Laghi di Monticchio, turismo e veleni

Nel 2003 una famosa agenzia di revisione finanziaria, analizzando l’utilizzo dei fondi europei della Basilicata, ricordò alla Regione perché era importante tutelare il Vulture, e puntare su turismo e sostenibilità ambientale. Come è andata a finire?

Il comune di Atella dice NO al permesso di ricerca petrolifero "San Fele"

Con delibera N° 01 del 19.01.2012, relativamente al permesso di ricerca idrocarburi "San Fele" ricadente nel comune di Atella, la giunta comunale ha espresso la propria contrarietà all'istanza.

Minacce allo stabilimento Fiat di Melfi: “Ti taglio la testa e la metto in piazza”

L’operaio racconta: “Ha cominciato a minacciarmi di morte dicendomi che mi tagliava la testa e la metteva in piazza, che se io mi fossi avvicinato a casa sua – e nemmeno so dove abita – che mi avrebbe bruciato vivo“.

Comuni Ricloni 2011, Atella ferma al 26% di differenziata

I risultati del nostro comune mostrano un miglioramento per all'avvio della raccolta multimateriale, ma, come ribadisce il dossier di Legambiente, è il sistema di raccolta spinto porta a porta che riesce ad assicurare risultati virtuosi e rientrare nei limiti di legge.

Il sindaco di Atella solleva dubbi sul permesso di ricerca "San Fele"

“L’Amministrazione vuol prima capire la situazione a priori e non dare risposte a priori. Preferiremmo preservare questo territorio dalle trivellazioni perché esso presenta delle potenzialità diverse. La crescita può venire da altre risorse come il turismo nei nostri Laghi di Monticchio. Non necessariamente dal petrolio”.

lunedì, febbraio 13, 2012

Dopo Puglia, Milano, Cagliari anche a Genova SEL vince le primarie

GENOVA - Quando intorno alle 15 di questa gelida domenica di febbraio sono iniziati a circolare clandestinamente i primi exit poll - “Doria in testa”, dicevano – quasi nessuno li aveva presi sul serio. Eppure era proprio così. Anche all’ombra della Lanterna stava prendendo forma l’effetto Pisapia. «No, non è l’onda lunga da Milano, è un’onda percepita in tutto il Paese e i partiti devono rendersene conto» dice Marco Doria quando alle 23e37, con un ufficiale 46% delle preferenze, viene investito come candidato del centrosinistra alle prossime amministrative genovesi. Non ha vinto da neppure un minuto che già ha infilato la prima stoccata ai suoi alleati del PD.

54 anni, docente di Storia dell’economia all’Università di Genova, indipendente ma sostenuto da Sinistra ecologia e libertà, e da Don Andrea Gallo, si è presentato come l’anti-casta, il politico “non di professione”, quello che non vuole la gronda, e da outsider qual’era ha lasciato di ghiaccio le due candidate favorite, Marta Vincenzi (27,5%) e Roberta Pinotti (23,6%). Per la cronaca, i comprimari Angela Burlando e Andrea Sassano hanno ottenuto rispettivamente l’1,9% e l’1%.
25.090 votanti. L’affluenza alle urne non è stata altissima (10 mila persone in meno rispetto alle primarie del centrosinistra genovese del 2007) e però è bastata a confermare un trend che ha visto negli ultimi dieci anni i Ds prima, l’Ulivo e l’Unione poi, e il Pd oggi perdere sempre più terreno rispetto ad altre realtà cittadine e nazionali. In più le litigate intestine degli ultimi mesi non hanno certo contribuito a riaccendere la passione né nei quasi 3000 iscritti né nei simpatizzanti del centrosinistra.

Nella sede di piazza Della Vittoria – mai nome meno azzeccato – le porte degli uffici si aprono e soprattutto si chiudono in conclavi improvvisate. «Sono quindici anni che si pongono diversi problemi e nessuno ha fatto nulla per risolverli, e ora scoppia un terremoto» sbotta Victor Rasetto, giovane segretario provinciale del Pd, dando fine alle scorte di tabacco e cioccolato a disposizione. Di dimissioni, per ora, non vuole sentire parlare «Se mi chiederanno un passo indietro, lo farò». D’accordo anche Lorenzo Basso, segretario regionale: «Sul Secolo XIX hanno scritto che Bersani ci avrebbe messo due ore a farci fuori, tutte balle, ora bisogna riflettere e sostenere il candidato vincitore, per vincere le prossime elezioni comunali». 

Man mano che arrivano i risultati dai seggi di Sestri Ponente, Sestri la rossa, dove il Pd paga lo scotto di non aver saputo incidere davvero sul disastro di Fincantieri; dal Lagaccio, dove la giunta vorrebbe costruire una moschea e dove alle urne si sono visti tanti leghisti e tanti esponenti dei comitati contrari al luogo di culto; da San Fruttuoso, il quartiere dove sei persone hanno perso la vita, durante l’alluvione; e dalle ricche Castelletto, Quarto, Nervi, Sturla. Vincenzi e Pinotti sfondano solo nei loro feudi, Valpolcevera e Sampierdarena. Altrove, ovunque, per il PD è un’ecatombe. Un sostenitore di Marta Vincenzi entra nella sede e sorride amaro. Parla di “partito assurdo”, di tafazzismo. 

In effetti. Dall’estate a questa parte, un autogol dopo l’altro. A luglio Roberta Pinotti, senatrice vicina all’area cattolica, sostenuta dalle nuove leve della segreteria genovese decide di candidarsi, e lo annuncia prima ai media e poi ai suoi vertici. Si inizia a parlare di primarie, in agosto, ma con una convinzione scarsa abbastanza da far intendere che c’è chi preferirebbe non ricorrere a questo strumento. Rasetto e Basso provano a convincere Marta Vincenzi a fare un passo indietro, non è amata in città, ma la sindaco non ci pensa neppure. Una schermaglia che va avanti con mosse e contromosse, fino a novembre, quando il disastro dell’alluvione sembra mettere definitivamente Supermarta fuorigioco. Così non è. Anzi. La sua indipendenza dal partito si traduce in un “io mi candido, con o senza Pd”. E poi sondaggi dalla lettura criptica utili solo alle società a cui vengono commissionati, riunioni romane dalle quali Rasetto, Basso e Co. escono quasi sempre con un “arrangiatevi”. Le primarie diventano la soluzione per risolvere una bega interna. Non a caso quasi tutti le chiamano, da subito, primarie del PD.

Nel frattempo il “transatlantico”, Marco Doria affila i coltelli. Con un gruppo di sostenitori che si muove attraverso facebook, a colpi di flash mob, con sciarpe arancioni e concerti di musica indipendente. Una formula accattivante ma vincente, no, nessuno se lo sarebbe immaginato. In salita Santa Caterina lo slogan è “non ci posso credere”. Fino a quando, tra le bottiglie di spumante e i cori da stadio, arriva il professore. Che non vuole essere chiamato rottamatore, che dedica la vittoria a uno dei suoi primi sostenitori, Paolo Arvati, ex Pci, storico del mondo sindacale, morto proprio nei primi giorni di campagna elettorale. «Ho vinto grazie a un modo diverso di pormi nei confronti dei cittadini» dice. Ed è una rivincita nei confronti di chi lo accusava di fare antipolitica, di strizzare l’occhio a grillini, di citare troppo De André (anche se nel privato preferisce Guccini). La sua vittoria è frutto di un voto di protesta? «Di certo non si è scelto il cambiamento di plastica, quello di chi da troppo tempo flirta con il centrodestra – dice il coordinatore regionale di Sel Simone Leoncini – ma il cambiamento vero, di sostanza, di chi parla di ambiente e di lavoro». E poi? Il programma di Marco Doria, per i suoi nuovi alleati e in parte anche per chi lo ha votato, resta un’incognita.

La vittoria di Marco Doria non scompagina solo i piani del Partito democratico genovese. L’Italia dei Valori aveva puntato tutto su Marta Vincenzi, sperando di uscire dalle future amministrative con un peso ancora maggiore rispetto a quello, già sostanzioso, che ricopre nell’attuale giunta.
L’Udc, che oggi in Comune sta all’opposizione ma in Regione collabora con il centrosinistra, aveva corteggiato e disdegnato, a giorni alterni, entrambe le candidate. A questo punto, si schiererà a favore di Enrico Musso, senatore liberale, ex Pdl, perfetto per vestire la maglia del terzo polo.
Il Pdl genovese, il cui congresso andava in scena in contemporanea con le primarie, è ancora senza un candidato, segno che di partiti tafazzisti, a Genova, ce ne sono almeno due. La Lega Nord invece è già pronta ai blocchi, con il trentenne Edoardo Rixi.
di Giulia Mietta in Linkiesta

venerdì, febbraio 10, 2012

Laghi di Monticchio, turismo e veleni

Nel 2003 una famosa agenzia di revisione finanziaria, analizzando l’utilizzo dei fondi europei della Basilicata, ricordò alla Regione perché era importante tutelare il Vulture, e puntare su turismo e sostenibilità ambientale. Come è andata a finire?


“Prego, accomodatevi. Questo è l’unico posto dove si può mangiare con vista sul lago”. È l’accoglienza d’un cameriere fuori dal ristorante in cui lavora. Siamo a Monticchio, e se non fosse per il tetto in eternit sarebbe tutto perfetto. Sul lago, oltre alla vista, c’è pure l’amianto degli anni ’80. E visto lo stato di degrado, immaginate l’umidità che produce un cratere pieno d’acqua, chiedo se sulla testa dei clienti comporta uno sconto. Lui si defila. Davanti gli passano bambini che costeggiano le sponde assieme a papà e mamme, coppie, gente in bici. Il viavai turistico. Almeno il sabato e la domenica, quando arrivano soprattutto campani, pugliesi e lucani. Pensare che nel 2003 abbiamo dovuto pagare Ernst & Young,leader mondiale nei servizi di revisione, fiscalità, transaction e advisory, per farci ricordare che il turismo è “uno dei principali assi di sviluppo sostenibile della Basilicata”. Evidentemente, ancora non lo sapevamo.
QUEL LAGO ALL’AMIANTO - Sulle pendici dell’antico cratere di origine vulcanica (formatosi 800 mila anni fa, ndr),da sempre sui laghi svetta l’abbazia benedettina. Dentro, tracce di affreschi risalenti alla metà del secolo XI, e il Cristo ligneo di un’artista lucano, immagine contemporanea d’ascensione che si sovrappone alle icone del passato. Da sopra la vista è meravigliosa. Per l’abbazia nel 2003 la Provincia di Potenza spese 150 mila euro. Altri 350 mila sarebbero stati disponibili per successivi interventi di adeguamento, l’avvio del recupero della Casina Laghi, la regolamentazione dell’attività dei natanti, e una serie di iniziative turistiche e promozionali, come la pubblicazione del volume sulla farfalla del Vulture, specie in via di estinzione grazie a cui nel ’61 l’area è diventata protetta. Si parlava pure di azioni di pulizia del territorio attraverso i soliti lavoratori socialmente utili, e personale stagionale. L’allora presidente della Provincia Vito Santarsiero disse che occorreva “fare ordine”. Sulla gestione. Nel 2001 il Dipartimento ambiente della Regione aveva ritirato alla Provincia la delega di gestore, assegnatagli nel ’94. A prescindere i contrasti nel definire le competenze, anche sulle risorse economiche, già il Programma operativo 94/99 aveva attivato finanziamenti per un circuito turistico ecocompatibile. Quello stesso anno, con il Programma operativo plurifondo si finanziava un progetto della Comunità montana per valorizzare cratere e laghi.
I risultati, al di là dell’avvio d’una “proficua intesa” tra Comuni e Comunità Montana, girando oggi non si vedono granché. Natanti a parte, l’abbazia in parte è un cantiere aperto. Un pezzo della ringhiera in legno attaccata all’abbazia venendo dal lago piccolo, non esiste più. Col rischio di farsi un volo di 10 metri. Sul lago molti dei lampioni a terra che lo circondano hanno fili elettrici scoperti. O sono usati come bidoni di rifiuti. I cartelli che dovrebbero parlarci della storia del luogo, della tradizione, dell’ecosistema, sono spazi vuoti, non raccontano nulla. E i locali lungo le sponde? Quelli dove si mangia, si compra il souvenir, ci si prende un caffè, o semplicemente si passeggia per godersi il lago?
La maggior parte hanno un tetto fatto d’eternit con trentanni d’invecchiamento alle spalle e vegetazione che ci cresce sopra. In qualche caso fissati con mattoni appoggiati. Nessuno, nonostante gli investimenti per il turismo, e l’attenzione verso la valorizzazione, sembra essersi accorto della loro esistenza. Eppure la revisione del Programma operativo regionale 2000/2006, fatta da Ernst&Young per “incidere positivamente sul mercato e sulla società”, ricorda che Rionero in Vulture, sotto cui i laghi ricadono, rientrava tra i comuni ai quali erano stati riconosciuti anche finanziamenti per 250 mila euro per la “rimozione di situazioni di degrado e interventi tesi a prevenire situazioni di pericolo per l’igienicità dei litorali”. Igienicità o meno, l’amianto è rimasto sul litorale del lago piccolo e da qualche altra parte, mentre i fondi sulla “valorizzazione e promozione turistica” volavano. Più di 15 milioni di euro in quegli anni, aggiunti ad altri 18 per progetti riguardanti lo “sviluppo della ricettività turistica e dei servizi complementari connessi”.
ACQUA E RIFIUTI - Nonostante nel ’71, per salvaguardare il patrimonio ambientale e faunistico venne istituita la riserva di Grotticelle, a valorizzare il vulcano, l’evoluzione del pianeta e del nostro territorio, o del ciclo dell’acqua, resta solo il Museo di storia naturale. Un ciclo, quello dell’acqua, tanto importante che nel Vulture ha attirato interessi multinazionali. Il fondo è ricco di sorgenti. E non si trovano cartelli che parlino al turista dei briganti. Non è facile raggiungere le “Piste dei briganti di Crocco”, un sentiero tra i boschi che conduce a 1326 metri. Attorno ontani, castagni, cerri, faggi, noccioli, frassini, abeti. Prima di raggiungere la vetta s’incontra la stazione d’arrivo della funivia. Distrutta, e anche qui non manca l’amianto in pezzi. Sulla vetta non ci si arriva. È zona militare, vietata. Si riesce a vedere Melfi però. Sotto quel vecchio vulcano ricco di sorgenti, poco oltre la città federiciana, c’è l’inceneritore Fenice, con i problemi che si porta dietro. È sempre la famosa agenzia a consigliare la Regione di riprogrammare tenendo conto che il “problema della gestione efficiente ed efficace delle risorse idriche nella Regione è prioritario per la quasi totalità del territorio”.
Così mentre si sottolinea la necessità di finanziare progetti tesi “a garantire una piena e sostenibile fruizione turistica delle aree a maggiore valenza ambientale”, l’inceneritore brucia. E produce i suoi effetti. L’anno prima un report sui rifiuti speciali aveva ricordato l’incredibile picco in tonnellate bruciate, un “caso a parte” nel meridione. Oggi si scopre l’inquinamento, e non solo nell’area attorno all’inceneritore. Da un lato con soldi pubblici la Regione paga famose agenzie per farsi ricordare che “il bacino idrominerario del Vulture rappresenta uno dei più importanti patrimoni di sorgenti e acque sotterranee della Basilicata”, ed eroga fondi per il ciclo integrato dell’acqua (53 milioni di euro nel solo triennio del 2003), per migliorare le produzioni zootecniche (oltre 600 mila euro per il Comune Rionero, 1.200.844 per Melfi), o per la ristrutturazione dei vigneti (partita nel 1998, ha ammontato a 2,7 milioni di euro).Dall’altro, sotto un territorio con la denominazione di origine controllata, con acque che vanno a tavola, autorizza un inceneritore a mandare in aria i fumi di tonnellate e tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, che hanno già immesso nell’ecosistema metalli pesanti e altri contaminanti.
Nel 2009 mentre la Comunità montana del Vulture determinava su un “intervento di valorizzazione del cratere dei laghi di Monticchio, riqualificazione ambientale versante lago piccolo, liquidazione competenze professionali”, Maurizio Bolognetti, Segretario dei Radicali lucani, denunciava alla Procura della repubblica di Potenza l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto, appreso da responsabili dell’inceneritore che da tempo tacevano, assieme a enti pubblici di controllo, il danno ambientale. Tra 2000-2002, un’azione chiamata “Rete ecologica”, il cui obiettivo resta la “sostenibilità e la corretta fruizione delle risorse ambientali”, ha incamerato 4 milioni di euro. Oggi, allargando il campo, si scoprono gli impatti degli scavi petroliferi in un Parco ricco di sorgenti (Val D’Agri), i rifiuti da estrazione smaltiti spesso – dichiarava Mariano Cudia, Coordinatore regionale del Corpo forestale della Basilicata – in pozzi abbandonati. Si scopre che esiste il Centro petroli di Viggiano che fa danni peggio dell’Ilva, le bonifiche infinite di Siti di interesse nazionale che restano com’erano nonostante i finanziamenti, la gestione rifiuti che ha collassato di emergenze una regione di appena 600 mila abitanti, l’inquinamento di invasi, fiumi e torrenti (gli ultimi il Pertusillo, il Noce e il Basento con ennesime morie di pesci), le ex discariche che andrebbero bonificate per il pericolo che rappresentano, depuratori che non funzionano. Un lungo elenco di non conformità per gestire, in modo sostenibile, un territorio ricco di biodiversità e strategico per l’acqua.
di Andrea Spartaco in il Resto, novembre 2011

sabato, febbraio 04, 2012

Il comune di Atella dice NO al permesso "San Fele"

Con delibera N° 01 del 19.01.2012, relativamente al permesso di ricerca idrocarburi "San Fele" ricadente nel comune di Atella, la giunta comunale ha espresso la propria contrarietà all'istanza.
Il parere delle amministrazioni comunali non è vincolante, ma di sicuro è uno strumento importante attraverso cui le comunità esprimono la propria in merito a progetti che la interessano direttamente e non.

Sono diverse le amministrazioni comunali che, nel tempo, si stanno opponendo ai progetti di devastazione del nostro territorio, indice di una maggiore sensibilità da parte degli amministratori nei confronti delle tematiche ambientali e di una maggiore capacità "pervasiva" dei cittadini più attenti ed informati e dei movimenti ambientalisti nel denunciare e sensibilizzare su tematiche ecologiche e di sviluppo alternativo.

La posizione dell'amministrazione comunale di Atella è da accogliere positivamente, con la speranza che a questo atto ufficiale seguano azioni mirate ad affrontare nel pratico le altre criticità che interessano la nostra comunità: occupazione, rifiuti e discarica nonchè inceneritore, disagio sociale e giovanile, rilancio di Monticchio...

Alessandro Pietropinto

venerdì, febbraio 03, 2012

Minacce allo stabilimento Fiat di Melfi: “Ti taglio la testa e la metto in piazza”

Ivan lavora allo stabilimento Fiat di Melfi da 15 anni. Rientrato dopo un infortunio è stato relegato in un box per otto ore al giorno. Quando ha chiesto spiegazioni e una postazione dove poter lavorare, è stato affrontato da un suo superiore con miacce gravissime: “Tu hai una particolare attenzione da parte mia, te lo dico adesso, il capo dell’officina sono io. Chi comanda in questo stabilimento su questo turno, è Tartaglia. Tu per me non sei collocabile. Tu ti siedi là e aspetti che io ti dica cosa devi fare. Punto! Però non ti muovere, fuori dalla pause non ti muovere. Se vuoi uscire fuori a denunciarmi come hai detto in giro, vai a denunciarmi, occhio! Ma occhio veramente! Perché qua ci sono delle regole, ma fuori c’è qualcos’altro”. Ivan lo registra, quello che ascolta è troppo assurdo, nessuno gli crederebbe in mancanza di una prova.


L’operaio racconta: “Ha cominciato a minacciarmi di morte dicendomi che mi tagliava la testa e la metteva in piazza, che se io mi fossi avvicinato a casa sua – e nemmeno so dove abita – che mi avrebbe bruciato vivo“.

“Occhio perché io ti stacco la testa, te la metto nella piazza, te la stacco eh! Non è una minaccia, io ti avviso, informati di quale famiglia sono io! Ti consiglio di informarti perché non faccio minacce se non posso mantenerle. Capito? Se ti vedo girare intorno a casa io ti incendio”. E ancora: “Fai tu, fai tu, tu ti attieni qui dentro a disposizioni aziendali che ti do io, né il responsabile, né il sindacato, né nessun altro”. A questo punto il giornalista di Servizio pubblico Claudio Pappaianni chiama Francesco Tartaglia, gestore operativo Sata Melfi che però nega tutto: “Queste non sono le parole che uso io, quindi non so chi gliele abbia dette, non so che registrazione possa fare questa persona. Potrebbe andare benissimo dai carabinieri così mi denuncia: se io ho detto quelle cose, ne rispondo. Se non le ho dette, risponde lui di calunnia”.

“Mi sto solo lamentando perché non ho ancora una postazione”, prova a ribattere Ivan a Tartaglia che però risponde spiegando il motivo di tanto odio: “Tu non hai una postazione perché sei un uomo di merda, perché ti avevo dato una postazione da mongoloide e ti sei fatto un infortunio. Se hai un po’ di dignità, vergognati da solo, tanto a me non mi fai nessun effetto”. A me gente come te, mi fa schifo”

Tratto da Il Fatto Quotidiano

martedì, gennaio 17, 2012

Comuni Ricicloni 2011, Atella al 26% di differenziata

Come ogni anno, da 7 anni ormai, Legambiente realizza il dossier Comuni Ricicloni, "la campagna nazionale, iniziata nel 1994, che ha lo scopo di evidenziare i risultati ottenuti tra i comuni nella raccolta differenziata destinata al riciclaggio e nelle attività atte a contenere la produzione dei rifiuti."


Nel dossier 2011 (su elaborazione dati 2010) non è esaltante il dato della Basilicata, con una differenziata complessiva al 16,3%, la Provincia di Potenza attestata al 16,5% e quella di Matera circa al 16%, ben lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata fissati dal D.Lgs 152/2006 e dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, che sono:
• almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;
• almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007; 
• almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008; 
• almeno il 50% entro il 31 dicembre 2009; 
• almeno il 60% entro il 31 dicembre 2011; 
• almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.

Da notare che la nostra regione è l'unica in Italia a non aver nessun impianto di compostaggio, obbligando pertanto i comuni che hanno deciso di avviare raccolte differenziate spinte a trattare la frazione organica fuori regione.

"Il corredo impiantistico di cui disponiamo è tutto al servizio della gestione del "tal quale": discariche, stazioni di trasferenza, impianti di biostabilizzazione che producono "compost grigio", impianti per la separazione meccanica dell’indifferenziato, inceneritore. I nostri impianti producono materiali secchi da selezione del tal quale che vengono avviati all’incenerimento e frazione organica stabilizzata che finisce in discarica."

Per quanto riguarda i costi della gestione dei rifiuti, il dossier di Legambiente sottolinea come "l’adozione di sistemi più efficienti nella gestione dei rifiuti non rappresenta necessariamente un aumento di costo a carico dei cittadini ma, spesso, sono proprio i sistemi meno efficienti, con basse raccolte differenziate ed un massiccio uso della discarica e dell’incenerimento che hanno alti costi di gestione che si traducono in tasse che gravano su cittadini ed imprese."


Solo due comuni lucani, Montescaglioso e Montalbano Jonico, che, superando il 50% di raccolta differenziata, vengono riconosciuti come Comuni Ricicloni, rispettivamente con il 62,3% e il 61,4% di differenziata. Entrambi i comuni hanno avviato da tempo una raccolta differenziata spinta porta a porta o domiciliare, così come gli altri comuni che ricevono un riconoscimento dalla campagna: nella «top ten», Irsina, 46,70%, Rionero in vulture, 37,18%, Castelgrande, 34,71%, Marsicovetere, 32,93%, Satriano, 32,86%, San Severino Lucano, 32,54%, Marsico Nuovo, 29,60%, Albano di Lucania, 28,97%. Potenza è al 25,37%, Matera al 22,10%.

Menzioni speciali «Start up»: Avigliano, che iniziando il porta a porta nel centro abitato coinvolgendo circa la metà degli abitanti (6.000 su 12.055) e raggiungendo, nei quartieri interessati dal servizio, una percentuale di raccolta differenziata superiore al 60%; Rotondella: ha attivato il sistema del porta a porta nel territorio comunale, ottenendo sin da subito ottimi risultati con percentuali di raccolta differenziata di circa il 63%. Menzione «Emergentidall'Emergenza » a Irsina,che ha avviato il porta a porta sul territorio comunale a partire da marzo 2010, raggiungendo percentuali del 56,04% nel periodo marzo-dicembre. Menzione «Teniamoli d'occhio» a Sasso Castalda, nel corso del 2011 ha raggiunto il 44.88. Menzione Speciale «Modello territoriale» alla Comunità montana Alto Bradano, dove, a partire da ottobre 2011 è stato avviata la raccolta differenziata spinta “porta a porta” in tutti i Comuni della Comunità Montana Alto Bradano. Ad ogni nucleo famigliare sono stati consegnati sacchetti e contenitori per la raccolta di carta, plastica, alluminio, vetro, rifiuti organici e rifiuti non riciclabili. Grazie all’adozione del nuovo servizio, il primo del suo tipo attuato in Basilicata, questi comuni hanno ottenuto, nei tre mesi di avvio, percentuali di raccolta differenziata dell’ordine del 60%.
 

Venendo al comune di Atella, con il 26,29% di differenziata, il nostro comune si piazza all'ottavo posto nella top ten dei comuni sotto i 5.000 abitanti. Mentre la produzione di rifiuti è di 1,24 Kg al giorno per abitante, uno dei dati più alti di tutta la regione!
I risultati del nostro comune mostrano un miglioramento per all'avvio della raccolta multimateriale, ma, come ribadisce il dossier di Legambiente, è il sistema di raccolta spinto porta a porta che riesce ad assicurare risultati virtuosi e rientrare nei limiti di legge. Il sistema domiciliare consente una raccolta anche dell'organico e una progressiva rinuncia allo smaltimento in discarica e all'incenerimento, verso rifiuti zero...

Alessandro Pietropinto

Per il dossier completo clicca qui.

sabato, gennaio 07, 2012

Il sindaco di Atella solleva dubbi sul permesso di ricerca petrolifero "San Fele"

Sindaci dei comuni interessati a confronto sul permesso di ricerca dell'Eni "San Fele". E’ ormai noto a tutti che la Basilicata ospita il più grande giacimento petrolifero in terraferma d’Europa che l’ha costretta a trasformarsi in una vera e propria “terra di conquista” per le compagnia petrolifere.

Attualmente l’attività estrattiva dell’oro nero riguarda prevalentemente la Val D’Agri ma, sempre più frequentemente, vengono pubblicate richieste di autorizzazione per trivellare il nostro sottosuolo. Secondo il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi, aggiornato al 31 Gennaio 2008, 21 sono le “concessioni di coltivazione accordate nella terraferma” lucana con una estensione pari a 2.120,89 kmq ovvero al 22% della superficie del nostro territorio. Ma dal 2008 ad oggi diverse sono state le istanze presentate per il rilascio del “permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi”:  dal permesso “Frusci”, al permesso “Anzi”, fino ai permessi denominati “Satriano di Lucania”, “San Fele” e per ultimo il permesso “Monte Li Foi”. Quindi non solo Val D’Agri e Valle del Sauro, ma è l’intero territorio della Basilicata ad essere nelle mire delle multinazionali del petrolio.I Comuni esprimano parere negativo al permesso petrolifero ENI “San Fele”. 

A chiederlo è la “Ola” - l’organizzazione lucana ambientalista - che in una nota fa sapere che “nonostante l’evidente fallimento del Memorandum firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte – ma non dai ministri dell’Economia – e la promessa del governatore lucano di non far estrarre un goccio di nuovo petrolio in più senza la firma dell’accordo bipartisan tra Governo, Regione ed Eni". Infatti, la società Eni spa ha richiesto alla Regione Basilicata la Verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale relativa “al rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato San Fele , ubicato nella Regione Basilicata in provincia di Potenza, nei comuni di Atella, Bella, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruoti e San Fele. La Ola  chiede ai Comuni interessati di esprimere parere negativo al permesso di ricerca Eni”. 

Cariche esplosive nel sottosuolo. Innanzitutto tocca chiarire un punto: non si parla di estrazioni petrolifere ma indagini preliminari per verificare quello che potrebbe esserci nel sottosuolo dell’area. Queste ricerche prevedono diverse attività sul territorio riassunte in 3 fasi:

1. la prima fase consisterà in studi geologici geologici – geofisici e interpretazioni dei dati sismici esistenti per la ricostruzione strutturale dell’area e per l’individuazione di strutture di interesse minerario nei carbonati mesozoici;

2. la seconda fase consisterà in acquisizione di circa 75 Km di linee sismiche 2D volta alla definizione delle migliori strutture di interesse minerario che saranno individuate nella fase preliminare di studi ovvero verranno utilizzati di “stendimenti” capaci di penetrare nel sottosuolo e raggiungere elevate profondità (circa 20-30 km). Su questi stendimenti sono presenti degli elettrodi che, attraverso l’utilizzo di cariche esplosive come la dinamite, rileveranno la reazione del territorio al “sisma” simulato.

3. sulla base dei risultati dell’interpretazione dei dati geologici e geofisici acquisiti nelle fasi precedenti, la terza fase consisterà nella perforazione di un pozzo esplorativo con lo scopo di esplorare la serie carbonatica mesozoica. 

Attualmente il permesso “San Fele” è fermo alla 2° fase del procedimento amministrativo ovvero valutazione ambientale dalla richiesta di presentazione della VIA all'emanazione del decreto VIA ma prossimo alla Conferenza dei Servizi dove il Ministero dello Sviluppo Economico prenderà una decisione in merito all’istanza. Ma, come richiesto dall’Ola, qual è il parere dei comuni interessati dal permesso “San Fele”? 

Qui Atella Allegato al permesso di ricerca presentato dall’Eni è possibile visionare il territorio interessato dal permesso stesso. Per quanto riguarda il Comune di Atella la zona interessata è la Frazione di Sant’Ilario: “un antico borgo” su cui l’Amministrazione sta scommettendo perché “il territorio ha una certa rilevanza di carattere ambientale”. A chiarirlo è il Sindaco di Atella Roberto Telesca che aggiunge “l’Amministrazione vuol prima capire la situazione a priori e non dare risposte a priori. Preferiremmo preservare questo territorio dalle trivellazioni perché esso presenta delle potenzialità diverse. La crescita può venire da altre risorse come il turismo nei nostri Laghi di Monticchio. Non necessariamente dal petrolio”.

Qui San Fele Il Sindaco Fasanella non usa mezzi termini: “la posizione del Comune di San Fele è ovviamente contraria. Abbiamo già fatto una delibera che va in quella direzione. I territori vanno coinvolti invece sembra che l’Eni stia operando bypassando qualsiasi forma di coinvolgimento e questo non è accettabile. Siamo molto preoccupati ma vigileremo e faremo tutte le azioni necessarie per bloccarla”. 

Qui Bella L’amministrazione comunale bellese ha già dichiarato, con una delibera comunale, la propria contrarietà alla ricerca di idrocarburi e all’apertura di pozzi esplorativi presentata dell’Eni. “Dopo il parere negativo alla richiesta denominata “Frusci” confermiamo il nostro no – chiarisce l’assessore Leone - alla richiesta  “San Fele””

Qui Ruoti Interessante la posizione del paese rappresentata dal Sindaco Salinardi: l’amministrazione comunale ruotese ha già pubblicato una delibera con parere negativo all’istanza presentata dall’Eni. “Negativo per solidarizzare con Bella e gli altri paesi però io personalmente sono favorevole alle estrazioni. Magari ci fosse il petrolio a Ruoti, risolleveremmo le sorti dei nostri paesi”. E chiude con una promessa “io sono favorevole che si faccia e sarei d’accordo a riportarlo in Consiglio prossimamente”. Con i comuni in difficoltà le royalties del petrolio fanno gola.

Qui Rapone Dopo una lunga chiacchierata la dottoressa Lorenzo ha mostrato di avere le idee chiare: “Noi siamo ancora in una fase preliminare di studio. Non abbiamo ancora espresso un parere ma non abbiamo pregiudizi”. Con le giuste rassicurazioni “tramutate in atti” il Sindaco di Rapone non esclude che possa dare parere positivo alla richiesta. “Il petrolio è una risorsa – riferisce il Sindaco - quindi è opportuna che se ne discuta e che le cose vengano fatte bene e nei nostri interessi. Per un ente che annaspa con quei soldi si potrebbero attivare delle politiche incredibili”. 

Qui Filiano “Non abbiamo ancora assunto alcuna decisione. In un incontro con alcuni sindaci e l’Assessore Mancusi, considerando l’esperienza della Val D’Agri, abbiamo chiesto di fare preventivamente un’analisi del territorio, uno screening sulle malattie esistenti e di non farlo a posteriori. Cercheremo soltanto delle garanzie”. Con il nuovo anno Filiano darà il suo parere. Ma il Sindaco Nella ha lasciato intendere che il parere positivo non è escluso. 

Qui Muro Lucano Tra i comuni più informati e disponibili a fornire materiale c’è sicuramente Muro Lucano. Abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco De Angelis, un membro dello staff del Sindaco, che ha subito sottolineato un problema: “in merito al permesso eccetto qualche associazione e qualche comune di buona volontà, in massima parte nessuno fa le osservazioni di rito e di legge”. Un po’ di superficialità da parte di chi amministra, quindi. “Il problema è che negli anni non è stata mai fatta una Conferenza di Servizi dove, consultando degli esperti, si sarebbe potuto capire quali rischi si corrono con le estrazioni petrolifere.”In merito alla richiesta San Fele “il comune di Muro Lucano dirà no. Però il Sindaco ha dato una copia del permesso alle associazioni e alle minoranze affinché siano informate della situazione”. 

Evitare una “nuova” Val D’Agri.Parlando con i Sindaci il coro unanime che si è levato è quello di evitare una “nuova” Val D’Agri. Più attenzione al territorio, massima attenzione alla salute dei cittadini, rivalutare l’aspetto economico (royalties) provenienti dalle estrazioni. Richieste condivisibili dato che i giacimenti di petrolio su terraferma possono provocare gravi danni all'ambiente. In questo caso, le fuoriuscite nocive sono dovute, nella maggior parte dei casi, alla cattiva progettazione, gestione e manutenzione degli impianti. Emblematico in tal senso è il caso dell’Ecuador: il grave e diffuso inquinamento del suolo e dei corpi idrici di alcune zone è causato soprattutto da improvvise "eruzioni" di petrolio dai pozzi durante le operazioni di trivellazione, dalla dispersione abusiva del petrolio meno pregiato e dal cattivo funzionamento dei sistemi per la separazione del petrolio dall'acqua.

Tratto da Basilicata24

giovedì, dicembre 22, 2011

Buone feste da altratella:un 2012 di conoscenza, allegria e libertà


Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale, di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte, una goccia di splendore
di umanità... di verità.
Fabrizio De André
Finisce un anno e con esso gran parte degli eventi che lo hanno caratterizzato finiscono nel dimenticatoio. Ma quest'anno non finirà così presto e facilmente in sordina: eventi e cambiamenti epocali stanno interessando il nostro pianeta come non avveniva da oltre un secolo.
In alcuni parti del mondo sono avvenute delle vere e proprie rivoluzioni (tradite e non), il centro - e la ricchezza - del mondo si sta spostando dall'Europa e dal Nord America sempre più verso Cina, India e Asia in generale, i paesi europei perdono sempre più centralità, stabilità economica e vera rappresentanza democratica schiacciati dallo strapotere delle lobby, delle grandi corporation, della finanza. A cominciare dalla culla della democrazia, la Grecia.

Anche per la nostra piccola comunità virtuale, quest'anno non passerà come uno qualunque: per altratella è stato un anno speciale. Oltre ad un rinnovamento grafico e stilistico il sito s'è arrichito di contenuti più local e interattivi. Prova ne sono l'incremento dei commenti sul blog e sui post nonchè il boom delle visite: gli utenti raddoppiano rispetto all'anno precedente, attestandosi abbondantemente oltre le 1.000 visite mensili con una media di oltre 50 visite al giorno.
Le tematiche ambientali e lo spregio quotidiano del nostro territorio sono state le più affrontate durante il 2011 da questo blog, con post su petrolio, rifiuti, discarica, inceneritore Fenice...Atella è stata interessata, come a livello nazionale, dalla manifestazione delle donne, manifestazione a difesa della costituzione, referendum su acqua pubblica e nucleare e altratella ne è stato megafono e catalizzatore.
Ovviamente, migliorie e maggiore capacità pervasiva sono auspicabili per questo modesto e piccolo mezzo di informazione, pertanto siete invitati a collaborare e a dare consigli utili per questi obiettivi.
Buone feste e buon 2012 di conoscenza, di allegria e di libertà.
Alessandro Pietropinto

giovedì, dicembre 15, 2011

L'amministrazione comunale di Atella saprà dire di NO al permesso Eni "San Fele"?

Non si ferma l’attività di perforazione delle società minerarie in Basilicata, vere padrone del territorio lucano, nonostante l’evidente fallimento del Memorandum firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte – ma non dai ministri dell’Economia – e la promessa del governatore lucano di non far estrarre un goccio di nuovo petrolio in più senza la firma dell’accordo bipartisan tra Governo, Regione ed Eni.
Infatti, la società Eni spa – con sede legale in piazzale Enrico Mattei I a Roma, uffici della Divisione Exploration & Production in Via Emilia I a San Donato Milanese ed uffici del Distretto Meridionale (DIME) in via del Convento 14 a Viggiano – con istanza prot. n. 2674 del 28 novembre 2011, ha richiesto alla Regione Basilicata (Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale) la Verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale ai sensi della Legge Regionale 47/98 e del Decreto Legislativo 152/06 e s.m.i., relativa “al rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato San Fele , ubicato nella Regione Basilicata in provincia di Potenza, nei comuni di Atella, Bella, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruoti e San Fele”.

Le attività previste sono riassunte nelle seguenti fasi: a) studi geologici-geofisici e ed interpretazioni dei dati sismici esistenti per la ricostruzione strutturale dell’area e l’individuazione di strutture di interesse minerario nei carbonati mesozoici; b) acquisizione di circa 75 Km di linee sismiche 2D volta alla definizione delle migliori strutture di interesse minerario che saranno individuate nella fase preliminare di studi; c) perforazione di un pozzo esplorativo con lo scopo di esplorare la serie carbonatica mesozoica (Piattaforma Apula Interna), sulla base dei risultati dell’interpretazione dei dati geologici e geofisici acquisiti nelle fasi precedenti.
L’istanza Eni ed il relativo avviso è stata recapitata ai Comuni interessati il 9 dicembre 2011. Sull’istanza alcuni Comuni hanno già rilasciato parere negativo ed altri sarebbero in procinto di adottare atti amministrativi di diniego, come il comune di Muro Lucano, per incompatibilità con le vocazioni ambientali ed economiche delle aree interessate dal permesso di ricerca ove sono presenti aree protette, vincolate, di interesse storico, archeologico ed ambientale. La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) fa rilevare che l’avviso non è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regionale (BUR), auspicando che la Regione Basilicata dia “pubblicità” alla richiesta al fine di garantire a tutti di presentare le osservazioni nell’ambito della procedura di autorizzazione ambientale di cui l’avviso Eni.

È possibile presentare osservazioni. Informazioni utili per gli interessati
L’intera documentazione ed i relativi allegati sono depositati in copia a disposizione del pubblico presso la Regione Basilicata (Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale in Via Verrastro, 5 – 85100 Potenza); Comune di Filiano (Corso Giovanni XXIII, 14 – 85020 Filiano); Comune di Muro Lucano (Via Roma, 39 – 85054 Muro Lucano); Comune di Rapone (Corso Umberto I – 85020 Rapone); Comune di San Fele (Via Mazzini, 7- 85020 San Fele). Ai sensi dell’art. 20, comma 3, del Decreto Legislativo 152/06 e s.m.i., entro il termine di 45 giorni , (ovvero entro il 12 gennaio 2012) dalla pubblicazione dell’avviso chiunque abbia interesse può far pervenire le proprie osservazioni presso la Regione Basilicata Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale, Via Verrastro, 5 – 85100 Potenza.

Tratto da Organizzazione Lucana Ambientalista

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