altratella.it, che fare?

Abbiamo lanciato l'hashtag #altratellachefare? per decidere insieme cosa può essere domani questo (non-) luogo e spazio. PARTECIPA ANCHE TU! Leggi tutto

La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano

Un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti. Leggi tutto

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali, se si applicasse un canone equo (come suggerito dagli autori della ricerca) di 10 euro/mc la nostra regione incasserebbe 9,2 milioni di euro. Leggi tutto

Il tuo voto ad un uomo così

"Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo poli­tico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insedia­to al posto di potere egli ti poteva ga­rantire una raccomandazione, la pro­mozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro.
Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i par­lamenti e le assemblee regionali e co­munali degli uomini peggiori, spiri­tualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla so­cietà.
Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua".

Giuseppe Fava detto Pippo (1925 - 1984)

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giovedì, giugno 26, 2014

Estate ragazzi ad Atella con Chauta


Chauta, Ass.ne Soci/culturale, anche per questa estate organizza l’estate ragazzi "S.O.S. MAMME".
Le varie attività che si svolgeranno durante questa estate sono varie: giochi di squadre, laboratori d’arte, teatro, proiezioni bambini, laboratorio di riciclaggio, escursioni, compiti estivi e recupero materie, etc...
L’utilizzo di materiali semplici, poveri, di scarto o naturali permette di perseguire un duplice obiettivo: da una parte potenziare ulteriormente la fantasia dei bambini i quali sperimentano come si può dare una nuova vita alle cose partendo dal poco di cui si dispone, dall’altra sensibilizzare al riciclaggio ed al riuso come gesti importanti per la tutela dell’ambiente e delle risorse del nostro pianeta, nel rispetto di ciò che la natura ci offre. Per essere creativi basterebbe (solo) far germogliare nei bambini il seme della curiosità, diventare capaci di guardarsi in giro, essere coraggiosi e motivati, imparare a gestire al meglio le loro emozioni, stimolandoli continuamente a pensare idee e conoscere i modi per scegliere quelle “giuste” e realizzarle, uscendo dalle abitudini di tutti i giorni che i media e i vari mezzi di comunicazione di massa ci inculcano, a piccoli e grandi.

S.O.S. MAMME si svolgerà tutto il mese di Luglio dal Lunedì al Venerdì, tutte le mattine dalle 09.00 alle 13.00 presso la sede associativa e centro ricreativo di CHAUTA situato in vico Silvio Pelvico ad Atella.
Le responsabili del S.O.S. MAMME, sono Lidia e Roberta e tanti altri ragazzi dell’associazione.  




Un bambino creativo, diventerà sicuramente un uomo LIBERO che amerà incondizionatamente.


di Michele Centonze

martedì, dicembre 10, 2013

#altratellachefare? Donato: autosufficienza energetica e nuove prospettive per il Vulture

A seguito della richiesta di collaborazione e suggerimenti del post precedente, Donato Parisi ha mandato un ottimo contributo e spunto per la riflessione che trovate di seguito.
Siete invitate ad esprimervi sull'intervento di Donato (commentando al post) e proporne altri (magari scrivendo una mail a altratella@gmail.com).. 

Che ne dici se si facesse un forum o comunque si dedicasse tempo e spazio sul blog per promuovere e discutere iniziative politiche, ma di carattere programmatico per il nostro comune.Ad esempio, ho qualche idea: ci potremmo informare e quindi promuovere iniziative come l'autosufficienza energetica per le strutture pubbliche, in particolare le scuole, tramite l'istallazione di caldaie che bruciano gli arbusti. Promuovere l'acquisto e l'istallazione di lampadine a led per l'illuminazione pubblica(tutte opere che si ripagano da sole con il risparmio sul costo dell'energia), oppure la riorganizzazione economica (e quindi aziendale) del Vulture, incentivando la formazione di cooperative, per esempio vitivinicole. 
Donato Parisi

mercoledì, giugno 12, 2013

Mercato a km 0, trekking, Erri De Luca, Gian Maria Testa...a Castelmezzano

Giornata a dir poco esaltante sabato 29 Giugno a Castelmezzano, in provincia di Potenza, comune del parco regionale di Gallipoli - Cognato. Sia in mattinata che nel pomeriggio sono previsti due itinerari per il Trekking che tocca le seguenti località: Molino, Centro Storico, Castello, Paschiere e Santa Maria ovviamente si tratta di percorsi pedonali attrezzati. Nel pomeriggio inoltre ci sarà anche una gara di orienteering.

La serata, invece, vedrà l'esibizione dello scrittore Erri De Luca, del cantautore Gian Maria Testa e del clarinettista Gabriele Mirabassi.

Il programma della giornata:
Ore 10:00 Punto informativo via Michele Volini 
Arrivo e accoglienza
A cura Associazione Azione Cattolica
Ore 10:30 
• Apertura mercatino dei prodotti a km 0
• Partenza per il trekking: Verso “Molino” 
Ore 17:00 Gara di orienteering centro storico
A cura dell'Associazione Azione Cattolica e del Ceas Dolomiti Lucane info: 3287338268 info@nuovaatlantide.com
Ore 19:00 Partenza percorso trekking
Centro abitato Mulino - Centro storico - Castello - Paschiere - San Marco - Santa Maria (percorsi pedonali attrezzati)
Ore 20:00 Evento. Partecipazione gratuita
ERRI DELUCA 
GIAN MARIA TESTA 
GABRIELE MIRABASSI

L'evento rientra nel progetto "Basilicata Naturarte", una serie di giornate ed eventi sui sentieri dei parchi lucani e alla loro scoperta: passeggiate e musica nei borghi, mercatini dei prodotti a km zero, banditori, spettacoli itineranti, trekking nei parchi, grandi eventi a impatto zero.

L'evento su facebook qui.

martedì, maggio 14, 2013

La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano

Ola channel, la web tv dell'Organizzazione Lucana Ambientalista, ha realizzato un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti.

Dall’eredità dell’inchiesta “Rifiuti Connection” nasce questa video-inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Basilicata con un focus sul Vulture. Partendo della cementeria Costantinopoli di Barile, il viaggio vede come tappe la discarica Cafaro di Atella, quella di Notarchirico di Venosa, fino a giungere all’inceneritore Fenice di San Nicola di Melfi, anello finale del ciclo dei rifiuti basato sull’incenerimento e lo smaltimento in discarica. Un destino quello dei rifiuti molto lontano dalle politiche incentrare sul riciclo, riuso, del recupero a freddo, step per giungere a zero rifiuti.
L’obiettivo di questa video-inchiesta è tentare di tracciare i limiti dell’attuale gestione dei rifiuti in Basilicata con una raccolta differenziata drogata dal ricorso al multimateriale. Un viaggio nei luoghi della monnezza del e nel Vulture, uno spaccato delle tante situazioni che dimostra come la vera raccolta differenziata (a freddo e per frazioni merceologiche) sia ancora utopia per amministrazioni regionali, provinciali e comunali. La via dei Rifiuti Zero è la linea da seguire.
[Con voce narrante di Tonia Bruno].

La video-inchiesta "Monnezza Destination" la puoi vedere qui.

lunedì, marzo 25, 2013

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali per un volume totale di 920.000.000 di litri imbottigliati dalle falde lucane su 680 ettari in concessione alle società imbottigliatrici. Di contro, la regione Veneto ha incassato 15.692.641,29 euro con un volume poco più che doppio rispetto a quello lucano: 2.422.148.031 i litri imbottigliati e 1.644,55 ettari in concessione dalla regione del nord.

Questi e altri dati saltano all'occhio scorrendo le pagine della ricerca "Acqua in bottiglia, un'imbarazzante storia all'italiana - Regioni inadempienti, impatti ambientali per tutti, profitti esagerati per pochi" redatta da Legambiente e dalla rivista altreconomia (qui l'intera ricerca in .pdf). Così come l'anno scorso, la regione Basilicata viene rinviata nella gestione delle acque minerali, applicando un canone inferiore a 1 euro a mc (stabilito dalle linee guida nazionali). Le tariffe nella regione dove insistono marchi quali Lilia (Coca-Cola), Gaudianello, etc...sono di 70,92 € per ettaro (minimo annuo 7.092,50) e solo 0,30 € per metro cubo imbottigliato contro i 4 € applicati in Abruzzo.

Se si considera anche l'impatto ambientale per la produzione delle bottiglie in Italia (pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di CO2 immessi nell'atmosfera), l'inquinamento prodotto per il trasporto delle bottiglie lungo lo stivale ed oltre (ad esempio, l’acqua Lilia dalle fonti del Vulture (Basilicata) percorre 847 km per arrivare a Genova e 861 per raggiungere Milano), e lo smaltimento necessario della plastica delle bottiglie...si capisce bene che è un'attività che con la sostenibilità ambientale non ha molto a che fare.

Al tempo stesso occorre mettere in campo anche una forte azione per aumentare la fiducia degli 
italiani nell’acqua di rubinetto che conviene all'ambiente e alle tasche: per ogni 100 litri erogati emette solo circa 0,04 kg di CO2, non ha bisogno di imballaggi né tantomeno di utilizzare il petrolio per il trasporto e per la fabbricazione delle bottiglie di plastica necessarie per il suo trasporto e costa 200 volte meno rispetto all'acqua imbottigliata. Inoltre l’acqua “del sindaco” è di buona qualità, ecologica e rigorosamente controllata da norme sanitarie; in alcune situazioni può essere poco allettante al gusto, ma con dei semplici accorgimenti è facile renderla piacevole al palato e al portafoglio.

I redattori della ricerca hanno calcolato che "se al contrario si applicasse un canone uniforme su tutto il territorio e soprattutto più elevato, ad esempio 10 €/m3, come abbiamo proposto in più occasioni, si arriverebbe ad avere un introito di 123 milioni di euro all’anno per le Regioni italiane, risorse che potrebbero essere vincolate a investimenti sul territorio riguardanti la tutela degli ecosistemi acquatici". In particolare, la Basilicata passerebbe dagli attuali 323mila euro a 9,2 milioni di euro, un adeguamento necessario, perché l’acqua bene comune, oggi viene svenduta alle società imbottigliatrici. Se poi, una parte di questi introiti rimanessero ai comuni su cui insistono le concessioni di sicuro il ritorno ai cittadini sarebbe più diretto e "percepito".

Alessandro Pietropinto

Di seguito la ricerca sfogliabile:


martedì, marzo 19, 2013

Ad Atella il I° convegno regionale sulla canapa

Il convegno si terrà Venerdì 29 Marzo, alle ore 18:00 presso la biblioteca comunale di Atella (Pz).
L’incontro è destinato ad agricoltori, ditte edili e curiosi (qui l'evento su Facebook). Si parlerà di progetti legati alla coltivazione di canapa sativa, delle tecniche di coltivazione, della sostenibilità della coltura della pianta e dei suoi svariati usi: dal tessile all’edilizia, dai prodotti alimentari alla cosmesi.
 
Saranno presenti al convegno il presidente di Assocanapa Felice Giraudo, il presidente di Canapuglia Claudio Natile, l'architetto Livio Ripamonti per Equilibrium ( ditta produttrice del mattone di canapa), la dott.ssa Manuela Tolve per l’associazione Lucanapa onlus ed Andrea Trisciuoglio per l’associazione Luca Coscioni che affronterà le tematiche riguardanti l’aspetto medico legato alla canapa ed ai farmaci da essa ricavati.
 
E’ prevista la partecipazione di medici nutrizionisti e autorità locali.
Durante il convegno sarà possibile degustare prodotti a base di canapa realizzati dai forni Telesca e Galasso, si potranno acquistare le uova di Pasqua con semi di canapa tostati realizzati dalla Pasticceria Mancusi di Sarnelli.

Di seguito un video sulla prima piantagione di canapa sativa di Basilicata, proprio ad Atella:

 

lunedì, marzo 18, 2013

Ricerche idrocarburi anche nell'area dell'Aglianico DOC

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che la società Delta Energy Ltd – con sede centrale in Brighton, 43 Park Crescent, East Sussex BN2 3HB, Regno Unito – dopo aver presentato il 28 maggio 2012 presso gli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico la nuova istanza di permesso denominato “La Bicocca” ricadente nei Comuni di Barile, Melfi e Rapolla ed estesa su oltre 155 Kmq, ha chiesto alla Regione Basilicata ed agli enti locali l’attivazione della procedura VIA ai sensi della L.R. 47/98. Infatti, con avviso pubblicato sul recente Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n. 7 del 16/3/2013, la società con sede di rappresentanza presso lo studio romano dell’avvocato Turco e sede periferica a Matera, vuol effettuare ricerche di idrocarburi anche nel cuore del Vulture, area di produzione del vino Aglianico doc. La nuova istanza di permesso di ricerca “La Bicocca” della Delta Energy, dopo il permesso “Palazzo San Gervasio” della Aleanna Resources, va infatti ulteriormente ad estendere le aree per la ricerca di idrocarburi a nord del territorio regionale.
Questa volta la Delta Energy si rivolge alle aree di produzione del vino Aglianico del Vulture, a quelle cerealicole ed olivicole di pregio, ove sono presenti valenze ambientali, archeologiche, naturalistiche, SIC e ZPS incluse nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea. La Ola chiede ai comuni interessati di Barile, Melfi e Rapolla che hanno già ricevuto la richiesta della Delta Energy in questi giorni di convocare consigli comunali aperti ed opporsi alle richieste della Delta Energy nei termini fissati di 45 giorni, ovvero entro il 1 Maggio 2013.
La Ola esorta i produttori agricoli del Vulture ad opporsi ora e far sentire con forza la propria voce, prima che sia troppo tardi, per non vedere compromessa l’immagine dei loro prodotti ma anche il territorio, così come la Val d’Agri tristemente testimonia.
La Ola è costretta a denunciare nuovamente l’assordante silenzio della Regione Basilicata che fa finta di opporsi alle nuove istanze di permessi di ricerca, fidando nella cosiddetta moratoria bluff (art.37 della L.R. 16/2012) impugnata per incostituzionalità dal Governo Monti presso la Corte Costituzionale, mentre gli uffici del dipartimento ambiente attivano quasi ogni settimana nuove istanze VIA da essi considerate “atti dovuti”. E’ in questo modo – evidenzia la Ola – che si spalancano le porte alle compagnie minerarie, grazie ai conflitti d’interesse dall’esito scontato.

venerdì, gennaio 11, 2013

Ulteriori aggravi di spesa per la discarica di Atella

"[...]Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sè montagne di rifiuti.[...]" Da Italo Calvino, Le città invisibili

Questa volta riguardano "la gestione diretta del percolato, ovvero prelevamento, trasporto e conferimento nei centri specializzati". Costi che si andranno ad aggiungere alle spese sostenute e riviste, di volta in volta, al rialzo per l'ampliamento della discarica a causa delle caratteristiche idrogeologiche del sito scelto per l'insediamento della stessa.
Con la delibera n. 94 del 29/11/2012 - settore Lavori Pubblici, la giunta comunale di Atella ha dato atto che la ditta che si occupa della gestione del percolato della discarica " Cafaro", per via del maggior lavoro e quindi onere (rispetto a quanto previsto) che deve sostenere per smaltirlo, ha diritto ad avanzare una richiesta di incremento di prezzo per il servizio prestato. Incremento che ancora non è stato quantificato ma che sarà determinato da un confronto tra la ditta erogante il servizio e l'incaricato del comune di Atella.

In parole spicciole: prima dell'ampliamento della discarica il percolato ricadeva in una zona a valle "non coltivata" (non interessata dall'abbancamento dei rifiuti, ndr), dove veniva raccolto in una vasca di accumulo, poi attraverso pompe veniva subirrigato sui rifiuti affinchè evaporasse. Nel frattempo, però, la quantità di percolato prodotto dalla discarica è stato talmente superiore rispetto a quanto previsto che ha richiesto degli automezzi (autotreni-cisterna) per raccogliere il liquido in eccesso e conferirlo nei centri autorizzati al trattamento. Ma queste operazioni di raccolta e trasporto sono rese ancora più onerose poichè "si giunge per mezzo di una stradina con pendenza massima del 40% ed è complicato che un camion con rimorchio possa scendervi per poi risalire" (come riportato letteralmente nella delibera).

Infine "in merito al prelevamento diretto del percolato nel bacino di abbancamento, gli organi di controllo ritengono che tale operazione non debba più avvenire, anche perchè, la parte della discarica non coltivata utilizzata per accumulare il percolato è anch'essa in fase di coltivazione (abbancamento di rifiuti, ndr)". Pertanto la ditta incaricata del servizio ha richiesto ed ottenuto una maggiorazione del prezzo per l'esecuzione dello stesso.

Ulteriori spese per i cittadini atellani che saranno inserite nella Tares, tariffa che da quest’anno sostituirà la Tarsu (tassa sui rifiuti) e la Tia (tariffa igiene ambientale) e che dovrà coprire interamente il costo del servizio rifiuti delle amministrazioni locali. Mentre la raccolta differenziata resta al palo.

giovedì, dicembre 06, 2012

WWF su allarme rifiuti in Basilicata e Fenice

Il WWF torna a lanciare l’allarme su rifiuti e termodistruttore Fenice. L’impianto di San Nicola di Melfi ha esaurito la quantità di rifiuti che può bruciare in un anno, ovverosia 30.000 tonnellate, con ciò costringendo chi ancora conferisce i rifiuti “tal quale” al termodistruttore, come i Comuni di Potenza, Melfi e Lavello, a cercare problematiche soluzioni alternative. Per il WWF questa situazione è oramai intollerabile:  la Basilicata si deve dotare subito di un nuovo piano rifiuti in grado di risolvere in modo virtuoso ed organico la gestione dello smaltimento dei rifiuti che in Basilicata non avrebbe mai dovuto essere un problema, dato il numero esiguo della popolazione, e che invece entra periodicamente in crisi.
E’ necessario infatti raggiungere gli obiettivi imposti dalle direttive comunitarie e dalla normativa nazionale (il 65% di raccolta differenziata entro il 2012 a fronte di meno del 20% attuale) e promuovere senza indugi una politica che preveda la riduzione dei rifiuti a monte, attraverso politiche di disincentivo alla produzione di imballaggi e merci usa e getta, e  attuando un sistema di raccolta differenziata spinta che miri a raggiungere percentuali elevate di recupero dei materiali con il sistema di raccolta porta a porta e la creazione di impianti di compostaggio.
Fenice non può e non deve essere la risposta al problema dello smaltimento dei rifiuti della Provincia di Potenza, anche perché l’impianto continua a inquinare, cosa che sta facendo ininterrottamente dal 2002 in particolare nelle acque sotterranee, come dimostrano i dati recenti pubblicati sul sito dell’ARPAB che indicano durante l’anno 2012 valori di Triclorometano Tricloroetilene, Dicloroetilene, nichel, fluoruri,  ferro e manganese, tutte sostanza nocive per la salute, ancora superiori ai limiti di legge. E ricordiamo anche la concentrazione di escherichia coli pari a 29.500 (limite di legge 5.000), rilevato il 19 sett. scorso all’uscita del depuratore consortile (ASI) di San Nicola di Melfi.Tra l’altro, dopo la recente bocciatura del piano di bonifica in conferenza di servizi, ancora non è dato sapere come e quando avverrà la bonifica dei luoghi contaminati.
Il WWF, che si è costituito parte civile nel processo in corso per i gravi fatti di inquinamento imputabili alla gestione del termodistruttore,  chiede quindi nuovamente alla Regione,  alla Provincia di Potenza ed alla stessa magistratura, di verificare se sussistano le condizioni perché Fenice continui a svolgere la propria attività senza mettere a rischio la salute dei cittadini e senza arrecare gravi danni all’ambiente ed al territorio ed eventualmente di intervenire prontamente per impedire le ulteriori conseguenze di una situazione di inquinamento  che  si sta protraendo nel tempo.

Ufficio stampa WWF

martedì, novembre 20, 2012

Petrolio ad Atella: azzerata l'opposizione del comune

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che  con determinazioni dirigenziali dell’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata, rispettivamente la n. 1520  e la n.1535 del 26 ottobre 2012, pubblicati sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata n.41 del 16/11/2012 (I parte), nonostante i pareri contrari  e le opposizioni presentate già nella fase preliminare di screening  da parte di cittadini e numerosi comuni ricadenti nelle aree dei permessi di ricerca ENI Monte Foi ( Baragiano, Picerno, Ruoti, Savoia di Lucania, Tito, Pignola, Potenza) e San Fele (Atella, Ruoti, Filiano, Muro Lucano, Rapone e San Fele), gli stessi uffici regionali hanno deciso di assoggettare, ai sensi dell’art.15, comma 1, della L.R. 47/98 alla successiva fase di procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) le due istanze ENI.

Con la legge di moratoria regionale rilevatasi un bluff, in attesa del giudizio della Corte Costituzionale su ricorso del Governo, gli uffici regionali azzerano così anche le opposizioni già presentate dai comuni che ora dovranno tenere alta la guardia e l’attenzione affinché gli stessi uffici regionali non rilascino parere ambientale VIA positivo per le due istanze di ricerca idrocarburi che spianerebbe la strada all’ENI.

La Ola ricorda che le due istanze prevedono pozzi esplorativi già della fase di ricerca e vedono ben 14 comuni coinvolti su un territorio esteso oltre 282 Kmq al cui interno sono presenti valori ambientali, paesaggistici, risorse idriche, agricole di grande interesse anche per l’Unione Europea di cui nelle determinazioni dirigenziali non si è tenuto conto limitandosi ad una generica affermazione che ”non si possono escludere impatti significativi sull’ambiente”.

La Ola auspica che la Regione Basilicata, in adesione alle richieste contrarie pervenute dai Comuni interessati, esprima parere negativo VIA e non rilasci le successive intese per le due istanze di ricerca idrocarburi ENI Monte Foi e San Fele. Intese – ricorda la Ola – sollecitate di recente dal ministero dello sviluppo economico che sono in palesemente in contrasto con le volontà contrarie espresse dalle comunità, dai territori e dagli enti locali che non possono subire il ricatto delle compagnie minerarie che intendono mortificare, per profitto privato, l’ambiente e i valori dell’ambiente e della salute.

Tratto da olambientalista.it

giovedì, settembre 20, 2012

Piantagione sperimentale di canapa ad Atella

La prima in Basilicata. Siamo andati a fargli visita, nella prima campagna immediatamente fuori dal centro abitato di Atella, a pochi passi dalla torre angioina, nella masseria Pace. A curarla è Ferdinando Coviello, giovane atellano che, armato di pazienza e volontà, documentato sulla legislazione vigente e sulle tecniche di coltivazione, ha seminato, seguito la crescita ed ora si appresta alla raccolta nella prima piantagione sperimentale di canapa (tipologia Carmagnola) di tutta la regione.

La coltivazione della canapa in Italia ha rappresentato, fino alla metà del secolo scorso, un importante settore produttivo con migliaia di addetti, i cui derivati hanno fatto (e continuano a fare) la storia. Poi il proibizionismo ha messo la parola fine a questa pianta dalle mille applicazioni in campo alimentare, tessile, edile, etc...
Oggi, tra mille difficoltà, diverse realtà in Italia stanno provando a riscoprire questa coltura. Ci sta provando anche Ferdinando e, nel video seguente, ci spiega meglio i suoi progetti.
Alessandro Pietropinto


sabato, agosto 25, 2012

Report della presentazione di "Trivelle d'Italia"

Di seguito un breve report della serata di presentazione del libro del giornalista Pietro Dommarco, "Trivelle d'Italia", tenutasi ad Atella lo scorso 21 Agosto. Un appassionante sunto dell'iniziativa per mano dell'altrettanto appassionato attivista dell'Organizzazione Lucana Ambientalista, Vito L'Erario.

Ebbene si, alla fine ho deciso di scrivere qualcosa dopo la presentazione del libro "Trivelle d'Italia" dell'amico Pietro Dommarco (Altreconomia edizioni) che si è tenuta lo scorso 21 agosto ad Atella (Pz), una piccola cittadina alle porte del Vulture.

Prima di tutto, per me è stata sicuramente un'occasione d'oro per farmi conoscere meglio, visto che ad Atella ci lavoro. Un paese strano, Atella, un paese dove in questi anni mi è successo l'inverosimile, un paese dalle mille contraddizioni. 

Sedere tra i relatori, in quel posto - per me un posto di "penitenza" in virtù delle poco chiare condizioni lavorative - è stato motivo di grande soddisfazione, io che sono abituato ad adattarmi, io che cerco nel mio piccolo di essere umile e disponibile con tutti, a patto che non scopro pugnalatori di mestiere. Ma questa è un'altra storia.


Insomma, quel 21 agosto lo ricorderò per sempre.


Dicevo, quindi, che in quella presentazione ero tra i relatori assieme ad Angelo Petrino (associazione "gap-idee in divergenza" di Atella), al moderatore Lorenzo Lupo (presidente del circolo culturale "La Torre" di Atella), e all'autore del testo Pietro Dommarco.

In sala una cinquantina di persone, più o meno, di varia "natura", ma nessun amministratore locale (a parte i soliti informatori-spioni o presunti "mazzieri").


Ma ora vorrei parlare del libro, di quello che ho cercato di dire per dare notizie in più in una realtà difficile, come quella di Atella, in cui il fenomeno dell'alcolismo (associato ad un grande disagio sociale) lo vedi ad occhi nudi, come in molti altri piccoli e medi centri del Vulture, e non solo.


Parlare di cultura, anche se questa volta di nicchia (petrolio e affini) fa sempre bene. Ecco perchè il libro di Pietro ad Atella, secondo il mio punto di vista, è stata una grande occasione per informarsi, confrontarsi, riflettere seriamente su quanto sta accadendo in materia mineraria nella nostra Italia e nella nostra piccola e "povera" Basilicata.
Trivelle d'Italia per me è un insieme di keywords (parole di ricerca) in cui trovi storie e analisi puntuali che ti fanno riflettere: la saggezza del topolino, estrarre petrolio costa meno di un vasetto di yogurt, Sicilia bedda, "sentieri" mortali, le giubbe rosse...e così via. Finestre aperte ad una discussione reale e non fantastica, anche da un punto di vista sociologico: di come cambiano i territori, di come cambiamo per via del Re Fossile.

Questo libro per me deve essere una sorta di apripista, un sentiero da tracciare, un'opera non esaustiva perchè sul petrolio ci sarebbe tanto da scrivere. Poi, se qualcuno si permette di blaterare che questo libro è copiato, allora significa due cose: 1. il libro non l'ha letto; 2. pura gelosia associata alla smania di protagonismo. Già. Chi legge capirà.
Trivelle d'Italia è quindi un'opera "incompiuta", ma questo l'autore lo sa. Traccia argomenti, li approfondisce intelligentemente, ma lascia spazio ad altre scritture, future. Pietro racconta storie di rifiuti petroliferi, di royalties, di benzina, di inquinamento delle matrici ambientali, di off-shore, dell'hub energetico e della nuova frontiera dello "Shale-Gas". Tutti argomenti trattati e descritti con somma conoscenza dei fatti, perchè Pietro è anche un'attivista militante impegnato da sempre.
 
Questo libro è da tenere nella propria libreria con gelosia, consultarlo periodicamente per costruirsi una base culturale solida, prima di avventurarsi in tematiche così difficili e impegnative come il petrolio nostrano. 
Concludo ringraziando Alessandro Pietropinto, le due associazioni organizzatrici dell'evento, e quei cittadini che hanno dedicato due ore del proprio tempo ad ascoltarci. Chiaramente un sentito grazie a Pietro Dommarco che ha creduto in me.

Trivelle d'Italia di Pietro Dommarco (Altreconomia edizioni)

Tratto da Il cobra senza occhiali

mercoledì, agosto 15, 2012

"Trivelle d'Italia", presentazione ad Atella il 21 Agosto

L'associazione "gap - Idee in divergenza" in collaborazione con il circolo culturale La Torre, organizza per il giorno 21 luglio, ore 18:30, presso la biblioteca comunale di Atella, la presentazione del libro del giornalista lucano di Altreconomia Pietro Dommarco "Trivelle d'Italia". Perché il nostro Paese è un paradiso per petrolieri / Altreconomia edizioni (2012) / di Pietro Dommarco. Con la prefazione di Mario Tozzi. 
Sito web del libro
L'argomento - di estrema attualità - abbraccia temi che vanno dalla tutela ambientale all'economia, alla sostenibilità, ecco perchè sarà l'occasione anche per dibattere di temi così importanti.

Descrizione
Il Bel Paese è oggi un gruviera crivellato da 1000 e più buchi, alla ricerca di greggio e gas. In Italia le compagnie pagano royalties basse. Le mani dei petrolieri sono sporche di greggio, ma libere. Libere di perforare la terra e i fondali marini italiani, con bassi costi e con l’avallo di leggi “tolleranti”.

Nel nostro Paese, infatti, le “percentuali di compensazione ambientale” sono tra le pi

ù basse al mondo: per questo oggi sono centinaia le concessioni e più di 1000 i pozzi produttivi in Italia, tra terraferma e mare. “Trivelle d’Italia” racconta questo “buco” nel cuore, che ha portato pochi vantaggi ai territori, poca occupazione e infiniti lutti, per i lavoratori e per l’ambiente.

Un’analisi che scende in profondità e percorre numeri e storie dei piccoli Texas italiani, dalla Basilicata alla Pianura padana, dal mare della Sicilia a Porto Marghera, tra amministrazioni compiacenti e rifiuti tossici. Un vero “libro nero”.

 

mercoledì, agosto 08, 2012

La Ola su dinego permesso ENI ricadente ad Atella


La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) dopo aver appreso della mancata intesa da parte della Giunta regionale di Basilicata all’istanza del permesso di ricerca idrocarburi “Frusci” (ricadente nei comuni di Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Pignola, Potenza, Ruoti e San Fele), di cui titolare ENI, si chiede, come mai l’ufficio compatibilità ambientale regionale in data 9.3.2011 deideva con determina dirigenziale l’esclusione della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) trasmettendola anche all’UNMIG? La Giunta regionale, oggi nel negare la suddetta intesa, motiva il provvedimento con “il pregio paesistico di alcune aree interessate, la presenza di aree naturali protette e i vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici gravanti su alcune parti del territorio interessato dall’istanza” Con motivazioni cioè opposte l’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata decideva l’esclusione dal procedimento VIA, aggirando le opposizioni dei comuni già trasmesse alla Regione.
Secondo la Ola emergono forti contraddizioni tra questa mancata intesa e l’esclusione VIA all’istanza “Frusci” in virtù dei pareri negativi di comuni e associazioni che rendono debole il provvedimento di fronte al possibile ricorso alla giustizia amministrativa da parte di ENI.
Il provvedimento della Giunta regionale, deve essere inteso come un atto di sfiducia nei confronti degli uffici regionali, che in un primo momento sottoposero l’istanza a VIA e successivamente con un colpo di mano a esclusione VIA. Tale atto fu oggetto di critiche anche da parte delle amministrazioni comunali interessate. Alla Ola non resta che prenderne atto e chiedere le dimissioni dei dirigenti dell’Ufficio compatibilità ambientale del Dipartimento Ambiente regionale, in previsione di ulteriori ed eventuali mancate intese per le altre 2 istanze di permesso di ricerca (Anzi e Satriano di Lucania) su 4 totali (con Grotta del Salice e Frusci) tutte interessate da esclusione VIA e da sollecito per l’intesa da parte del Ministero competente.

Tratto da Organizzazione Lucana Ambientalista

sabato, luglio 07, 2012

Saranno i Black Era gli ospiti dell'AtellaonLive'12

Atella on Live: il progetto che lega giovani e musica, ambiente e territorio.

Anche quest'anno Pro-Loco Vitalba e Comune di Atella promuovono "Atella On Live 2012", l'evento musicale unico dell'estate lucana ad alto tasso emergente.
A rendere ancor più speciale la manifestazione ci sarà la collaborazione e il gemellaggio con l'Absolute Cafè di Policoro (Mt) grazie al contributo del direttore artistico Antonino Barresi, gemellaggio che segna un importante unione e continuità nella promozione della musica emergente in Basilicata.

Il progetto "Atella On Live", giunto ormai alla sesta edizione, pone ancora una volta Atella (Pz) come uno dei migliori centri culturali per i giovani lucani. Nelle cinque edizioni del festival sono stati raggiunti obiettivi importantissimi. Primo fra tutti: la promozione della musica indipendente italiana, il vero principio-base ed ispiratore dell'evento musicale; ossia, offrire alle migliori band italiane della scena indipendente la possibilità di esprimere le proprie capacità artistiche e farsi conoscere da un pubblico giovane, attento, curioso e appassionato alla musica e alla sua varietà di stili e generi.
Ancora una volta la scelta ricade sempre su band o cantanti che sappiano esprimere le loro grandi qualità e la loro grande originalità nel live e che siano i futuri rappresentanti nei loro generi (basti ricordare le esibizioni dei Nobraino e dei Pan del Diavolo nelle passate edizioni).

Quest'anno sarà la volta dei Black Era, massimi esponente del trip-hop nostrano, che si esibiranno sul palco più emergente della nostra regione. Il gruppo partenopeo si distingue da molte band per la priorità che essi danno al loro “fare musica”, ossia la distribuzione libera della musica tramite web. L'amicizia con i membri dei Mou_project  ai quali Black Era si unisce, permette di creare il progetto aquietbump.com, una delle netlabel attualmente più apprezzate e conosciute d'Europa. Le pubblicazioni vengono stampate su cd e vendute dal sito della label e contemporaneamente in download digitale libero. Il suono personale e la politica di pubblicazione premiano i Black Era con centinaia di recensioni e performances, anche come supporto di artisti blasonati come Andy Smith, Raiz, Ozric Tenctacles e con concorsi dedicati ai remix dei loro brani come quello pubblicato dalla celebre rivista tedesca "Beat magazine".

Insomma, nulla viene lasciato al caso, "Atella On Live" stupirà ancora, mossi da un unico intento: promuovere la straordinarietà del territorio e dell'ambiente lucano tramite l'immensa ed infinita ricchezza culturale che unisce la musica e i giovani.

Atella on Live'12, 2 Agosto, ore 22:00, Piazza Gramsci - Atella (Pz)
BLACK ERA
Sito web dell'evento
Pagina facebook qui

giovedì, maggio 31, 2012

Benzina, gli ultimi 2 centesimi

Hanno aumentato la benzina di due centesimi al litro per aiutare le vittime del terremoto e sei incazzato.
Hai ragione.
Hai ragione perché quei due centesimi al litro rappresentano solamente l’ultima delle innumerevoli prese per i fondelli che hai dovuto sopportare da qualche decennio a questa parte.
A partire dagli anni ‘50 i costruttori di automobili, complici il boom economico e il costo dei carburanti a buon mercato ti hanno fatto credere che l’automobile avrebbe garantito a tutti quanti la possibilità di spostarsi liberamente. Questi signori ti hanno raccontato che l’automobile sarebbe stato il mezzo di trasporto del futuro e che chiunque ne fosse rimasto sprovvisto sarebbe stato relegato ai margini della società.
E dopo che hanno contribuito allo smantellamento dei sistemi di trasporto pubblico e sponsorizzato la rovina di uno dei sistemi ferroviari più all’avanguardia al mondo sono finalmente riusciti a dimostrare che non esiste alternativa. Infatti essere “automunito” è diventata la condizione necessaria per poter lavorare. Cioè, devi avere la macchina per ottenere il lavoro che ti serve per pagare la macchina.
Hai pagato rate per anni tirando un po’ la cinghia. Ti sei anche detto che non la cambierai mai più, solo che poi la pubblicità, i film e gli amici ti hanno ripetuto fino allo sfinimento che ormai il tuo è un modello obsoleto, che è troppo piccolo e troppo poco performante, che meriti di più. A forza di sentirtelo dire hai iniziato a crederci anche tu che se non cambi la tua vecchia carretta non scoperai mai più.
Ma proprio quando hai iniziato a capire che con il nuovo bolide si scopa tanto quanto con la vecchia scatoletta e hai deciso che questa volta l’avresti usata fino a consumarne anche il telaio, dopo qualche anno hai cominciato a sentire il senso di colpa nei confronti dell’ambiente: il mercato offre modelli ecochic, ecosmart, ecofriendly e tu te ne vai ancora in giro con un’auto che non sai neanche quanto impatta in termine di grammi di CO2 per km percorso.
Ti piacerebbe cambiarla, se solo non fosse che il periodo non è dei migliori, ma per fortuna sono arrivati gli ecoincentivi che ti offrono l’opportunità di buttare via la tua automobile che funziona ancora e ancora bene per comprarne una nuova, una macchina “ecologica”. È a questo punto che inizi a non essere più tanto convinto di tutta la storia: dopo che per decenni, per realizzare promessa di una mobilità alla portata di tutti questi qui se ne sono fottuti allegramente del pianeta, adesso vengono a dire a te che devi essere rispettoso del pianeta. Hanno cementificato i fiumi, perforato le montagne, devastato valli, hanno costruito strade asfaltate in qualunque angolo del paese per farci scorrazzare le automobili e adesso dicono a te che devi essere amico dell’ambiente.
Loro fanno guerre a non finire per garantirsi un facile accesso al petrolio, espropriano la terra di popoli interi, finanziano regimi dittatoriali corrotti e irrispettosi dei diritti umani, avvelenano fiumi e distruggono foreste, se ne strafottono delle leggi internazionali, sversano in mare milioni di barili di petrolio e tutto solo per portare alla pompa una benzina a prezzi ridotti, alla portata di tutti. E poi si appellano al TUO buon cuore, al TUO senso di responsabilità nei confronti del pianeta, ti parlano della TUA responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici.
Chi sono “loro”? Basta dare un’occhiata sul web: 25 delle 100 più grandi multinazionali sono compagnie petrolifere, 10 sono banche, 10 sono produttori di automobili, 7 sono compagnie assicurative. Ecco chi sono “loro” e hanno creato una sinergia perfetta: le banche ti prestano i soldi che servono per comprarti un’auto che devi assicurare e che devi alimentare comprando e consumando petrolio.
E tu, mentre te ne stai lì, immobilizzato in mezzo al traffico, pensi al mese che rispetto allo stipendio è sempre più lungo e alle vacanze che non farai perché devi pagare il bollo, l’assicurazione, le gomme da neve, la manutenzione ordinaria e straordinaria e adesso anche la ricostruzione dell’Emilia.
È inutile negarlo, l’automobile è stata il sogno di milioni di italiani, un bellissimo sogno da cui adesso ci stiamo risvegliando in modo abbastanza traumatico. Occorre adesso una politica seria di revisione della mobilità per evitare che il sogno si trasformi in un incubo da cui rischiamo di non risvegliarci più.

di Paolo Pinzuti da il Fatto Quotidiano

giovedì, aprile 26, 2012

Caro Sindaco, dopo gli automobilisti pensiamo ai ciclisti?

Caro Sindaco,
a giorni saranno ultimati i lavori e verrà consegnata la rotatoria sulla S.S. 93, rotatoria che collega la suddetta statale direttamente al paese e alla torre angioina. Opera realizzata utilizzando 150.000 euro dei cittadini atellani.
Senza entrare nel merito dell'opportunità o meno di realizzazione di tale intervento e/o della sua priorità rispetto ad altri e più incombenti bisogni del nostro paese, si richiede un'attenzione fattiva anche nei confronti di chi non usa solamente l'auto nei suoi spostamenti, ma la bici. Pratica sempre più diffusa che coniuga risparmio di denaro (rinuncia alla benzina) e rispetto per l'ambiente, oltre ai benefici non trascurabili per la salute e il fisico...

Potrebbe il comune di Atella mettere in campo un'azione rivolta a chi crede in una mobilità sostenibile (da e per il lavoro ma anche per il tempo libero) e che reclama sicurezza e adeguamento delle arterie di collegamento?
Quindi, dopo gli automobilisti, è auspicabile un intervento per la salvaguardia dei ciclisti e l'incentivazione per l'utilizzo delle due ruote.
A tal proposito, e in vista della giornata nazionale dei ciclisti del prossimo 28 Aprile, si condivide l'appello del movimento #salvaciclisti:

Caro Sindaco,
Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556 ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.
In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato.
Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

Aderendo a #salvaiciclisti si impegnerà quindi a:
1. Garantire l’applicazione a livello locale degli 8 punti del Manifesto del Times per le aree di competenza comunale,
2.
Formulare le opportune strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali,
3.
Contrastare il fenomeno del parcheggio selvaggio (sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve ed incroci, sulle piste ciclabili),
4.
Far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e istituire da subito delle “Zone 30″ e “zone residenziali” nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti,
5.
Realizzare, qualora mancante, un Piano Quadro sulla Ciclabilità o Bici Plan,
6.
Monitorare e ridisegnare i tratti più pericolosi della città per la viabilità ciclistica di comune accordo con le associazioni locali,
7.
Redigere annualmente un documento pubblico sullo stato dell’arte nel proprio comune di competenza della viabilità ciclabile indicando i risultati dell’anno appena trascorso e gli obiettivi futuri,
8.
Dotare ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari con un percorso ciclabile che garantisca il pieno comfort del ciclista,
9.
Promuovere una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti gli utenti della strada sulle tematiche della sicurezza,
10.
Dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città
È perché riteniamo che la campagna #salvaiciclisti sia dettata dal buon senso e da una forte dose di senso civico che chiediamo un suo contributo affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

mercoledì, aprile 04, 2012

Gruppo di acquisto/filiera corta del Vulture

Insalata, fragole, uova, albicocche, kiwi,broccoli, rape, rucola, fagioli, ceci, cucuzze, etc...
Sei un produttore agricolo o sei un consumatore alla ricerca di prodotti di stagione, freschi, genuini e a prezzo vantaggioso?
Unisciti al gruppo di acquisto/filiera corta del Vulture, scrivi a altratella@gmail.com

Filiera corta: prodotti agricoli a Km zero, nuovo stile di consumi

Farmer markets, ristoranti a chilometro zero, distributori di latte crudo e scelte consapevoli: il mercato dei consumi si orienta verso la sostenibilità e a guadagnarci non è solo il consumatore, ma anche l’economia del territorio.
Ma cos’è esattamente la filiera corta? Cosa prevede il Km zero? Quali vantaggi porta al consumatore in termini economici e alimetari? Scopriamolo con questa guida!

Storia della filiera agricola

Uno dei primi teorici del consumo di prodotti locali è lo statunitense Gary Paul Nabhan, che nel 2001 ha pubblicato il libro “Coming Home To Eat”. Accattivante ed ironico, nel libro vengono descritti gli sforzi compiuti da questo etnobotanico al fine di consumare cibi la cui provenienza fosse circoscritta in un raggio di 220 miglia (circa 400 chilometri) dalla sua casa in Arizona.
Pochi anni dopo, nel 2005, i giornalisti James B. MacKinnon e Alisa Smith fecero anche di più: restringendo il raggio a sole cento miglia, per un anno si cibarono di prodotti provenienti esclusivamente dal territorio circostante la loro casa di Vancouver, in Canada. La loro esperienza è raccontata nel libro “The 100-Mile Diet: A Year of Local Eating”, ancora inedito in Italia ma che ha riscosso un grande successo nel mondo anglosassone.
In Italia la cultura del “chilometro zero” è approdata in tempi recenti, ma ha trovato da subito un terreno fertile: basti pensare che nel 2008 la regione Veneto, prima in Italia, si è dotata di una legge (L.R. 25 luglio 2008, n. 7 BUR n. 62/2008) volta a riconoscere le attività di distribuzione e ristorazione che, in percentuali comprese fra il 30 e il 50%, si approvvigionano di prodotti di origine veneta.
Non solo: la maggior richiesta di alimenti di provenienza locale ha avuto un ‘effetto volano’, sulla proliferazione dei cosiddetti “farmer markets”, ovvero i “mercati contadini” nei quali agricoltori ed allevatori, evitando le maglie della grande distribuzione, offrono i loro prodotti direttamente al consumatore. Parallelamente a questo ‘nuovo’ (eppur antico!) modo di fare la spesa, anche il mondo della ristorazione ha accolto e sfruttato le opportunità offerte dai mercati del territorio: sono infatti in costante aumento i cosiddetti “ristoranti a chilometro zero”, nei quali vengono serviti piatti cucinati secondo la tradizione, i cui ingredienti sono rigorosamente di provenienza locale.
Da sottolineare infine è la recentissima approvazione del Ddl ‘Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità’, approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° marzo 2010. Il provvedimento è uno strumento legislativo di primaria importanza perché, per la prima volta, definisce i mercati agricoli di vendita diretta, promuovendo la domanda e l’offerta dei prodotti agricoli a chilometro zero e fornendo un inquadramento del settore dal punto di vista legislativo.

Quanto viaggia la nostra spesa?

Camminando per le corsie di un qualunque supermercato, ognuno di noi non può che rimanere quasi stordito dall’assortimento di prodotti disponibili: dal reparto ortofrutta a quello della macelleria, dal banco del pesce agli sterminati scaffali di prodotti alimentari, la scelta è pressoché illimitata. Eppure, non è difficile ricordare che fino a qualche tempo fa la spesa la si faceva dal fruttivendolo, dal macellaio, al piccolo negozio di alimentari sotto casa. Il panettiere produceva le giuste quantità di pane per soddisfare la sua clientela ed evitare gli sprechi, dal fruttivendolo le zucche si trovavano solo in inverno e le pesche solo in estate, e non era raro che dal pescivendolo non si trovasse un certo tipo di pesce, se ad esempio le condizioni meteorologiche impedivano ai piccoli pescherecci di uscire in mare. Ed ora?
Quantità imbarazzanti di cibo che ogni giorno vengono gettate, prodotti del reparto ortofrutta che si trovano costantemente in qualsiasi momento dell’anno, carne e pesce provenienti da altri Paesi, se non da altri continenti. Ad esempio, secondo un’indagine della Coldiretti, negli ultimi anni le importazioni di frutta e verdura dall’estero hanno raggiunto nel un valore complessivo di circa due miliardi di euro; i Paesi maggiormente coinvolti sono quelli sudamericani (Colombia, Ecuador, Cile, Brasile e Argentina) ma anche europei (Spagna) ed africani (Marocco, Egitto, Tunisia). I prezzi competitivi offerti dai prodotti di importazione mettono decisamente a rischio le produzioni ortofrutticole italiane, che sono fra le maggiori in Europa con produzioni annuali di circa 20 milioni di tonnellate di frutta e 16 di verdure ed ortaggi.
Certo, esistono prodotti ortofrutticoli la cui importazione è praticamente indispensabile (come, ad esempio, la frutta tropicale), poiché le condizioni climatiche in Europa non ne consentono la coltivazione, eppure è ormai prassi trovare sul mercato italiano non solo le primizie, ma anche i prodotti di stagione: pere argentine, arance sudafricane, mele cinesi e fagiolini del Kenya. Per non parlare di vini cileni, bistecche argentine, tonno del Pacifico o carne di canguro. Questo cosa comporta? Che, mediamente, per arrivare su una tavola occidentale, un pasto medio ha frequentemente viaggiato per un totale di oltre 1900 chilometri (e questo lo sostiene il premio nobel Al Gore, nel suo libro ‘An Inconvenient Truth – Una scomoda verità’, Rizzoli). Nei casi più eccezionali, un vino australiano deve percorrere oltre 16000 chilometri per giungere al nostro bicchiere, consumando quasi 10 kg di petrolio ed emettendo una trentina di chilogrammi di CO2; non va meglio con la frutta cilena che genera, per ogni chilogrammo di prodotto, più di 22 kg di anidride carbonica, dovendo viaggiare per oltre 12000 chilometri e consumando oltre 7 kg di petrolio. Ma quali sono i costi di questa follia commerciale?
Alla luce dei fenomeni di caro-petrolio, che si presentano con sempre maggior frequenza, e dei costi non indifferenti della logistica, appare evidente che questo sistema di consumo globalizzato non è sostenibile né dal punto di vista ambientale né da quello economico. I prodotti che si trovano a viaggiare su camion, nave, aereo sono indiscutibilmente più costosi di quelli nostrani.
Fortunatamente, sempre secondo la Coldiretti, la contaminazione dei mercati del nostro Paese da parte di prodotti stranieri ha un valido ‘nemico’ in tre consumatori su quattro, che sostengono di riporre maggiore fiducia nei prodotti di provenienza italiana e che, in quasi la metà dei casi (46%) sono disposti a spendere di più pur di acquistare un prodotto del nostro Paese.

I farmer markets

Quasi come una ‘ribellione’ nei confronti degli sprechi e delle assurdità del sistema commerciale, negli ultimi anni il consumatore italiano ha riscoperto la sua sensibilità nei confronti di un consumo critico e sostenibile; uno dei maggiori risultati di questa presa di coscienza è stato il diffondersi dei cosiddetti ‘farmer markets’, ovvero dei mercati contadini. Presenti in quasi tutte le città italiane, i mercati nei quali si commerciano esclusivamente prodotti locali sono ormai una realtà consolidata. I piccoli produttori del territorio hanno l’opportunità di vendere direttamente ai consumatori gli alimenti provenienti dalle loro aziende, evitando perciò i passaggi intermedi dei grossisti e delle grandi catene di distribuzione.
I risvolti positivi di questa “filiera corta” sono numerosi, a partire dalla competitività dei prezzi di alcuni prodotti, che non subiscono i ricarichi generati dal passaggio di mano fra un intermediario e l’altro. Inoltre, la provenienza locale dei prodotti garantisce la freschezza degli stessi, a differenza di quanto avviene nella grande distribuzione per la quale si rendono necessarie metodologie di conservazione (es. celle frigorifere, additivi chimici e conservanti) che vanno ad influenzare negativamente le qualità organolettiche dei prodotti stessi. Il presupposto stesso del “km zero”, inoltre, fa sì che i cibi subiscano un trasportati solo su distanze relativamente brevi, il che consente la riduzione dei consumi energetici e delle conseguenti emissioni di anidride carbonica.
Le aziende agricole gestite dai produttori locali sono generalmente di dimensioni ridotte, e la presenza estesa di serre rappresenta più l’eccezione che la regola. Ciò significa che gli agricoltori coltivano seguendo i ritmi della natura, e che i prodotti reperibili nei mercati territoriali sono rigorosamente di stagione. Proprio la riscoperta della periodicità dei prodotti ortofrutticoli sta alla base del successo dei farmer markets, in netta contrapposizione con l’astagionalità tipica della grande distribuzione; il consumatore infatti tende ad ‘autoeducarsi’ al fatto di non poter mangiare pomodori a dicembre, o mele a giugno, ritrovando perciò un contatto positivo con la stagionalità dell’alimentazione.
Rifornirsi presso mercati legati al territorio significa anche la possibilità di trovare varietà locali di frutta e verdura, come la zucchina di San Pasquale (Campania) o il cipollotto Nocerino DOP, ma anche varietà zootecniche considerate “minori”, come ad esempio il suino nero di Parma o le decine di razze ovine, suine e caprine locali diffuse sul territorio nazionale. Da sottolineare inoltre è la valorizzazione delle varietà di cereali che la produzione agricola industrializzata ha soppiantato, ma che sono state recentemente oggetto di progetti di recupero e conservazione della biodiversità.
Fare acquisti ai mercati locali fa bene non solo all’ambiente ma anche al portafogli: secondo una recente indagine di Coldiretti, infatti, il risparmio legato all’acquisto a chilometro zero è intorno al 30% raggiungendo, in alcuni casi, anche il 50%. Acquistando prodotti locali, il risparmio può essere quantificato in circa cento euro al mese (calcolato su una spesa media di 467€) e, da non trascurare, consente di evitare emissioni di CO2 pari ad una tonnellata all’anno.
Da non trascurare, infatti, è la socialità legata all’acquisto locale: i mercati contadini sono spesso luoghi dove è piacevole fermarsi per osservare i prodotti, parlare, confrontarsi con i produttori, stabilendo rapporti di fiducia e promuovendone la solidità nel tempo.

Ristorazione a chilometri zero

Il mondo della ristorazione ha colto al volo l’opportunità offerta dalla promozione dei mercati locali, e sono sempre di più i ristoranti che offrono i cosiddetti “menu a km zero”. L’idea nasce da Padova, grazie al sostegno offerto dalla regione Veneto, e identifica quei locali che offrono cibi reperiti in un raggio di cento chilometri. L’osteria “Vitanova” di Padova è stato il primo ristorante a ricevere la certificazione del “km 0”, offrendo ad esempio grana padano e formaggio Asiago provenienti da meno di trenta chilometri di distanza, vino dei Colli Euganei da 27, mentre il radicchio ne deve percorrere solo 16. Insieme ad un’altra ventina di ristoranti veneti che sinora hanno ricevuto la certificazione, in tutta Italia l’esperimento sta allargandosi a macchia d’olio; ad esempio, nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano è stato avviato nel 2008 un concorso volto alla premiazione dei migliori “menu a chilometro zero” dei ristoranti ubicati nel territorio del parco. La valorizzazione del ricchissimo patrimonio enogastronomico dell’Appennino settentrionale è stato promossa da numerosi ristoranti dislocati nelle province di Massa Carrara, Lucca, Parma e Reggio Emilia, e per la cronaca il vincitore della prima edizione è stato il ristorante “Montagna Verde” di Apella (Ms), il cui menu a km zero ha sbaragliato altri ventuno agguerriti concorrenti.
Anche nel settore pubblico sta prendendo piede l’ottica del consumo di prodotti locali: un caso virtuoso è ad esempio offerto dal progetto “Bam.P.È.” (‘Bambini e prodotti agricoli d’eccellenza’), che promuove nelle mense scolastiche del Sassarese il consumo di prodotti locali di qualità e, in tal modo, contribuisce al sostentamento dell’economia isolana. Il progetto, sostenuto da finanziamenti a livello europeo e della durata prevista di trenta mesi, persegue il duplice obiettivo di fornire ai bambini delle scuole primarie un’alimentazione sana ed equilibrata, ma al contempo anche di educare le nuove generazioni alla conoscenza dei prodotti tradizionali e di contribuire alla formazione di ‘nuovi consumatori’ dotati di spirito critico e sensibilità nei consumi.

Latte crudo alla spina

Ormai diffusissimi sul territorio italiano, le capannine che offrono il latte crudo alla spina rappresentano un’alternativa che sempre più consumatori utilizzano. Nato come un esperimento, i distributori sono ormai centinaia ed offrono non solo latte, ma anche burro, formaggi, prodotti caseari delle aziende del territorio. Con un risparmio non indifferente: ad esempio, un litro di latte crudo costa un euro, contro i 30-50 centesimi in più pagati al supermercato. Oltre ad avvantaggiare i produttori locali, anche dal punto di vista ambientale ci sono risvolti positivi, poiché in genere è possibile portarsi la bottiglia da casa e riempirla presso il distributore, evitando lo spreco legato allo smaltimento delle confezioni usa e getta.
In rete è presente addirittura un sito che mappa i distributori di latte alla spina (www.milkmaps.com), e fare acquisti è sempre più comodo grazie alle chiavette ricaricabili, simili a quelle per la macchinetta del caffè dell’ufficio. La sicurezza dal punto di vista alimentare è garantita da rigorosi controlli di qualità e gli sprechi sono messi al bando: il latte non erogato entro 24 ore viene ritirato ed utilizzato per la produzione di ricotta e formaggi.

Prodotti locali e chilometro zero: una scelta vincente

Il consumo di prodotti di origine locale sta vivendo un periodo di grande espansione, e non a caso: la promozione dei prodotti “a chilometro zero” ha risvolti positivi sotto numerosi punti di vista. In termini di qualità del prodotto offerto al consumatore, i cibi di provenienza locale sono più freschi e il loro avvicendamento aiuta a riscoprire il senso dei consumi stagionali. I prodotti del territorio, inoltre, consentono il risparmio sulle spese di trasporto e sulle emissioni di anidride carbonica, pertanto la loro scelta rappresentano un’azione significativa in termini di sostenibilità ambientale. Dal punto di vista del portafoglio, inoltre, il risparmio offerto dall’approvvigionamento diretto “dal produttore al consumatore” è un vantaggio che, in tempi come questi, non è certo da sottovalutare.

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lunedì, marzo 19, 2012

Amianto atellano, la famiglia Petruzzelli precisa ma spinge anche essa per la bonifica

L’iniziativa di sensibilizzare l’opinione pubblica sul “rischio amianto” e denunciare pubblicamente l’inerzia di chi dovrebbe agire al fine di evitare che vi possano essere rischi per la salute delle persone che vivono in quei luoghi, deve essere fatta in modo esaustivo e corretto, al fine di impedire a chi legge di essere indotto in errore. Nell’articolo da Voi pubblicato il 6 marzo 2012 sul quotidiano on line BASILICATA 24 titolo: L’AMIANTO CHE NESSUNO VUOL VEDERE occhiello VIDEO DENUNCIA SULLA PRESENZA DELLA FIBRA KILLER ALL’INTERNO DELL’EX CEMENTIFICIO PETRUZZELLI e relativo video, erroneamente vengono fornite indicazioni su fatti, stati e denominazioni di luoghi tali da indurre ad imputare alla famiglia Petruzzelli responsabilità inesistenti in capo alla stessa.Più volte nell’articolo, si fa riferimento al sito “ex cementificio Petruzzelli”. Tale indicazione è ERRONEA poiché il sito appartiene a due diverse società: la LUCANA BITUMI SPA e la LUCANA CALCESTRUZZI Srl, entrambe in stato di fallimento, rispettivamente dal 1993 e 1999. Per la gestione ed amministrazione dei fallimenti intervenuti sono stati nominati, con regolare atto giudiziario, i relativi curatori fallimentari: il Dr. Lorenzo MURANO di Melfi, per la Lucana Bitumi S.p.A. e l’ Avv. Luciano PETRULLO di Potenza, per la Lucana Calcestuzzi S.r.l. , entrambi attualmente in carica.In altri termini da circa 20 anni sono i curatori fallimentari a gestire il sito e NON certo gli ex-amministratori Petruzzelli.Lo stato attuale di degrado, di abbandono e di potenziale pericolo denunciato nell’articolo,quindi, non è e non deve essere associabile agli ex amministratori, i quali, per di più, sono preoccupati anch’essi della situazione oggi esistente e confidano vivamente in un intervento degli Enti preposti.Risulta fuorviante, per il lettore:omettere la citazione delle società di capitali (dotate di autonoma personalità giuridica) che operavano in quel sito (seppur fallite da tempo inveterato); identificare erroneamente quel sito come “Ex cementificio Petruzzelli”, in quanto attinente alle due predette società; associare, ledendo l’immagine ed il decoro degli ex amministratori delle società stesse , la presenza di amianto ad un nome proprio di persona fisica.Come già detto, associare la denuncia “fibra killer” al nome “(Ex cementificio) Petruzzelli” è altamente lesivo dell’immagine e del decoro di tutti i componenti della famiglia Petruzzelli, perchè il lettore, magari poco attento e non esaustivamente informato dei fatti su citati, è indotto a ritenere che l’inerzia altrui e l’esistenza di una fibra killer sia collegato ad un nome proprio di persona.Ciò è ancor più grave quanto risulta che la stessa Associazione GAP ed il blog ALTRATELLA, promotori della campagna “PERICOLO AMIANTO AD ATELLA”, sono perfettamente a conoscenza dell’impossibilità di intervento da parte dei Petruzzelli.Come risulta infatti dal video realizzato dalla GAP in collaborazione con ALTRATELLA ed allegato a corredo del Vs articolo, gli operatori, nel corso dell’intervista realizzata, sono già a conoscenza dell’impossibilità d’intervento della proprietà (seppur termine improprio per le motivazioni su riportate) affermando, come inciso, nel corso della stessa:  “sapendo che la proprietà non può più far nulla…”Per completezza si rende noto, altresì, che già nel 1995 venne presentato dall’Ing. Donato Petruzzelli al Comune di Atella, un “Progetto di un centro polifunzionale ad uso residenziale, commerciale, terziario e pubblico” di riqualificazione dell’area, con relativo smaltimento delle vecchie infrastrutture (compreso ovviamente l’amianto di cui trattasi), rimasto privo di ogni valutazione e risposta e, pertanto, l’area è oggi abbandonata a se stessa, con un fallimento in atto e curatori fallimentari in carica.Siamo sensibili al problema, apprezziamo iniziative di sensibilizzazione verso tematiche sociali quali il rischio amianto e, proprio per questo, facciamo notare che, sempre in Atella, oltre al sito citato nell’articolo ed unico di cui fino ad ora si è interessato la GAP, vi sono altri siti industriali, attivi, che hanno coperture in amianto e che espongono la popolazione ed i lavoratori impiegati, ad un potenziale rischio salute. Per dovere di cronaca e di informazione, dovrebbero anch’essi essere oggetto d’inchiesta e di doverosa attenzione proprio da parte di chi, armato di sano e volenteroso senso civico, intende portare avanti la campagna di sensibilizzazione “PERICOLO AMIANTO AD ATELLA”per la tutela della salute pubblica in un piccolo paese della Basilicata.Così come scrive Thomas Bernhard in Antichi Maestri  “È di rispetto che abbiamo bisogno. Per la verità, per le notizie, per i cittadini” 

Ing. Donato Petruzzelli e Geom. Vito PetruzzelliAvv. Paolo La Bollita  Avv. Alessia Petruzzelli 

Nell'articolo pubblicato sul nostro quotidiano on line, in data 6 marzo 2012, dal titolo "L'amianto che nessuno vuol vedere" l'uso del nome di persona (riferito all'ex cementificio di Atella) è finalizzato solo ed esclusivamente alla identificazione di un luogo come si evince dallo stesso articolo. Quel sito, infatti, ad Atella è noto a tutti come "ex cementificio Petruzzelli". Nell'articolo non è minimamente celata l'intenzione di puntare il dito contro la famiglia Petruzzelli, è al contrario specificato che l'ex cementificio è sotto sequestro dal 1992.

Il direttore, Giusi Cavallo

Tratto da Basilicata24

 Di seguito il video sull'argomento:


giovedì, marzo 15, 2012

Atella, quell'amianto ignorato da tutti

Lungo la strada che da Atella porta a Rionero, in una zona residenziale, si trova ormai da 20anni, quello che rimane dell'ex stabilimento Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl che produceva conglomerati bituminosi, conglomerati cementizi e prodotti in cemento armato. Chiunque  transiti  lungo l'arteria non può fare a meno di notare quei capannoni abbandonati, ammassi di lamiere e cumuli di bidoni accatastati. E come se non bastasse, con il passare degli anni, la struttura si è andata via via sgretolando e, di quello che una volta era il tetto dello stabilimento, a terra sono rimaste le coperture di cemento e amianto.
Ed è proprio quell'amianto, a prescindere dal degrado in cui versa l'area che si estende su una superficie di circa due ettari di terreno a destare le maggiori preoccupazioni.
E' il 1992 quando lo stabilimento chiude per fallimento. Passano gli anni ma quel sito rimane chiuso e in balia del tempo. Nel 2009 gli uomini della Guardia di finanza appongono i sigilli all'ingresso e alla struttura: a fare paura è quell'eternit utilizzato per la costruzione della copertura del capannone. Ma di bonificare la zona neanche a parlarne.
Dopo vent'anni dalla chiusura dello stabilimento a lanciare l'allarme, per la presenza di una vera e propria bomba a orologeria dal punto di vista della salute pubblica e dell'inquinamento ambientale, una ventina di persone che, a giugno del 2011, hanno dato vita, ad Atella, all’associazione “gap– Idee in divergenza”.
L'articolo apparaso su Il Quotidiano della Basilicata

Quello che chiedono è la bonifica del sito intorno al quale sorgono anche numerose abitazioni.
La copertura dell'ex stabilimento, che un tempo produceva conglomerati bituminosi, ormai quasi del tutto crollata, come detto, era composta soprattutto da amianto. Oggi quelle lastre  sono per terra, soggette al degrado ma soprattutto all'azione degli agenti atmosferici che ne amplificano la pericolosità per la salute umana.
Difficile non notare quello che è davvero sotto gli occhi di tutti i cittadini di Atella che ormai dal 1992  vivono a stretto contatto con quelle lastre di eternit e ovviamente respirano i filamenti di amianto che dal terreno si innalzano mescolandosi con l'aria. Vent'anni  sono   davvero troppi e così i ragazzi dell'associazione “gap- Idee in divergenza” di Atella hanno deciso di far sentire la propria voce affinché qualcuno - Comune, Regione o Arpab - intervenga e provveda a bonificare la zona. E per dare maggiore eco alla loro legittima richiesta i ragazzi hanno realizzato un video denuncia che è possibile vedere sul sito altratella.blogspot.com.
Il video, oltre a documentare la situazione di degrado dell'ex stabilimento Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl, propone anche la testimonianza del signor Antonio Di Felice che è stato sia custode che operaio dell'ex-cementificio.

Tratto da il Quotidiano della Basilicata
Di seguito il video: