altratella.it, che fare?

Abbiamo lanciato l'hashtag #altratellachefare? per decidere insieme cosa può essere domani questo (non-) luogo e spazio. PARTECIPA ANCHE TU! Leggi tutto

La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano

Un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti. Leggi tutto

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali, se si applicasse un canone equo (come suggerito dagli autori della ricerca) di 10 euro/mc la nostra regione incasserebbe 9,2 milioni di euro. Leggi tutto

Il tuo voto ad un uomo così

"Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo poli­tico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insedia­to al posto di potere egli ti poteva ga­rantire una raccomandazione, la pro­mozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro.
Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i par­lamenti e le assemblee regionali e co­munali degli uomini peggiori, spiri­tualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla so­cietà.
Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua".

Giuseppe Fava detto Pippo (1925 - 1984)

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mercoledì, luglio 23, 2014

6° raduno bandistico nel comune di Atella

Sabato 2 Agosto, presso la Città di Atella, si terrà il 6° raduno bandistico organizzato dal complesso Banda Musicale Città di Rapone diretta dalla Maestra  Giovanna  Ciampa, il Complesso Bandistico di Rapolla diretto dal Maestro Pasquale Cerrone e il Complesso Bandistico S. Michele Arcangelo di Rapolla diretto dal Maestro  Giovanni Rapone.
bandistico di Atella. Saranno presenti le seguenti bande: Complesso Bandistico Atellano diretto dal maestro Pasquale Di Muro,
L’evento è organizzato dal Complesso Bandistico Atellano, una bella iniziativa diretta dal Maestro Pasquale di Muro che con tanta volontà e molta passione insegna da anni l’arte della musica ai giovani ragazzi atellani.

Programma:
Ore 17.00 Arrivo delle Bande
Ore 17.30 Sfilata per le strade della città di  Atella
Ore 18.30 Esibizione delle singole Bande in Piazza Gramsci
Ore 22.30 Estrazione Lotteria
Ore 23.00 Concerto Finale

Un evento pieno di tanta buona musica, la musica è il suono dell’anima…

di Michele Centonze

martedì, dicembre 10, 2013

#altratellachefare? Donato: autosufficienza energetica e nuove prospettive per il Vulture

A seguito della richiesta di collaborazione e suggerimenti del post precedente, Donato Parisi ha mandato un ottimo contributo e spunto per la riflessione che trovate di seguito.
Siete invitate ad esprimervi sull'intervento di Donato (commentando al post) e proporne altri (magari scrivendo una mail a altratella@gmail.com).. 

Che ne dici se si facesse un forum o comunque si dedicasse tempo e spazio sul blog per promuovere e discutere iniziative politiche, ma di carattere programmatico per il nostro comune.Ad esempio, ho qualche idea: ci potremmo informare e quindi promuovere iniziative come l'autosufficienza energetica per le strutture pubbliche, in particolare le scuole, tramite l'istallazione di caldaie che bruciano gli arbusti. Promuovere l'acquisto e l'istallazione di lampadine a led per l'illuminazione pubblica(tutte opere che si ripagano da sole con il risparmio sul costo dell'energia), oppure la riorganizzazione economica (e quindi aziendale) del Vulture, incentivando la formazione di cooperative, per esempio vitivinicole. 
Donato Parisi

martedì, maggio 28, 2013

Atella cambia di segno

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci."
Mahatma Gandhi

Ad Atella, 3, anzi 4 partiti (Partito Democratico, Popolari Uniti, Socialisti e Italia dei Valori), sono stati sconfitti da una lista civica. Lista civica che, a differenza dei partiti, ha saputo praticare discontinuità e rinnovamento, senza tralasciare competenze e passione.

Risulta eletto sindaco di Atella Nicola Telesca con 1361 voti di lista, mentre i consiglieri eletti sono:
  • Pietro Telesca con 247 preferenze
  • Vito Telesca con 220 preferenze
  • Ivan Di Biase con 209 preferenze
  • Donato Macchia con 161 preferenze
  • Carmela Caldararo con 145 preferenze
i non eletti sono:
  • Michele Pacella con 122 preferenze
  • Donato Lamorte con 77 preferenze
Per la lista "politica" capeggiata da Michele Zaccagnino 1145 voti di lista.

Tutti i voti, candidato per candidato, qui.

Il vento è cambiato. E ci porterà lontano...

martedì, maggio 21, 2013

Metti il segno + ad Atella!

"Niente è certo, tranne il cambiamento" è la frase che ti accoglie al museo di storia naturale a Londra. Frase riferita alle teorie scientifiche, ma che può essere applicata anche ai piccoli contesti cittadini, perché il sottotitolo recita: "anche i più semplici sistemi possono mostrare imprevedibili segni di cambiamento".

Ad Atella, le amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi anni, hanno privilegiato alcuni aspetti e tralasciato altri. S'è dato priorità, per dirne una, alla "sicurezza stradale". In nome di tale obiettivo s'è costruito rotatorie e nuove strade per il traffico veicolare e sottovalutato l'esigenza di dare tranquillità a chi il paese lo gira a piedi o in bici e abbandonando il corso principale del paese a buche e deperimento.

Di contro, non s'è saputo scorgere e valorizzare l'enorme risorsa costituita dal palazzo e dal giardino Saraceno in termini di luoghi di socializzazione, relax, per fare cultura, creatività, ritrovo, di convivialità...e quindi impegnati a cercare fondi e finanziamenti (a differenza di come s'è fatto per le rotatorie) da destinare allo scopo.
Non s'è presa a cuore e sanata la situazione amianto in paese (oggetto di varie segnalazioni da anni) e le minacce per l'ambiente e la salute nel centro abitato di Atella persistono...
Tanto per citare 3 questioni sottovalutate.

Chi uscirà vincitore dalle urne del prossimo 26 e 27 Maggio, accantoni quanto in questi anni ha già ricevuto abbondante attenzione e si concentri su tematiche e problemi che necessitano di quel "+".
+ attenzione ai deboli ed al disagio, + ambiente, + cultura, + turismo, + vivibilità, + partecipazione, + attenzione agli anziani e alle giovani generazioni, +...

Quel segno + ad Atella può essere impresso votando la lista UNITI per CAMBIARE e scrivendo CALDARARO, per Carmela Caldararo consigliera comunale.

sabato, maggio 04, 2013

I candidati e i programmi per le amministrative 2013 ad Atella

Saranno due le liste che si contenderanno l'amministrazione atellana per i prossimi 5 anni: la lista civica "Uniti per cambiare" e la lista "Centro sinistra" con Partito Democratico, Italia dei Valori, Socialisti e Popolari Uniti.

La lista nr. 1 "Uniti per cambiare" candida a sindaco Nicola Telesca, mentre i candidati consiglieri sono:
  1. Maria Carmela Caldararo
  2. Ivan Di Biase
  3. Donato Lamorte
  4. Donato Macchia
  5. Michele Pacella
  6. Pietro Telesca
  7. Vito Telesca
Il programma della lista nr. 1 lo trovi qui.

La lista nr. 2 "Centro sinistra" candida a sindaco Michele Zaccagnino, mentre i candidati consiglieri sono:
  1. Amato Vito
  2. Colangelo Michele
  3. Colangelo Roberto
  4. D'Annucci Giovanni
  5. Petrino Canio
  6. Petruzzelli Gerardo Lucio
  7. Verrastro Lucia
Il programma della lista nr. 2 lo trovi qui.

Non votate per simpatia o per facili e caduche promesse, ma conoscete i candidati, sforzatevi di seguire la campagna elettorale per comprendere gli intenti, i progetti, la bontà dei candidati. Fornite spunti e idee per il nostro paese, controllate l'operato degli amministratori. Non assolviamoci autoconvincendoci che "sono tutti uguali...", non deleghiamo, non facciamo scegliere gli altri per noi. In una sola parola, PARTECIPATE.

lunedì, marzo 25, 2013

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali per un volume totale di 920.000.000 di litri imbottigliati dalle falde lucane su 680 ettari in concessione alle società imbottigliatrici. Di contro, la regione Veneto ha incassato 15.692.641,29 euro con un volume poco più che doppio rispetto a quello lucano: 2.422.148.031 i litri imbottigliati e 1.644,55 ettari in concessione dalla regione del nord.

Questi e altri dati saltano all'occhio scorrendo le pagine della ricerca "Acqua in bottiglia, un'imbarazzante storia all'italiana - Regioni inadempienti, impatti ambientali per tutti, profitti esagerati per pochi" redatta da Legambiente e dalla rivista altreconomia (qui l'intera ricerca in .pdf). Così come l'anno scorso, la regione Basilicata viene rinviata nella gestione delle acque minerali, applicando un canone inferiore a 1 euro a mc (stabilito dalle linee guida nazionali). Le tariffe nella regione dove insistono marchi quali Lilia (Coca-Cola), Gaudianello, etc...sono di 70,92 € per ettaro (minimo annuo 7.092,50) e solo 0,30 € per metro cubo imbottigliato contro i 4 € applicati in Abruzzo.

Se si considera anche l'impatto ambientale per la produzione delle bottiglie in Italia (pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di CO2 immessi nell'atmosfera), l'inquinamento prodotto per il trasporto delle bottiglie lungo lo stivale ed oltre (ad esempio, l’acqua Lilia dalle fonti del Vulture (Basilicata) percorre 847 km per arrivare a Genova e 861 per raggiungere Milano), e lo smaltimento necessario della plastica delle bottiglie...si capisce bene che è un'attività che con la sostenibilità ambientale non ha molto a che fare.

Al tempo stesso occorre mettere in campo anche una forte azione per aumentare la fiducia degli 
italiani nell’acqua di rubinetto che conviene all'ambiente e alle tasche: per ogni 100 litri erogati emette solo circa 0,04 kg di CO2, non ha bisogno di imballaggi né tantomeno di utilizzare il petrolio per il trasporto e per la fabbricazione delle bottiglie di plastica necessarie per il suo trasporto e costa 200 volte meno rispetto all'acqua imbottigliata. Inoltre l’acqua “del sindaco” è di buona qualità, ecologica e rigorosamente controllata da norme sanitarie; in alcune situazioni può essere poco allettante al gusto, ma con dei semplici accorgimenti è facile renderla piacevole al palato e al portafoglio.

I redattori della ricerca hanno calcolato che "se al contrario si applicasse un canone uniforme su tutto il territorio e soprattutto più elevato, ad esempio 10 €/m3, come abbiamo proposto in più occasioni, si arriverebbe ad avere un introito di 123 milioni di euro all’anno per le Regioni italiane, risorse che potrebbero essere vincolate a investimenti sul territorio riguardanti la tutela degli ecosistemi acquatici". In particolare, la Basilicata passerebbe dagli attuali 323mila euro a 9,2 milioni di euro, un adeguamento necessario, perché l’acqua bene comune, oggi viene svenduta alle società imbottigliatrici. Se poi, una parte di questi introiti rimanessero ai comuni su cui insistono le concessioni di sicuro il ritorno ai cittadini sarebbe più diretto e "percepito".

Alessandro Pietropinto

Di seguito la ricerca sfogliabile:


venerdì, gennaio 11, 2013

Ulteriori aggravi di spesa per la discarica di Atella

"[...]Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sè montagne di rifiuti.[...]" Da Italo Calvino, Le città invisibili

Questa volta riguardano "la gestione diretta del percolato, ovvero prelevamento, trasporto e conferimento nei centri specializzati". Costi che si andranno ad aggiungere alle spese sostenute e riviste, di volta in volta, al rialzo per l'ampliamento della discarica a causa delle caratteristiche idrogeologiche del sito scelto per l'insediamento della stessa.
Con la delibera n. 94 del 29/11/2012 - settore Lavori Pubblici, la giunta comunale di Atella ha dato atto che la ditta che si occupa della gestione del percolato della discarica " Cafaro", per via del maggior lavoro e quindi onere (rispetto a quanto previsto) che deve sostenere per smaltirlo, ha diritto ad avanzare una richiesta di incremento di prezzo per il servizio prestato. Incremento che ancora non è stato quantificato ma che sarà determinato da un confronto tra la ditta erogante il servizio e l'incaricato del comune di Atella.

In parole spicciole: prima dell'ampliamento della discarica il percolato ricadeva in una zona a valle "non coltivata" (non interessata dall'abbancamento dei rifiuti, ndr), dove veniva raccolto in una vasca di accumulo, poi attraverso pompe veniva subirrigato sui rifiuti affinchè evaporasse. Nel frattempo, però, la quantità di percolato prodotto dalla discarica è stato talmente superiore rispetto a quanto previsto che ha richiesto degli automezzi (autotreni-cisterna) per raccogliere il liquido in eccesso e conferirlo nei centri autorizzati al trattamento. Ma queste operazioni di raccolta e trasporto sono rese ancora più onerose poichè "si giunge per mezzo di una stradina con pendenza massima del 40% ed è complicato che un camion con rimorchio possa scendervi per poi risalire" (come riportato letteralmente nella delibera).

Infine "in merito al prelevamento diretto del percolato nel bacino di abbancamento, gli organi di controllo ritengono che tale operazione non debba più avvenire, anche perchè, la parte della discarica non coltivata utilizzata per accumulare il percolato è anch'essa in fase di coltivazione (abbancamento di rifiuti, ndr)". Pertanto la ditta incaricata del servizio ha richiesto ed ottenuto una maggiorazione del prezzo per l'esecuzione dello stesso.

Ulteriori spese per i cittadini atellani che saranno inserite nella Tares, tariffa che da quest’anno sostituirà la Tarsu (tassa sui rifiuti) e la Tia (tariffa igiene ambientale) e che dovrà coprire interamente il costo del servizio rifiuti delle amministrazioni locali. Mentre la raccolta differenziata resta al palo.

martedì, dicembre 11, 2012

Dal 27 al 30 Dicembre II° edizione di "Metti a fuoco"

L'associazione di promozione sociale "gap - Idee in divergenza" di Atella, per il secondo anno consecutivo, organizza "Metti a fuoco" dal 27 al 30 Dicembre 2012 nei locali del Palazzo Saraceno della cittadina angioina.
L'iniziativa è promossa con il contributo della Pro Loco Vitalba, del comune di Atella e con la collaborazione di Emergency di Basilicata e vedrà la partecipazione di oltre una decina di fotografi e un programma fitto di appuntamenti tra cui il contest fotografico "luci e ombre".

L'apertura della mostra è prevista per le ore 18 di ogni giorno in calendario. Il 27 Dicembre, dopo la presentazione dei fotografi partecipanti, alle ore 21 sarà proiettato "City of God", mentre alle ore 21 del giorno successivo, 28 Dicembre, sarà la volta del dj set con James Laco b2b e Stefano Sabia, mentre a partire dalle ore 22 sincretismi audiofotografici "living on this train" a cura di Alfredo Chiarappa e dj Spike Moue. Guida al racconto personale "Chi sono io" a cura di Francesco Amorosino alle ore 21 del 29 Dicembre.
Nella giornata conclusiva del 30 Dicembre, spettacolo per bambini "Dei ed eroi" - Teatro delle ombre a cura di Domenico Collucci offerto dall'associazione "gap - Idee in divergenza" e Pro Loco Vitalba di Atella; alle 21:30 presentazione del nuovo calendario di Emergency 2013 a cura di Piero Ragone e alle ore 22 spazio creativo con il nuovo vignettificio di Giulio Laurenzi.
Chiusura della 4 giorni di fotografia, creatività e solidarietà alle 22:30 con la premiazione dei vincitori del contest "luci e ombre".

Durante la manifestazione, tante le attività correlate, banchetti informativi, aperitivi...

Questo il link della pagina facebook dell'evento.
Per l'associazione "gap - Idee in divergenza"
Alessandro Pietropinto





martedì, novembre 27, 2012

Primarie centrosinistra 2012, i risultati ad Atella

Sono 191 (poco meno del 5% dei residenti nel comune) gli atellani che si sono recati al seggio per le primarie del centrosinistra del 25 Novembre per la scelta del candidato presidente del consiglio per la coalizione alle politiche del 2013.
Si registra una sostanziale simmetria con il dato nazionale, ad eccezione delle preferenze per Vendola che sono 48, pari al 25,13% dei votanti, 10 punti percentuali in più rispetto al risultato nazionale.

Così distribuito il voto:
Bersani: 83 voti - 43,46 %
Tabacci: 2 voti - 1,05 %
Puppato: 0 voti - 0 %
Vendola: 48 voti - 25,13%
Renzi: 58 voti - 30,37%

I risultati, comune per comune, della Basilicata li trovi qui

martedì, novembre 20, 2012

Petrolio ad Atella: azzerata l'opposizione del comune

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che  con determinazioni dirigenziali dell’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata, rispettivamente la n. 1520  e la n.1535 del 26 ottobre 2012, pubblicati sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata n.41 del 16/11/2012 (I parte), nonostante i pareri contrari  e le opposizioni presentate già nella fase preliminare di screening  da parte di cittadini e numerosi comuni ricadenti nelle aree dei permessi di ricerca ENI Monte Foi ( Baragiano, Picerno, Ruoti, Savoia di Lucania, Tito, Pignola, Potenza) e San Fele (Atella, Ruoti, Filiano, Muro Lucano, Rapone e San Fele), gli stessi uffici regionali hanno deciso di assoggettare, ai sensi dell’art.15, comma 1, della L.R. 47/98 alla successiva fase di procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) le due istanze ENI.

Con la legge di moratoria regionale rilevatasi un bluff, in attesa del giudizio della Corte Costituzionale su ricorso del Governo, gli uffici regionali azzerano così anche le opposizioni già presentate dai comuni che ora dovranno tenere alta la guardia e l’attenzione affinché gli stessi uffici regionali non rilascino parere ambientale VIA positivo per le due istanze di ricerca idrocarburi che spianerebbe la strada all’ENI.

La Ola ricorda che le due istanze prevedono pozzi esplorativi già della fase di ricerca e vedono ben 14 comuni coinvolti su un territorio esteso oltre 282 Kmq al cui interno sono presenti valori ambientali, paesaggistici, risorse idriche, agricole di grande interesse anche per l’Unione Europea di cui nelle determinazioni dirigenziali non si è tenuto conto limitandosi ad una generica affermazione che ”non si possono escludere impatti significativi sull’ambiente”.

La Ola auspica che la Regione Basilicata, in adesione alle richieste contrarie pervenute dai Comuni interessati, esprima parere negativo VIA e non rilasci le successive intese per le due istanze di ricerca idrocarburi ENI Monte Foi e San Fele. Intese – ricorda la Ola – sollecitate di recente dal ministero dello sviluppo economico che sono in palesemente in contrasto con le volontà contrarie espresse dalle comunità, dai territori e dagli enti locali che non possono subire il ricatto delle compagnie minerarie che intendono mortificare, per profitto privato, l’ambiente e i valori dell’ambiente e della salute.

Tratto da olambientalista.it

giovedì, settembre 20, 2012

Piantagione sperimentale di canapa ad Atella

La prima in Basilicata. Siamo andati a fargli visita, nella prima campagna immediatamente fuori dal centro abitato di Atella, a pochi passi dalla torre angioina, nella masseria Pace. A curarla è Ferdinando Coviello, giovane atellano che, armato di pazienza e volontà, documentato sulla legislazione vigente e sulle tecniche di coltivazione, ha seminato, seguito la crescita ed ora si appresta alla raccolta nella prima piantagione sperimentale di canapa (tipologia Carmagnola) di tutta la regione.

La coltivazione della canapa in Italia ha rappresentato, fino alla metà del secolo scorso, un importante settore produttivo con migliaia di addetti, i cui derivati hanno fatto (e continuano a fare) la storia. Poi il proibizionismo ha messo la parola fine a questa pianta dalle mille applicazioni in campo alimentare, tessile, edile, etc...
Oggi, tra mille difficoltà, diverse realtà in Italia stanno provando a riscoprire questa coltura. Ci sta provando anche Ferdinando e, nel video seguente, ci spiega meglio i suoi progetti.
Alessandro Pietropinto


sabato, agosto 25, 2012

Report della presentazione di "Trivelle d'Italia"

Di seguito un breve report della serata di presentazione del libro del giornalista Pietro Dommarco, "Trivelle d'Italia", tenutasi ad Atella lo scorso 21 Agosto. Un appassionante sunto dell'iniziativa per mano dell'altrettanto appassionato attivista dell'Organizzazione Lucana Ambientalista, Vito L'Erario.

Ebbene si, alla fine ho deciso di scrivere qualcosa dopo la presentazione del libro "Trivelle d'Italia" dell'amico Pietro Dommarco (Altreconomia edizioni) che si è tenuta lo scorso 21 agosto ad Atella (Pz), una piccola cittadina alle porte del Vulture.

Prima di tutto, per me è stata sicuramente un'occasione d'oro per farmi conoscere meglio, visto che ad Atella ci lavoro. Un paese strano, Atella, un paese dove in questi anni mi è successo l'inverosimile, un paese dalle mille contraddizioni. 

Sedere tra i relatori, in quel posto - per me un posto di "penitenza" in virtù delle poco chiare condizioni lavorative - è stato motivo di grande soddisfazione, io che sono abituato ad adattarmi, io che cerco nel mio piccolo di essere umile e disponibile con tutti, a patto che non scopro pugnalatori di mestiere. Ma questa è un'altra storia.


Insomma, quel 21 agosto lo ricorderò per sempre.


Dicevo, quindi, che in quella presentazione ero tra i relatori assieme ad Angelo Petrino (associazione "gap-idee in divergenza" di Atella), al moderatore Lorenzo Lupo (presidente del circolo culturale "La Torre" di Atella), e all'autore del testo Pietro Dommarco.

In sala una cinquantina di persone, più o meno, di varia "natura", ma nessun amministratore locale (a parte i soliti informatori-spioni o presunti "mazzieri").


Ma ora vorrei parlare del libro, di quello che ho cercato di dire per dare notizie in più in una realtà difficile, come quella di Atella, in cui il fenomeno dell'alcolismo (associato ad un grande disagio sociale) lo vedi ad occhi nudi, come in molti altri piccoli e medi centri del Vulture, e non solo.


Parlare di cultura, anche se questa volta di nicchia (petrolio e affini) fa sempre bene. Ecco perchè il libro di Pietro ad Atella, secondo il mio punto di vista, è stata una grande occasione per informarsi, confrontarsi, riflettere seriamente su quanto sta accadendo in materia mineraria nella nostra Italia e nella nostra piccola e "povera" Basilicata.
Trivelle d'Italia per me è un insieme di keywords (parole di ricerca) in cui trovi storie e analisi puntuali che ti fanno riflettere: la saggezza del topolino, estrarre petrolio costa meno di un vasetto di yogurt, Sicilia bedda, "sentieri" mortali, le giubbe rosse...e così via. Finestre aperte ad una discussione reale e non fantastica, anche da un punto di vista sociologico: di come cambiano i territori, di come cambiamo per via del Re Fossile.

Questo libro per me deve essere una sorta di apripista, un sentiero da tracciare, un'opera non esaustiva perchè sul petrolio ci sarebbe tanto da scrivere. Poi, se qualcuno si permette di blaterare che questo libro è copiato, allora significa due cose: 1. il libro non l'ha letto; 2. pura gelosia associata alla smania di protagonismo. Già. Chi legge capirà.
Trivelle d'Italia è quindi un'opera "incompiuta", ma questo l'autore lo sa. Traccia argomenti, li approfondisce intelligentemente, ma lascia spazio ad altre scritture, future. Pietro racconta storie di rifiuti petroliferi, di royalties, di benzina, di inquinamento delle matrici ambientali, di off-shore, dell'hub energetico e della nuova frontiera dello "Shale-Gas". Tutti argomenti trattati e descritti con somma conoscenza dei fatti, perchè Pietro è anche un'attivista militante impegnato da sempre.
 
Questo libro è da tenere nella propria libreria con gelosia, consultarlo periodicamente per costruirsi una base culturale solida, prima di avventurarsi in tematiche così difficili e impegnative come il petrolio nostrano. 
Concludo ringraziando Alessandro Pietropinto, le due associazioni organizzatrici dell'evento, e quei cittadini che hanno dedicato due ore del proprio tempo ad ascoltarci. Chiaramente un sentito grazie a Pietro Dommarco che ha creduto in me.

Trivelle d'Italia di Pietro Dommarco (Altreconomia edizioni)

Tratto da Il cobra senza occhiali

mercoledì, agosto 15, 2012

"Trivelle d'Italia", presentazione ad Atella il 21 Agosto

L'associazione "gap - Idee in divergenza" in collaborazione con il circolo culturale La Torre, organizza per il giorno 21 luglio, ore 18:30, presso la biblioteca comunale di Atella, la presentazione del libro del giornalista lucano di Altreconomia Pietro Dommarco "Trivelle d'Italia". Perché il nostro Paese è un paradiso per petrolieri / Altreconomia edizioni (2012) / di Pietro Dommarco. Con la prefazione di Mario Tozzi. 
Sito web del libro
L'argomento - di estrema attualità - abbraccia temi che vanno dalla tutela ambientale all'economia, alla sostenibilità, ecco perchè sarà l'occasione anche per dibattere di temi così importanti.

Descrizione
Il Bel Paese è oggi un gruviera crivellato da 1000 e più buchi, alla ricerca di greggio e gas. In Italia le compagnie pagano royalties basse. Le mani dei petrolieri sono sporche di greggio, ma libere. Libere di perforare la terra e i fondali marini italiani, con bassi costi e con l’avallo di leggi “tolleranti”.

Nel nostro Paese, infatti, le “percentuali di compensazione ambientale” sono tra le pi

ù basse al mondo: per questo oggi sono centinaia le concessioni e più di 1000 i pozzi produttivi in Italia, tra terraferma e mare. “Trivelle d’Italia” racconta questo “buco” nel cuore, che ha portato pochi vantaggi ai territori, poca occupazione e infiniti lutti, per i lavoratori e per l’ambiente.

Un’analisi che scende in profondità e percorre numeri e storie dei piccoli Texas italiani, dalla Basilicata alla Pianura padana, dal mare della Sicilia a Porto Marghera, tra amministrazioni compiacenti e rifiuti tossici. Un vero “libro nero”.

 

mercoledì, agosto 08, 2012

La Ola su dinego permesso ENI ricadente ad Atella


La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) dopo aver appreso della mancata intesa da parte della Giunta regionale di Basilicata all’istanza del permesso di ricerca idrocarburi “Frusci” (ricadente nei comuni di Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Pignola, Potenza, Ruoti e San Fele), di cui titolare ENI, si chiede, come mai l’ufficio compatibilità ambientale regionale in data 9.3.2011 deideva con determina dirigenziale l’esclusione della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) trasmettendola anche all’UNMIG? La Giunta regionale, oggi nel negare la suddetta intesa, motiva il provvedimento con “il pregio paesistico di alcune aree interessate, la presenza di aree naturali protette e i vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici gravanti su alcune parti del territorio interessato dall’istanza” Con motivazioni cioè opposte l’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata decideva l’esclusione dal procedimento VIA, aggirando le opposizioni dei comuni già trasmesse alla Regione.
Secondo la Ola emergono forti contraddizioni tra questa mancata intesa e l’esclusione VIA all’istanza “Frusci” in virtù dei pareri negativi di comuni e associazioni che rendono debole il provvedimento di fronte al possibile ricorso alla giustizia amministrativa da parte di ENI.
Il provvedimento della Giunta regionale, deve essere inteso come un atto di sfiducia nei confronti degli uffici regionali, che in un primo momento sottoposero l’istanza a VIA e successivamente con un colpo di mano a esclusione VIA. Tale atto fu oggetto di critiche anche da parte delle amministrazioni comunali interessate. Alla Ola non resta che prenderne atto e chiedere le dimissioni dei dirigenti dell’Ufficio compatibilità ambientale del Dipartimento Ambiente regionale, in previsione di ulteriori ed eventuali mancate intese per le altre 2 istanze di permesso di ricerca (Anzi e Satriano di Lucania) su 4 totali (con Grotta del Salice e Frusci) tutte interessate da esclusione VIA e da sollecito per l’intesa da parte del Ministero competente.

Tratto da Organizzazione Lucana Ambientalista

giovedì, aprile 26, 2012

Caro Sindaco, dopo gli automobilisti pensiamo ai ciclisti?

Caro Sindaco,
a giorni saranno ultimati i lavori e verrà consegnata la rotatoria sulla S.S. 93, rotatoria che collega la suddetta statale direttamente al paese e alla torre angioina. Opera realizzata utilizzando 150.000 euro dei cittadini atellani.
Senza entrare nel merito dell'opportunità o meno di realizzazione di tale intervento e/o della sua priorità rispetto ad altri e più incombenti bisogni del nostro paese, si richiede un'attenzione fattiva anche nei confronti di chi non usa solamente l'auto nei suoi spostamenti, ma la bici. Pratica sempre più diffusa che coniuga risparmio di denaro (rinuncia alla benzina) e rispetto per l'ambiente, oltre ai benefici non trascurabili per la salute e il fisico...

Potrebbe il comune di Atella mettere in campo un'azione rivolta a chi crede in una mobilità sostenibile (da e per il lavoro ma anche per il tempo libero) e che reclama sicurezza e adeguamento delle arterie di collegamento?
Quindi, dopo gli automobilisti, è auspicabile un intervento per la salvaguardia dei ciclisti e l'incentivazione per l'utilizzo delle due ruote.
A tal proposito, e in vista della giornata nazionale dei ciclisti del prossimo 28 Aprile, si condivide l'appello del movimento #salvaciclisti:

Caro Sindaco,
Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556 ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.
In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato.
Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

Aderendo a #salvaiciclisti si impegnerà quindi a:
1. Garantire l’applicazione a livello locale degli 8 punti del Manifesto del Times per le aree di competenza comunale,
2.
Formulare le opportune strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali,
3.
Contrastare il fenomeno del parcheggio selvaggio (sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve ed incroci, sulle piste ciclabili),
4.
Far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e istituire da subito delle “Zone 30″ e “zone residenziali” nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti,
5.
Realizzare, qualora mancante, un Piano Quadro sulla Ciclabilità o Bici Plan,
6.
Monitorare e ridisegnare i tratti più pericolosi della città per la viabilità ciclistica di comune accordo con le associazioni locali,
7.
Redigere annualmente un documento pubblico sullo stato dell’arte nel proprio comune di competenza della viabilità ciclabile indicando i risultati dell’anno appena trascorso e gli obiettivi futuri,
8.
Dotare ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari con un percorso ciclabile che garantisca il pieno comfort del ciclista,
9.
Promuovere una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti gli utenti della strada sulle tematiche della sicurezza,
10.
Dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città
È perché riteniamo che la campagna #salvaiciclisti sia dettata dal buon senso e da una forte dose di senso civico che chiediamo un suo contributo affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

lunedì, marzo 19, 2012

Amianto atellano, la famiglia Petruzzelli precisa ma spinge anche essa per la bonifica

L’iniziativa di sensibilizzare l’opinione pubblica sul “rischio amianto” e denunciare pubblicamente l’inerzia di chi dovrebbe agire al fine di evitare che vi possano essere rischi per la salute delle persone che vivono in quei luoghi, deve essere fatta in modo esaustivo e corretto, al fine di impedire a chi legge di essere indotto in errore. Nell’articolo da Voi pubblicato il 6 marzo 2012 sul quotidiano on line BASILICATA 24 titolo: L’AMIANTO CHE NESSUNO VUOL VEDERE occhiello VIDEO DENUNCIA SULLA PRESENZA DELLA FIBRA KILLER ALL’INTERNO DELL’EX CEMENTIFICIO PETRUZZELLI e relativo video, erroneamente vengono fornite indicazioni su fatti, stati e denominazioni di luoghi tali da indurre ad imputare alla famiglia Petruzzelli responsabilità inesistenti in capo alla stessa.Più volte nell’articolo, si fa riferimento al sito “ex cementificio Petruzzelli”. Tale indicazione è ERRONEA poiché il sito appartiene a due diverse società: la LUCANA BITUMI SPA e la LUCANA CALCESTRUZZI Srl, entrambe in stato di fallimento, rispettivamente dal 1993 e 1999. Per la gestione ed amministrazione dei fallimenti intervenuti sono stati nominati, con regolare atto giudiziario, i relativi curatori fallimentari: il Dr. Lorenzo MURANO di Melfi, per la Lucana Bitumi S.p.A. e l’ Avv. Luciano PETRULLO di Potenza, per la Lucana Calcestuzzi S.r.l. , entrambi attualmente in carica.In altri termini da circa 20 anni sono i curatori fallimentari a gestire il sito e NON certo gli ex-amministratori Petruzzelli.Lo stato attuale di degrado, di abbandono e di potenziale pericolo denunciato nell’articolo,quindi, non è e non deve essere associabile agli ex amministratori, i quali, per di più, sono preoccupati anch’essi della situazione oggi esistente e confidano vivamente in un intervento degli Enti preposti.Risulta fuorviante, per il lettore:omettere la citazione delle società di capitali (dotate di autonoma personalità giuridica) che operavano in quel sito (seppur fallite da tempo inveterato); identificare erroneamente quel sito come “Ex cementificio Petruzzelli”, in quanto attinente alle due predette società; associare, ledendo l’immagine ed il decoro degli ex amministratori delle società stesse , la presenza di amianto ad un nome proprio di persona fisica.Come già detto, associare la denuncia “fibra killer” al nome “(Ex cementificio) Petruzzelli” è altamente lesivo dell’immagine e del decoro di tutti i componenti della famiglia Petruzzelli, perchè il lettore, magari poco attento e non esaustivamente informato dei fatti su citati, è indotto a ritenere che l’inerzia altrui e l’esistenza di una fibra killer sia collegato ad un nome proprio di persona.Ciò è ancor più grave quanto risulta che la stessa Associazione GAP ed il blog ALTRATELLA, promotori della campagna “PERICOLO AMIANTO AD ATELLA”, sono perfettamente a conoscenza dell’impossibilità di intervento da parte dei Petruzzelli.Come risulta infatti dal video realizzato dalla GAP in collaborazione con ALTRATELLA ed allegato a corredo del Vs articolo, gli operatori, nel corso dell’intervista realizzata, sono già a conoscenza dell’impossibilità d’intervento della proprietà (seppur termine improprio per le motivazioni su riportate) affermando, come inciso, nel corso della stessa:  “sapendo che la proprietà non può più far nulla…”Per completezza si rende noto, altresì, che già nel 1995 venne presentato dall’Ing. Donato Petruzzelli al Comune di Atella, un “Progetto di un centro polifunzionale ad uso residenziale, commerciale, terziario e pubblico” di riqualificazione dell’area, con relativo smaltimento delle vecchie infrastrutture (compreso ovviamente l’amianto di cui trattasi), rimasto privo di ogni valutazione e risposta e, pertanto, l’area è oggi abbandonata a se stessa, con un fallimento in atto e curatori fallimentari in carica.Siamo sensibili al problema, apprezziamo iniziative di sensibilizzazione verso tematiche sociali quali il rischio amianto e, proprio per questo, facciamo notare che, sempre in Atella, oltre al sito citato nell’articolo ed unico di cui fino ad ora si è interessato la GAP, vi sono altri siti industriali, attivi, che hanno coperture in amianto e che espongono la popolazione ed i lavoratori impiegati, ad un potenziale rischio salute. Per dovere di cronaca e di informazione, dovrebbero anch’essi essere oggetto d’inchiesta e di doverosa attenzione proprio da parte di chi, armato di sano e volenteroso senso civico, intende portare avanti la campagna di sensibilizzazione “PERICOLO AMIANTO AD ATELLA”per la tutela della salute pubblica in un piccolo paese della Basilicata.Così come scrive Thomas Bernhard in Antichi Maestri  “È di rispetto che abbiamo bisogno. Per la verità, per le notizie, per i cittadini” 

Ing. Donato Petruzzelli e Geom. Vito PetruzzelliAvv. Paolo La Bollita  Avv. Alessia Petruzzelli 

Nell'articolo pubblicato sul nostro quotidiano on line, in data 6 marzo 2012, dal titolo "L'amianto che nessuno vuol vedere" l'uso del nome di persona (riferito all'ex cementificio di Atella) è finalizzato solo ed esclusivamente alla identificazione di un luogo come si evince dallo stesso articolo. Quel sito, infatti, ad Atella è noto a tutti come "ex cementificio Petruzzelli". Nell'articolo non è minimamente celata l'intenzione di puntare il dito contro la famiglia Petruzzelli, è al contrario specificato che l'ex cementificio è sotto sequestro dal 1992.

Il direttore, Giusi Cavallo

Tratto da Basilicata24

 Di seguito il video sull'argomento:


giovedì, marzo 15, 2012

Atella, quell'amianto ignorato da tutti

Lungo la strada che da Atella porta a Rionero, in una zona residenziale, si trova ormai da 20anni, quello che rimane dell'ex stabilimento Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl che produceva conglomerati bituminosi, conglomerati cementizi e prodotti in cemento armato. Chiunque  transiti  lungo l'arteria non può fare a meno di notare quei capannoni abbandonati, ammassi di lamiere e cumuli di bidoni accatastati. E come se non bastasse, con il passare degli anni, la struttura si è andata via via sgretolando e, di quello che una volta era il tetto dello stabilimento, a terra sono rimaste le coperture di cemento e amianto.
Ed è proprio quell'amianto, a prescindere dal degrado in cui versa l'area che si estende su una superficie di circa due ettari di terreno a destare le maggiori preoccupazioni.
E' il 1992 quando lo stabilimento chiude per fallimento. Passano gli anni ma quel sito rimane chiuso e in balia del tempo. Nel 2009 gli uomini della Guardia di finanza appongono i sigilli all'ingresso e alla struttura: a fare paura è quell'eternit utilizzato per la costruzione della copertura del capannone. Ma di bonificare la zona neanche a parlarne.
Dopo vent'anni dalla chiusura dello stabilimento a lanciare l'allarme, per la presenza di una vera e propria bomba a orologeria dal punto di vista della salute pubblica e dell'inquinamento ambientale, una ventina di persone che, a giugno del 2011, hanno dato vita, ad Atella, all’associazione “gap– Idee in divergenza”.
L'articolo apparaso su Il Quotidiano della Basilicata

Quello che chiedono è la bonifica del sito intorno al quale sorgono anche numerose abitazioni.
La copertura dell'ex stabilimento, che un tempo produceva conglomerati bituminosi, ormai quasi del tutto crollata, come detto, era composta soprattutto da amianto. Oggi quelle lastre  sono per terra, soggette al degrado ma soprattutto all'azione degli agenti atmosferici che ne amplificano la pericolosità per la salute umana.
Difficile non notare quello che è davvero sotto gli occhi di tutti i cittadini di Atella che ormai dal 1992  vivono a stretto contatto con quelle lastre di eternit e ovviamente respirano i filamenti di amianto che dal terreno si innalzano mescolandosi con l'aria. Vent'anni  sono   davvero troppi e così i ragazzi dell'associazione “gap- Idee in divergenza” di Atella hanno deciso di far sentire la propria voce affinché qualcuno - Comune, Regione o Arpab - intervenga e provveda a bonificare la zona. E per dare maggiore eco alla loro legittima richiesta i ragazzi hanno realizzato un video denuncia che è possibile vedere sul sito altratella.blogspot.com.
Il video, oltre a documentare la situazione di degrado dell'ex stabilimento Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl, propone anche la testimonianza del signor Antonio Di Felice che è stato sia custode che operaio dell'ex-cementificio.

Tratto da il Quotidiano della Basilicata
Di seguito il video:

mercoledì, marzo 07, 2012

Atella, l'amianto che nessuno vuol vedere


Ormai chiuso dal 1992, ciò che resta del sito industriale è in bella mostra all’ingresso del paese. Capannoni abbandonati, ammassi di lamiere, bidoni e copertoni. E come se non bastasse, abbandonate al tempo che passa, ci sono le coperture in cemento-amianto ormai crollate. Il tutto su una superficie di due ettari di terreno dismessi.

Nell’ ex-impianto industriale di Atella si producevano conglomerato bituminoso, prodotti in cemento armato prefabbricato e conglomerato cementizio. Il sito venne chiuso nel 1992, a seguito del fallimento della ditta, e messo sotto sequestro. Nel 2009 un nuovo sequestro della struttura a causa della presenza di amianto. La copertura dell'ex sito industriale, in parte crollata, era composta da amianto. Quelle lastre oggi sono per terra, soggette al degrado e all'azione degli agenti atmosferici che ne amplificano la pericolosità per la salute umana.

Questa è la situazione, evidente sotto gli occhi di tutti. E dal 2009 ad oggi null’altro si è mosso. Tutto è pericolosamente immobile. Per questo i ragazzi dell’associazione Gap di Atella hanno voluto far sentire la loro voce attraverso un video denuncia, che attiri l'attenzione degli enti preposti, dell’Arpab o della Regione affinché si intervenga al più presto con la bonifica del sito industriale. Nel video viene proposta la testimonianza del signor Antonio Di Felice che è stato custode ed operaio dell’ex-stabilimento industriale della Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl.

da Basilicata24

Di seguito il video realizzato dall'associazione gap in collaborazione con altratella:

mercoledì, febbraio 29, 2012

Acqua di rubinetto di Atella: buona, sicura, conveniente

Vi siete mai chiesti se l’acqua che sgorga dal vostro rubinetto di casa sia potabile? E…sapete quanto risparmiereste se, anziché caricarvi di pesanti fardelli di acqua minerale imbottigliata dal supermercato, beveste l’acqua direttamente dalla condotta pubblica?

Dati alla mano, proviamo a dare risposta a queste due semplici domande. L’Acquedotto Lucano ha pubblicato i dati relativi alle acque di rubinetto dei nostri comuni aggiornati al 2010 e, come potete verificare, i valori rientrano pienamente nei limiti di legge e, in alcuni casi, le caratteristiche dell’acqua di rubinetto risultano migliori delle sue “gemelle” imbottigliate. Anche per quanto riguarda, ovviamente, i dati dell’acqua del rubinetto del comune di Atella (consulta la tabella sulla destra), Acquedotto Lucano garantisce la bontà del liquido blu.

Per quanto attiene l’aspetto economico, si può fare un semplice calcolo: una famiglia media di 5 persone consuma, tra inverno ed estate, come minimo 3 fardelli (36 litri) di acqua alla settimana. Ogni fardello costa in media 1,50 €. Quindi all’anno si spendono:
 1,5 (costo fardello) x3 (consumo settimanale) x 52 (settimane in un anno)= € 234,00 in acque minerali imbottigliate.

Non rappresenta di sicuro una cifra significativa se spalmata su tutto l’anno, ma se paragonata al costo dell’equivalente quantitativo d’acqua se presa dal rubinetto, cioè intorno a € 1,50, si capisce l’abisso che separa i due costi.

Se a ciò si aggiunge il risparmio di carburante necessario per il trasporto dell’acqua da un capo all’altro del paese, e dell’energia necessaria per produrre le bottiglie in PET per contenerla, si capisce bene l’importanza, in chiave anche ecologica, contenuta in un gesto così semplice e comodo.

Alessandro Pietropinto

venerdì, febbraio 10, 2012

Laghi di Monticchio, turismo e veleni

Nel 2003 una famosa agenzia di revisione finanziaria, analizzando l’utilizzo dei fondi europei della Basilicata, ricordò alla Regione perché era importante tutelare il Vulture, e puntare su turismo e sostenibilità ambientale. Come è andata a finire?

“Prego, accomodatevi. Questo è l’unico posto dove si può mangiare con vista sul lago”. È l’accoglienza d’un cameriere fuori dal ristorante in cui lavora. Siamo a Monticchio, e se non fosse per il tetto in eternit sarebbe tutto perfetto. Sul lago, oltre alla vista, c’è pure l’amianto degli anni ’80. E visto lo stato di degrado, immaginate l’umidità che produce un cratere pieno d’acqua, chiedo se sulla testa dei clienti comporta uno sconto. Lui si defila. Davanti gli passano bambini che costeggiano le sponde assieme a papà e mamme, coppie, gente in bici. Il viavai turistico. Almeno il sabato e la domenica, quando arrivano soprattutto campani, pugliesi e lucani. Pensare che nel 2003 abbiamo dovuto pagare Ernst & Young,leader mondiale nei servizi di revisione, fiscalità, transaction e advisory, per farci ricordare che il turismo è “uno dei principali assi di sviluppo sostenibile della Basilicata”. Evidentemente, ancora non lo sapevamo.
QUEL LAGO ALL’AMIANTO - Sulle pendici dell’antico cratere di origine vulcanica (formatosi 800 mila anni fa, ndr),da sempre sui laghi svetta l’abbazia benedettina. Dentro, tracce di affreschi risalenti alla metà del secolo XI, e il Cristo ligneo di un’artista lucano, immagine contemporanea d’ascensione che si sovrappone alle icone del passato. Da sopra la vista è meravigliosa. Per l’abbazia nel 2003 la Provincia di Potenza spese 150 mila euro. Altri 350 mila sarebbero stati disponibili per successivi interventi di adeguamento, l’avvio del recupero della Casina Laghi, la regolamentazione dell’attività dei natanti, e una serie di iniziative turistiche e promozionali, come la pubblicazione del volume sulla farfalla del Vulture, specie in via di estinzione grazie a cui nel ’61 l’area è diventata protetta. Si parlava pure di azioni di pulizia del territorio attraverso i soliti lavoratori socialmente utili, e personale stagionale. L’allora presidente della Provincia Vito Santarsiero disse che occorreva “fare ordine”. Sulla gestione. Nel 2001 il Dipartimento ambiente della Regione aveva ritirato alla Provincia la delega di gestore, assegnatagli nel ’94. A prescindere i contrasti nel definire le competenze, anche sulle risorse economiche, già il Programma operativo 94/99 aveva attivato finanziamenti per un circuito turistico ecocompatibile. Quello stesso anno, con il Programma operativo plurifondo si finanziava un progetto della Comunità montana per valorizzare cratere e laghi.
I risultati, al di là dell’avvio d’una “proficua intesa” tra Comuni e Comunità Montana, girando oggi non si vedono granché. Natanti a parte, l’abbazia in parte è un cantiere aperto. Un pezzo della ringhiera in legno attaccata all’abbazia venendo dal lago piccolo, non esiste più. Col rischio di farsi un volo di 10 metri. Sul lago molti dei lampioni a terra che lo circondano hanno fili elettrici scoperti. O sono usati come bidoni di rifiuti. I cartelli che dovrebbero parlarci della storia del luogo, della tradizione, dell’ecosistema, sono spazi vuoti, non raccontano nulla. E i locali lungo le sponde? Quelli dove si mangia, si compra il souvenir, ci si prende un caffè, o semplicemente si passeggia per godersi il lago?
La maggior parte hanno un tetto fatto d’eternit con trentanni d’invecchiamento alle spalle e vegetazione che ci cresce sopra. In qualche caso fissati con mattoni appoggiati. Nessuno, nonostante gli investimenti per il turismo, e l’attenzione verso la valorizzazione, sembra essersi accorto della loro esistenza. Eppure la revisione del Programma operativo regionale 2000/2006, fatta da Ernst&Young per “incidere positivamente sul mercato e sulla società”, ricorda che Rionero in Vulture, sotto cui i laghi ricadono, rientrava tra i comuni ai quali erano stati riconosciuti anche finanziamenti per 250 mila euro per la “rimozione di situazioni di degrado e interventi tesi a prevenire situazioni di pericolo per l’igienicità dei litorali”. Igienicità o meno, l’amianto è rimasto sul litorale del lago piccolo e da qualche altra parte, mentre i fondi sulla “valorizzazione e promozione turistica” volavano. Più di 15 milioni di euro in quegli anni, aggiunti ad altri 18 per progetti riguardanti lo “sviluppo della ricettività turistica e dei servizi complementari connessi”.
ACQUA E RIFIUTI - Nonostante nel ’71, per salvaguardare il patrimonio ambientale e faunistico venne istituita la riserva di Grotticelle, a valorizzare il vulcano, l’evoluzione del pianeta e del nostro territorio, o del ciclo dell’acqua, resta solo il Museo di storia naturale. Un ciclo, quello dell’acqua, tanto importante che nel Vulture ha attirato interessi multinazionali. Il fondo è ricco di sorgenti. E non si trovano cartelli che parlino al turista dei briganti. Non è facile raggiungere le “Piste dei briganti di Crocco”, un sentiero tra i boschi che conduce a 1326 metri. Attorno ontani, castagni, cerri, faggi, noccioli, frassini, abeti. Prima di raggiungere la vetta s’incontra la stazione d’arrivo della funivia. Distrutta, e anche qui non manca l’amianto in pezzi. Sulla vetta non ci si arriva. È zona militare, vietata. Si riesce a vedere Melfi però. Sotto quel vecchio vulcano ricco di sorgenti, poco oltre la città federiciana, c’è l’inceneritore Fenice, con i problemi che si porta dietro. È sempre la famosa agenzia a consigliare la Regione di riprogrammare tenendo conto che il “problema della gestione efficiente ed efficace delle risorse idriche nella Regione è prioritario per la quasi totalità del territorio”.
Così mentre si sottolinea la necessità di finanziare progetti tesi “a garantire una piena e sostenibile fruizione turistica delle aree a maggiore valenza ambientale”, l’inceneritore brucia. E produce i suoi effetti. L’anno prima un report sui rifiuti speciali aveva ricordato l’incredibile picco in tonnellate bruciate, un “caso a parte” nel meridione. Oggi si scopre l’inquinamento, e non solo nell’area attorno all’inceneritore. Da un lato con soldi pubblici la Regione paga famose agenzie per farsi ricordare che “il bacino idrominerario del Vulture rappresenta uno dei più importanti patrimoni di sorgenti e acque sotterranee della Basilicata”, ed eroga fondi per il ciclo integrato dell’acqua (53 milioni di euro nel solo triennio del 2003), per migliorare le produzioni zootecniche (oltre 600 mila euro per il Comune Rionero, 1.200.844 per Melfi), o per la ristrutturazione dei vigneti (partita nel 1998, ha ammontato a 2,7 milioni di euro).Dall’altro, sotto un territorio con la denominazione di origine controllata, con acque che vanno a tavola, autorizza un inceneritore a mandare in aria i fumi di tonnellate e tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, che hanno già immesso nell’ecosistema metalli pesanti e altri contaminanti.
Nel 2009 mentre la Comunità montana del Vulture determinava su un “intervento di valorizzazione del cratere dei laghi di Monticchio, riqualificazione ambientale versante lago piccolo, liquidazione competenze professionali”, Maurizio Bolognetti, Segretario dei Radicali lucani, denunciava alla Procura della repubblica di Potenza l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto, appreso da responsabili dell’inceneritore che da tempo tacevano, assieme a enti pubblici di controllo, il danno ambientale. Tra 2000-2002, un’azione chiamata “Rete ecologica”, il cui obiettivo resta la “sostenibilità e la corretta fruizione delle risorse ambientali”, ha incamerato 4 milioni di euro. Oggi, allargando il campo, si scoprono gli impatti degli scavi petroliferi in un Parco ricco di sorgenti (Val D’Agri), i rifiuti da estrazione smaltiti spesso – dichiarava Mariano Cudia, Coordinatore regionale del Corpo forestale della Basilicata – in pozzi abbandonati. Si scopre che esiste il Centro petroli di Viggiano che fa danni peggio dell’Ilva, le bonifiche infinite di Siti di interesse nazionale che restano com’erano nonostante i finanziamenti, la gestione rifiuti che ha collassato di emergenze una regione di appena 600 mila abitanti, l’inquinamento di invasi, fiumi e torrenti (gli ultimi il Pertusillo, il Noce e il Basento con ennesime morie di pesci), le ex discariche che andrebbero bonificate per il pericolo che rappresentano, depuratori che non funzionano. Un lungo elenco di non conformità per gestire, in modo sostenibile, un territorio ricco di biodiversità e strategico per l’acqua.
di Andrea Spartaco in il Resto, novembre 2011