti di vista. In termini di qualità del prodotto offerto al consumatore, i cibi di provenienza locale sono più freschi e il loro avvicendamento aiuta a riscoprire il senso dei consumi stagionali. I prodotti del territorio, inoltre, consentono il risparmio sulle spese di trasporto e sulle emissioni di anidride carbonica, pertanto la loro scelta rappresentano un’azione significativa in termini di sostenibilità ambientale. Dal punto di vista del portafoglio, inoltre, il risparmio offerto dall’approvvigionamento diretto “dal produttore al consumatore” è un vantaggio che, in tempi come questi, non è certo da sottovalutare.venerdì, febbraio 10, 2012
Laghi di Monticchio, turismo e veleni

“Prego, accomodatevi. Questo è l’unico posto dove si può mangiare con vista sul lago”. È l’accoglienza d’un cameriere fuori dal ristorante in cui lavora. Siamo a Monticchio, e se non fosse per il tetto in eternit sarebbe tutto perfetto. Sul lago, oltre alla vista, c’è pure l’amianto degli anni ’80. E visto lo stato di degrado, immaginate l’umidità che produce un cratere pieno d’acqua, chiedo se sulla testa dei clienti comporta uno sconto. Lui si defila. Davanti gli passano bambini che costeggiano le sponde assieme a papà e mamme, coppie, gente in bici. Il viavai turistico. Almeno il sabato e la domenica, quando arrivano soprattutto campani, pugliesi e lucani. Pensare che nel 2003 abbiamo dovuto pagare Ernst & Young,leader mondiale nei servizi di revisione, fiscalità, transaction e advisory, per farci ricordare che il turismo è “uno dei principali assi di sviluppo sostenibile della Basilicata”. Evidentemente, ancora non lo sapevamo.
sabato, febbraio 04, 2012
Il comune di Atella dice NO al permesso "San Fele"
Il parere delle amministrazioni comunali non è vincolante, ma di sicuro è uno strumento importante attraverso cui le comunità esprimono la propria in merito a progetti che la interessano direttamente e non.
Sono diverse le amministrazioni comunali che, nel tempo, si stanno opponendo ai progetti di devastazione del nostro territorio, indice di una maggiore sensibilità da parte degli amministratori nei confronti delle tematiche ambientali e di una maggiore capacità "pervasiva" dei cittadini più attenti ed informati e dei movimenti ambientalisti nel denunciare e sensibilizzare su tematiche ecologiche e di sviluppo alternativo.
La posizione dell'amministrazione comunale di Atella è da accogliere positivamente, con la speranza che a questo atto ufficiale seguano azioni mirate ad affrontare nel pratico le altre criticità che interessano la nostra comunità: occupazione, rifiuti e discarica nonchè inceneritore, disagio sociale e giovanile, rilancio di Monticchio...
sabato, gennaio 07, 2012
Il sindaco di Atella solleva dubbi sul permesso di ricerca petrolifero "San Fele"
Sindaci dei comuni interessati a confronto sul permesso di ricerca dell'Eni "San Fele". E’ ormai noto a tutti che la Basilicata ospita il più grande giacimento petrolifero in terraferma d’Europa che l’ha costretta a trasformarsi in una vera e propria “terra di conquista” per le compagnia petrolifere.
Attualmente l’attività estrattiva dell’oro nero riguarda prevalentemente la Val D’Agri ma, sempre più frequentemente, vengono pubblicate richieste di autorizzazione per trivellare il nostro sottosuolo. Secondo il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi, aggiornato al 31 Gennaio 2008, 21 sono le “concessioni di coltivazione accordate nella terraferma” lucana con una estensione pari a 2.120,89 kmq ovvero al 22% della superficie del nostro territorio. Ma dal 2008 ad oggi diverse sono state le istanze presentate per il rilascio del “permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi”: dal permesso “Frusci”, al permesso “Anzi”, fino ai permessi denominati “Satriano di Lucania”, “San Fele” e per ultimo il permesso “Monte Li Foi”. Quindi non solo Val D’Agri e Valle del Sauro, ma è l’intero territorio della Basilicata ad essere nelle mire delle multinazionali del petrolio.I Comuni esprimano parere negativo al permesso petrolifero ENI “San Fele”.
A chiederlo è la “Ola” - l’organizzazione lucana ambientalista - che in una nota fa sapere che “nonostante l’evidente fallimento del Memorandum firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte – ma non dai ministri dell’Economia – e la promessa del governatore lucano di non far estrarre un goccio di nuovo petrolio in più senza la firma dell’accordo bipartisan tra Governo, Regione ed Eni". Infatti, la società Eni spa ha richiesto alla Regione Basilicata la Verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale relativa “al rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato San Fele , ubicato nella Regione Basilicata in provincia di Potenza, nei comuni di Atella, Bella, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruoti e San Fele. La Ola chiede ai Comuni interessati di esprimere parere negativo al permesso di ricerca Eni”.
Cariche esplosive nel sottosuolo. Innanzitutto tocca chiarire un punto: non si parla di estrazioni petrolifere ma indagini preliminari per verificare quello che potrebbe esserci nel sottosuolo dell’area. Queste ricerche prevedono diverse attività sul territorio riassunte in 3 fasi:
1. la prima fase consisterà in studi geologici geologici – geofisici e interpretazioni dei dati sismici esistenti per la ricostruzione strutturale dell’area e per l’individuazione di strutture di interesse minerario nei carbonati mesozoici;
2. la seconda fase consisterà in acquisizione di circa 75 Km di linee sismiche 2D volta alla definizione delle migliori strutture di interesse minerario che saranno individuate nella fase preliminare di studi ovvero verranno utilizzati di “stendimenti” capaci di penetrare nel sottosuolo e raggiungere elevate profondità (circa 20-30 km). Su questi stendimenti sono presenti degli elettrodi che, attraverso l’utilizzo di cariche esplosive come la dinamite, rileveranno la reazione del territorio al “sisma” simulato.
3. sulla base dei risultati dell’interpretazione dei dati geologici e geofisici acquisiti nelle fasi precedenti, la terza fase consisterà nella perforazione di un pozzo esplorativo con lo scopo di esplorare la serie carbonatica mesozoica.
Attualmente il permesso “San Fele” è fermo alla 2° fase del procedimento amministrativo ovvero valutazione ambientale dalla richiesta di presentazione della VIA all'emanazione del decreto VIA ma prossimo alla Conferenza dei Servizi dove il Ministero dello Sviluppo Economico prenderà una decisione in merito all’istanza. Ma, come richiesto dall’Ola, qual è il parere dei comuni interessati dal permesso “San Fele”?
Qui Atella Allegato al permesso di ricerca presentato dall’Eni è possibile visionare il territorio interessato dal permesso stesso. Per quanto riguarda il Comune di Atella la zona interessata è la Frazione di Sant’Ilario: “un antico borgo” su cui l’Amministrazione sta scommettendo perché “il territorio ha una certa rilevanza di carattere ambientale”. A chiarirlo è il Sindaco di Atella Roberto Telesca che aggiunge “l’Amministrazione vuol prima capire la situazione a priori e non dare risposte a priori. Preferiremmo preservare questo territorio dalle trivellazioni perché esso presenta delle potenzialità diverse. La crescita può venire da altre risorse come il turismo nei nostri Laghi di Monticchio. Non necessariamente dal petrolio”.
Qui San Fele Il Sindaco Fasanella non usa mezzi termini: “la posizione del Comune di San Fele è ovviamente contraria. Abbiamo già fatto una delibera che va in quella direzione. I territori vanno coinvolti invece sembra che l’Eni stia operando bypassando qualsiasi forma di coinvolgimento e questo non è accettabile. Siamo molto preoccupati ma vigileremo e faremo tutte le azioni necessarie per bloccarla”.
Qui Bella L’amministrazione comunale bellese ha già dichiarato, con una delibera comunale, la propria contrarietà alla ricerca di idrocarburi e all’apertura di pozzi esplorativi presentata dell’Eni. “Dopo il parere negativo alla richiesta denominata “Frusci” confermiamo il nostro no – chiarisce l’assessore Leone - alla richiesta “San Fele””
Qui Ruoti Interessante la posizione del paese rappresentata dal Sindaco Salinardi: l’amministrazione comunale ruotese ha già pubblicato una delibera con parere negativo all’istanza presentata dall’Eni. “Negativo per solidarizzare con Bella e gli altri paesi però io personalmente sono favorevole alle estrazioni. Magari ci fosse il petrolio a Ruoti, risolleveremmo le sorti dei nostri paesi”. E chiude con una promessa “io sono favorevole che si faccia e sarei d’accordo a riportarlo in Consiglio prossimamente”. Con i comuni in difficoltà le royalties del petrolio fanno gola.
Qui Rapone Dopo una lunga chiacchierata la dottoressa Lorenzo ha mostrato di avere le idee chiare: “Noi siamo ancora in una fase preliminare di studio. Non abbiamo ancora espresso un parere ma non abbiamo pregiudizi”. Con le giuste rassicurazioni “tramutate in atti” il Sindaco di Rapone non esclude che possa dare parere positivo alla richiesta. “Il petrolio è una risorsa – riferisce il Sindaco - quindi è opportuna che se ne discuta e che le cose vengano fatte bene e nei nostri interessi. Per un ente che annaspa con quei soldi si potrebbero attivare delle politiche incredibili”.
Qui Filiano “Non abbiamo ancora assunto alcuna decisione. In un incontro con alcuni sindaci e l’Assessore Mancusi, considerando l’esperienza della Val D’Agri, abbiamo chiesto di fare preventivamente un’analisi del territorio, uno screening sulle malattie esistenti e di non farlo a posteriori. Cercheremo soltanto delle garanzie”. Con il nuovo anno Filiano darà il suo parere. Ma il Sindaco Nella ha lasciato intendere che il parere positivo non è escluso.
Qui Muro Lucano Tra i comuni più informati e disponibili a fornire materiale c’è sicuramente Muro Lucano. Abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco De Angelis, un membro dello staff del Sindaco, che ha subito sottolineato un problema: “in merito al permesso eccetto qualche associazione e qualche comune di buona volontà, in massima parte nessuno fa le osservazioni di rito e di legge”. Un po’ di superficialità da parte di chi amministra, quindi. “Il problema è che negli anni non è stata mai fatta una Conferenza di Servizi dove, consultando degli esperti, si sarebbe potuto capire quali rischi si corrono con le estrazioni petrolifere.”In merito alla richiesta San Fele “il comune di Muro Lucano dirà no. Però il Sindaco ha dato una copia del permesso alle associazioni e alle minoranze affinché siano informate della situazione”.
Evitare una “nuova” Val D’Agri.Parlando con i Sindaci il coro unanime che si è levato è quello di evitare una “nuova” Val D’Agri. Più attenzione al territorio, massima attenzione alla salute dei cittadini, rivalutare l’aspetto economico (royalties) provenienti dalle estrazioni. Richieste condivisibili dato che i giacimenti di petrolio su terraferma possono provocare gravi danni all'ambiente. In questo caso, le fuoriuscite nocive sono dovute, nella maggior parte dei casi, alla cattiva progettazione, gestione e manutenzione degli impianti. Emblematico in tal senso è il caso dell’Ecuador: il grave e diffuso inquinamento del suolo e dei corpi idrici di alcune zone è causato soprattutto da improvvise "eruzioni" di petrolio dai pozzi durante le operazioni di trivellazione, dalla dispersione abusiva del petrolio meno pregiato e dal cattivo funzionamento dei sistemi per la separazione del petrolio dall'acqua.
Tratto da Basilicata24
giovedì, dicembre 15, 2011
L'amministrazione comunale di Atella saprà dire di NO al permesso Eni "San Fele"?
Infatti, la società Eni spa – con sede legale in piazzale Enrico Mattei I a Roma, uffici della Divisione Exploration & Production in Via Emilia I a San Donato Milanese ed uffici del Distretto Meridionale (DIME) in via del Convento 14 a Viggiano – con istanza prot. n. 2674 del 28 novembre 2011, ha richiesto alla Regione Basilicata (Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale) la Verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale ai sensi della Legge Regionale 47/98 e del Decreto Legislativo 152/06 e s.m.i., relativa “al rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato San Fele , ubicato nella Regione Basilicata in provincia di Potenza, nei comuni di Atella, Bella, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruoti e San Fele”.
Tratto da Organizzazione Lucana Ambientalista
mercoledì, dicembre 14, 2011
La c(l)ava di Barile
Una Cementeria, quella
di Barile, ha ottenuto lo scorso mese di marzo, dal Dipartimento
regionale all'Ambiente, l'autorizzazione integrata ambientale (Aia). In
tal modo potrà utilizzare 25mila tonnellate l'anno, di un particolare
tipo di rifiuti, classificati come combustibili secondari solidi, nel
processo di combustione.
Troppi aspetti, però, non tornano. Dalla
facilità con cui è stata concessa l'Aia, all'atteggiamento del Comune di
Barile, che prima si siede ai tavoli regionali, e solo ad
autorizzazione già concessa coinvolge davvero i cittadini, a fine marzo
di quest'anno, in un incontro pubblico. Incontro in cui va in scena il
'tuttapostismo' dell'assessore regionale all'Ambiente Mancusi. Da
quell'incontro poco o nulla è cambiato. Se non l'impegno
dell'Amministrazione di Barile a siglare un protocollo d'Intesa con la
Cementeria, e l'impegno a nominare, tramite bando, un ente terzo che
faccia i dovuti controlli ambientali. Già, perché il vero nodo della
vicenda è che sinora, benché l'impianto bruci dagli anni '90, sui
controlli non si sa proprio nulla. Le ultime verifiche quest'estate con
centraline mobili dell'Arpab.
Di seguito la video-inchiesta:
Troppi aspetti, però, non tornano. Dalla facilità con cui è stata concessa l'Aia, all'atteggiamento del Comune di Barile, che prima si siede ai tavoli regionali, e solo ad autorizzazione già concessa coinvolge davvero i cittadini, a fine marzo di quest'anno, in un incontro pubblico. Incontro in cui va in scena il 'tuttapostismo' dell'assessore regionale all'Ambiente Mancusi. Da quell'incontro poco o nulla è cambiato. Se non l'impegno dell'Amministrazione di Barile a siglare un protocollo d'Intesa con la Cementeria, e l'impegno a nominare, tramite bando, un ente terzo che faccia i dovuti controlli ambientali. Già, perché il vero nodo della vicenda è che sinora, benché l'impianto bruci dagli anni '90, sui controlli non si sa proprio nulla. Le ultime verifiche quest'estate con centraline mobili dell'Arpab.
Di seguito la video-inchiesta:
martedì, novembre 29, 2011
Il comune di Atella e la variante alla discarica
Nel post 6 milioni di euro per la nuova discarica di Atella, un attento utente del blog, in merito alla rettifica del quadro economico per la perizia variante e suppletiva dei lavori di completamento per la nuova discarica di Atella, ha commentato:
martedì, settembre 20, 2011
L'inceneritore Fenice inquina gravemente da 10 anni!
Confermano quanto già sospettavamo da tempo, ossia che l’inceneritore inquina l’ambiente da dieci anni. A questo punto è ragionevole pensare che l’inceneritore abbia “mal-funzionato” fin dall’inizio della sua attività.
E’ gravissimo che molti, pur a conoscenza dello stato di inquinamento del sito, abbiamo finora omesso ed occultato una situazione estremamente allarmante come quella che in queste ore si è platealmente delineata.
Nelle dichiarazioni degli ultimi giorni, che si stanno facendo frenetiche sul sito ufficiale Basilicatanet, il Presidente della Provincia LACORAZZA, il Vicepresidente MACCHIA, il presidente della Regione DE FILIPPO e il direttore dell’ARPAB ing. VITA, manifestano finalmente una presa di coscienza su quanto sia grave la situazione.
Ma a differenza di quanto dichiara l’assessore Agatino MANCUSI, riteniamo che la lettura dei dati ufficiali pubblicati da un organo funzionale della Regione stessa, siano leggibili ed interpretabili in maniera inequivocabile.
La popolazione riesce benissimo a comprendere che 7032 ug/l di nickel presente nel pozzo 9 a luglio 2006 è molto maggiore di 20 ug/l, limite massimo consentito dalla Legge. Per quanto attiene gli effetti di questi sforamenti sulla salute dei cittadini della zona Nord Basilicata, rimandiamo l’Assessore MANCUSI ad una attenta lettura di quanto contenuto nella letteratura scientifica internazionale che lui, in qualità di medico, dovrebbe ben conoscere.
Le nostre preoccupazioni erano e sono fondate.
Ci auguriamo che le forze politiche di Lavello, nel prossimo consiglio comunale aperto che si terrà il giorno 22, confermino la posizione condivisa espressa in questi giorni.
Infine supplichiamo Regione, Provincia e Magistratura, preso atto della grave situazione, di intervenire affinché questo scempio venga interrotto anche se con un imperdonabile ritardo. Bisogna bloccare immediatamente l’attività di FENICE-EDF attraverso la revoca della autorizzazione temporanea della Provincia e l’annullamento della procedura autorizzativa AIA del Dipartimento Ambiente Regione Basilicata.
Tratto da comitato "Diritto alla Salute" - Lavello
periodo dal 2002 al 2007
periodo dal dicembre 2007 al gennaio 2011
marzo 2011
maggio 2011
luglio 2011
giovedì, agosto 18, 2011
VIA ed AIA per la discarica di Atella
Infatti ha rilasciato ai sensi della L.R. 47/98, art.18 e D.l.vo n.152/2006 e smi, art.10, giudizio favorevole di compatibilità ambientale ed aggiornamento dell’AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale di cui alla DGR 1356/2008, relativamente alla piattaforma integrata per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi sita in località Cafaro di Atella. La vecchia discarica era gestita in passato dalla SOSEV ed aveva presentato anche problematiche ambientali sul corretto smaltimento dei rifiuti con intervento del NE dei Carabinieri. Il progetto oggetto di gara da parte del comune prevedeva la realizzazione di una vasca suplletiva di 90.000 metri cubi da aggiungersi all’esistente di capacità di 140 mila metri cubi.
Tratto da Organizzazione Lucana Ambientalista
venerdì, luglio 08, 2011
Il Pan del Diavolo all'AtellaOnLive'11 il 29 Luglio
Il duo palermitano di musica Folk / Melodico popolare / Psychobilly (come nella descrizione del myspace ufficiale) è composto da Pietro Alessandro Alosi (voce, chitarra, grancassa) e Gianluca Bartolo (chitarra 12 corde). Due chitarre, quindi, e una grancassa a sonagli a tenere il tempo, una scrittura "urticante" che risucchia l'ironia nera di Fred Buscaglione e il furore vocale degli urlatori italiani ma soprattutto del loro progenitore, Ghigo Agosti, con tanto di Arrabbiati fedeli al seguito.
mercoledì, giugno 22, 2011
Permesso Eni "Frusci", annullamento “determina Lambiase” e petizione popolare
sabato, giugno 11, 2011
Scovato un sarcofago di veleni a Monticchio (PZ)
giovedì, aprile 28, 2011
Fai la tua parte: NO all'autorizzazione permesso di ricerca dell’Eni “Frusci”
venerdì, aprile 22, 2011
L'impatto del petrolio in Basilicata
Sono passati diversi giorni dalla fine della «Copam 2011», la conferenza sponsorizzata da Assomineraria per mostrare che è possibile sposare assieme petrolio ed ambiente in Basilicata. Da persona di scienza, non al soldo di Eni o di altre ditte petrolifere, sono molto disturbata dai contenuti ascoltati, che interpreto come pura e anacronistica propaganda. Nessun cittadino che da anni si batte per una Basilicata pulita, come quelli dell’«Organizzazione Lucana Ambientalista», è stato invitato a presentare le proprie argomentazioni. I fatti non si possono però nascondere. In alcune località lucane il petrolio è entrato nella catena alimentare. Molti giovani non vedono futuro davanti a sé e lasciano in massa la Lucania: a loro il petrolio non ha portato nessun tipo di vantaggio occupazionale o economico.
martedì, aprile 12, 2011
Atella, documentario sulla transumanza-Intervista all'autore
Il giovane autore ha seguito la monticazione di bovini dai pressi del monte Pierno fino al terreno più collinare nel comune di Atella, svolto nel periodo che precede il duro inverno Lucano.
mercoledì, aprile 06, 2011
6 milioni di euro per la nuova discarica di Atella
Altro che riduzione dei rifiuti, differenziata (con tanto di manifesti affissi per il paese)...altro che riciclo, compostaggio (cos'è? si mangia?)...le parole, così come i rifiuti, continuano ad andare in discarica. Con buona pace dei portafogli dei contribuenti e a favore di quelli degli addetti ai lavori (imprese esecutrici, progettisti, consulenti, etc...).
mercoledì, marzo 30, 2011
La Basilicata regala le acque minerali
giovedì, marzo 24, 2011
La Regione Basilicata autorizza ricerche petrolifere ad Atella























