altratella.it, che fare?

Abbiamo lanciato l'hashtag #altratellachefare? per decidere insieme cosa può essere domani questo (non-) luogo e spazio. PARTECIPA ANCHE TU! Leggi tutto

La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano

Un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti. Leggi tutto

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali, se si applicasse un canone equo (come suggerito dagli autori della ricerca) di 10 euro/mc la nostra regione incasserebbe 9,2 milioni di euro. Leggi tutto

Il tuo voto ad un uomo così

"Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo poli­tico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insedia­to al posto di potere egli ti poteva ga­rantire una raccomandazione, la pro­mozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro.
Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i par­lamenti e le assemblee regionali e co­munali degli uomini peggiori, spiri­tualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla so­cietà.
Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua".

Giuseppe Fava detto Pippo (1925 - 1984)

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lunedì, marzo 25, 2013

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali per un volume totale di 920.000.000 di litri imbottigliati dalle falde lucane su 680 ettari in concessione alle società imbottigliatrici. Di contro, la regione Veneto ha incassato 15.692.641,29 euro con un volume poco più che doppio rispetto a quello lucano: 2.422.148.031 i litri imbottigliati e 1.644,55 ettari in concessione dalla regione del nord.

Questi e altri dati saltano all'occhio scorrendo le pagine della ricerca "Acqua in bottiglia, un'imbarazzante storia all'italiana - Regioni inadempienti, impatti ambientali per tutti, profitti esagerati per pochi" redatta da Legambiente e dalla rivista altreconomia (qui l'intera ricerca in .pdf). Così come l'anno scorso, la regione Basilicata viene rinviata nella gestione delle acque minerali, applicando un canone inferiore a 1 euro a mc (stabilito dalle linee guida nazionali). Le tariffe nella regione dove insistono marchi quali Lilia (Coca-Cola), Gaudianello, etc...sono di 70,92 € per ettaro (minimo annuo 7.092,50) e solo 0,30 € per metro cubo imbottigliato contro i 4 € applicati in Abruzzo.

Se si considera anche l'impatto ambientale per la produzione delle bottiglie in Italia (pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di CO2 immessi nell'atmosfera), l'inquinamento prodotto per il trasporto delle bottiglie lungo lo stivale ed oltre (ad esempio, l’acqua Lilia dalle fonti del Vulture (Basilicata) percorre 847 km per arrivare a Genova e 861 per raggiungere Milano), e lo smaltimento necessario della plastica delle bottiglie...si capisce bene che è un'attività che con la sostenibilità ambientale non ha molto a che fare.

Al tempo stesso occorre mettere in campo anche una forte azione per aumentare la fiducia degli 
italiani nell’acqua di rubinetto che conviene all'ambiente e alle tasche: per ogni 100 litri erogati emette solo circa 0,04 kg di CO2, non ha bisogno di imballaggi né tantomeno di utilizzare il petrolio per il trasporto e per la fabbricazione delle bottiglie di plastica necessarie per il suo trasporto e costa 200 volte meno rispetto all'acqua imbottigliata. Inoltre l’acqua “del sindaco” è di buona qualità, ecologica e rigorosamente controllata da norme sanitarie; in alcune situazioni può essere poco allettante al gusto, ma con dei semplici accorgimenti è facile renderla piacevole al palato e al portafoglio.

I redattori della ricerca hanno calcolato che "se al contrario si applicasse un canone uniforme su tutto il territorio e soprattutto più elevato, ad esempio 10 €/m3, come abbiamo proposto in più occasioni, si arriverebbe ad avere un introito di 123 milioni di euro all’anno per le Regioni italiane, risorse che potrebbero essere vincolate a investimenti sul territorio riguardanti la tutela degli ecosistemi acquatici". In particolare, la Basilicata passerebbe dagli attuali 323mila euro a 9,2 milioni di euro, un adeguamento necessario, perché l’acqua bene comune, oggi viene svenduta alle società imbottigliatrici. Se poi, una parte di questi introiti rimanessero ai comuni su cui insistono le concessioni di sicuro il ritorno ai cittadini sarebbe più diretto e "percepito".

Alessandro Pietropinto

Di seguito la ricerca sfogliabile:


giovedì, dicembre 06, 2012

WWF su allarme rifiuti in Basilicata e Fenice

Il WWF torna a lanciare l’allarme su rifiuti e termodistruttore Fenice. L’impianto di San Nicola di Melfi ha esaurito la quantità di rifiuti che può bruciare in un anno, ovverosia 30.000 tonnellate, con ciò costringendo chi ancora conferisce i rifiuti “tal quale” al termodistruttore, come i Comuni di Potenza, Melfi e Lavello, a cercare problematiche soluzioni alternative. Per il WWF questa situazione è oramai intollerabile:  la Basilicata si deve dotare subito di un nuovo piano rifiuti in grado di risolvere in modo virtuoso ed organico la gestione dello smaltimento dei rifiuti che in Basilicata non avrebbe mai dovuto essere un problema, dato il numero esiguo della popolazione, e che invece entra periodicamente in crisi.
E’ necessario infatti raggiungere gli obiettivi imposti dalle direttive comunitarie e dalla normativa nazionale (il 65% di raccolta differenziata entro il 2012 a fronte di meno del 20% attuale) e promuovere senza indugi una politica che preveda la riduzione dei rifiuti a monte, attraverso politiche di disincentivo alla produzione di imballaggi e merci usa e getta, e  attuando un sistema di raccolta differenziata spinta che miri a raggiungere percentuali elevate di recupero dei materiali con il sistema di raccolta porta a porta e la creazione di impianti di compostaggio.
Fenice non può e non deve essere la risposta al problema dello smaltimento dei rifiuti della Provincia di Potenza, anche perché l’impianto continua a inquinare, cosa che sta facendo ininterrottamente dal 2002 in particolare nelle acque sotterranee, come dimostrano i dati recenti pubblicati sul sito dell’ARPAB che indicano durante l’anno 2012 valori di Triclorometano Tricloroetilene, Dicloroetilene, nichel, fluoruri,  ferro e manganese, tutte sostanza nocive per la salute, ancora superiori ai limiti di legge. E ricordiamo anche la concentrazione di escherichia coli pari a 29.500 (limite di legge 5.000), rilevato il 19 sett. scorso all’uscita del depuratore consortile (ASI) di San Nicola di Melfi.Tra l’altro, dopo la recente bocciatura del piano di bonifica in conferenza di servizi, ancora non è dato sapere come e quando avverrà la bonifica dei luoghi contaminati.
Il WWF, che si è costituito parte civile nel processo in corso per i gravi fatti di inquinamento imputabili alla gestione del termodistruttore,  chiede quindi nuovamente alla Regione,  alla Provincia di Potenza ed alla stessa magistratura, di verificare se sussistano le condizioni perché Fenice continui a svolgere la propria attività senza mettere a rischio la salute dei cittadini e senza arrecare gravi danni all’ambiente ed al territorio ed eventualmente di intervenire prontamente per impedire le ulteriori conseguenze di una situazione di inquinamento  che  si sta protraendo nel tempo.

Ufficio stampa WWF

mercoledì, febbraio 29, 2012

Acqua di rubinetto di Atella: buona, sicura, conveniente

Vi siete mai chiesti se l’acqua che sgorga dal vostro rubinetto di casa sia potabile? E…sapete quanto risparmiereste se, anziché caricarvi di pesanti fardelli di acqua minerale imbottigliata dal supermercato, beveste l’acqua direttamente dalla condotta pubblica?

Dati alla mano, proviamo a dare risposta a queste due semplici domande. L’Acquedotto Lucano ha pubblicato i dati relativi alle acque di rubinetto dei nostri comuni aggiornati al 2010 e, come potete verificare, i valori rientrano pienamente nei limiti di legge e, in alcuni casi, le caratteristiche dell’acqua di rubinetto risultano migliori delle sue “gemelle” imbottigliate. Anche per quanto riguarda, ovviamente, i dati dell’acqua del rubinetto del comune di Atella (consulta la tabella sulla destra), Acquedotto Lucano garantisce la bontà del liquido blu.

Per quanto attiene l’aspetto economico, si può fare un semplice calcolo: una famiglia media di 5 persone consuma, tra inverno ed estate, come minimo 3 fardelli (36 litri) di acqua alla settimana. Ogni fardello costa in media 1,50 €. Quindi all’anno si spendono:
 1,5 (costo fardello) x3 (consumo settimanale) x 52 (settimane in un anno)= € 234,00 in acque minerali imbottigliate.

Non rappresenta di sicuro una cifra significativa se spalmata su tutto l’anno, ma se paragonata al costo dell’equivalente quantitativo d’acqua se presa dal rubinetto, cioè intorno a € 1,50, si capisce l’abisso che separa i due costi.

Se a ciò si aggiunge il risparmio di carburante necessario per il trasporto dell’acqua da un capo all’altro del paese, e dell’energia necessaria per produrre le bottiglie in PET per contenerla, si capisce bene l’importanza, in chiave anche ecologica, contenuta in un gesto così semplice e comodo.

Alessandro Pietropinto

venerdì, febbraio 10, 2012

Laghi di Monticchio, turismo e veleni

Nel 2003 una famosa agenzia di revisione finanziaria, analizzando l’utilizzo dei fondi europei della Basilicata, ricordò alla Regione perché era importante tutelare il Vulture, e puntare su turismo e sostenibilità ambientale. Come è andata a finire?

“Prego, accomodatevi. Questo è l’unico posto dove si può mangiare con vista sul lago”. È l’accoglienza d’un cameriere fuori dal ristorante in cui lavora. Siamo a Monticchio, e se non fosse per il tetto in eternit sarebbe tutto perfetto. Sul lago, oltre alla vista, c’è pure l’amianto degli anni ’80. E visto lo stato di degrado, immaginate l’umidità che produce un cratere pieno d’acqua, chiedo se sulla testa dei clienti comporta uno sconto. Lui si defila. Davanti gli passano bambini che costeggiano le sponde assieme a papà e mamme, coppie, gente in bici. Il viavai turistico. Almeno il sabato e la domenica, quando arrivano soprattutto campani, pugliesi e lucani. Pensare che nel 2003 abbiamo dovuto pagare Ernst & Young,leader mondiale nei servizi di revisione, fiscalità, transaction e advisory, per farci ricordare che il turismo è “uno dei principali assi di sviluppo sostenibile della Basilicata”. Evidentemente, ancora non lo sapevamo.
QUEL LAGO ALL’AMIANTO - Sulle pendici dell’antico cratere di origine vulcanica (formatosi 800 mila anni fa, ndr),da sempre sui laghi svetta l’abbazia benedettina. Dentro, tracce di affreschi risalenti alla metà del secolo XI, e il Cristo ligneo di un’artista lucano, immagine contemporanea d’ascensione che si sovrappone alle icone del passato. Da sopra la vista è meravigliosa. Per l’abbazia nel 2003 la Provincia di Potenza spese 150 mila euro. Altri 350 mila sarebbero stati disponibili per successivi interventi di adeguamento, l’avvio del recupero della Casina Laghi, la regolamentazione dell’attività dei natanti, e una serie di iniziative turistiche e promozionali, come la pubblicazione del volume sulla farfalla del Vulture, specie in via di estinzione grazie a cui nel ’61 l’area è diventata protetta. Si parlava pure di azioni di pulizia del territorio attraverso i soliti lavoratori socialmente utili, e personale stagionale. L’allora presidente della Provincia Vito Santarsiero disse che occorreva “fare ordine”. Sulla gestione. Nel 2001 il Dipartimento ambiente della Regione aveva ritirato alla Provincia la delega di gestore, assegnatagli nel ’94. A prescindere i contrasti nel definire le competenze, anche sulle risorse economiche, già il Programma operativo 94/99 aveva attivato finanziamenti per un circuito turistico ecocompatibile. Quello stesso anno, con il Programma operativo plurifondo si finanziava un progetto della Comunità montana per valorizzare cratere e laghi.
I risultati, al di là dell’avvio d’una “proficua intesa” tra Comuni e Comunità Montana, girando oggi non si vedono granché. Natanti a parte, l’abbazia in parte è un cantiere aperto. Un pezzo della ringhiera in legno attaccata all’abbazia venendo dal lago piccolo, non esiste più. Col rischio di farsi un volo di 10 metri. Sul lago molti dei lampioni a terra che lo circondano hanno fili elettrici scoperti. O sono usati come bidoni di rifiuti. I cartelli che dovrebbero parlarci della storia del luogo, della tradizione, dell’ecosistema, sono spazi vuoti, non raccontano nulla. E i locali lungo le sponde? Quelli dove si mangia, si compra il souvenir, ci si prende un caffè, o semplicemente si passeggia per godersi il lago?
La maggior parte hanno un tetto fatto d’eternit con trentanni d’invecchiamento alle spalle e vegetazione che ci cresce sopra. In qualche caso fissati con mattoni appoggiati. Nessuno, nonostante gli investimenti per il turismo, e l’attenzione verso la valorizzazione, sembra essersi accorto della loro esistenza. Eppure la revisione del Programma operativo regionale 2000/2006, fatta da Ernst&Young per “incidere positivamente sul mercato e sulla società”, ricorda che Rionero in Vulture, sotto cui i laghi ricadono, rientrava tra i comuni ai quali erano stati riconosciuti anche finanziamenti per 250 mila euro per la “rimozione di situazioni di degrado e interventi tesi a prevenire situazioni di pericolo per l’igienicità dei litorali”. Igienicità o meno, l’amianto è rimasto sul litorale del lago piccolo e da qualche altra parte, mentre i fondi sulla “valorizzazione e promozione turistica” volavano. Più di 15 milioni di euro in quegli anni, aggiunti ad altri 18 per progetti riguardanti lo “sviluppo della ricettività turistica e dei servizi complementari connessi”.
ACQUA E RIFIUTI - Nonostante nel ’71, per salvaguardare il patrimonio ambientale e faunistico venne istituita la riserva di Grotticelle, a valorizzare il vulcano, l’evoluzione del pianeta e del nostro territorio, o del ciclo dell’acqua, resta solo il Museo di storia naturale. Un ciclo, quello dell’acqua, tanto importante che nel Vulture ha attirato interessi multinazionali. Il fondo è ricco di sorgenti. E non si trovano cartelli che parlino al turista dei briganti. Non è facile raggiungere le “Piste dei briganti di Crocco”, un sentiero tra i boschi che conduce a 1326 metri. Attorno ontani, castagni, cerri, faggi, noccioli, frassini, abeti. Prima di raggiungere la vetta s’incontra la stazione d’arrivo della funivia. Distrutta, e anche qui non manca l’amianto in pezzi. Sulla vetta non ci si arriva. È zona militare, vietata. Si riesce a vedere Melfi però. Sotto quel vecchio vulcano ricco di sorgenti, poco oltre la città federiciana, c’è l’inceneritore Fenice, con i problemi che si porta dietro. È sempre la famosa agenzia a consigliare la Regione di riprogrammare tenendo conto che il “problema della gestione efficiente ed efficace delle risorse idriche nella Regione è prioritario per la quasi totalità del territorio”.
Così mentre si sottolinea la necessità di finanziare progetti tesi “a garantire una piena e sostenibile fruizione turistica delle aree a maggiore valenza ambientale”, l’inceneritore brucia. E produce i suoi effetti. L’anno prima un report sui rifiuti speciali aveva ricordato l’incredibile picco in tonnellate bruciate, un “caso a parte” nel meridione. Oggi si scopre l’inquinamento, e non solo nell’area attorno all’inceneritore. Da un lato con soldi pubblici la Regione paga famose agenzie per farsi ricordare che “il bacino idrominerario del Vulture rappresenta uno dei più importanti patrimoni di sorgenti e acque sotterranee della Basilicata”, ed eroga fondi per il ciclo integrato dell’acqua (53 milioni di euro nel solo triennio del 2003), per migliorare le produzioni zootecniche (oltre 600 mila euro per il Comune Rionero, 1.200.844 per Melfi), o per la ristrutturazione dei vigneti (partita nel 1998, ha ammontato a 2,7 milioni di euro).Dall’altro, sotto un territorio con la denominazione di origine controllata, con acque che vanno a tavola, autorizza un inceneritore a mandare in aria i fumi di tonnellate e tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, che hanno già immesso nell’ecosistema metalli pesanti e altri contaminanti.
Nel 2009 mentre la Comunità montana del Vulture determinava su un “intervento di valorizzazione del cratere dei laghi di Monticchio, riqualificazione ambientale versante lago piccolo, liquidazione competenze professionali”, Maurizio Bolognetti, Segretario dei Radicali lucani, denunciava alla Procura della repubblica di Potenza l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto, appreso da responsabili dell’inceneritore che da tempo tacevano, assieme a enti pubblici di controllo, il danno ambientale. Tra 2000-2002, un’azione chiamata “Rete ecologica”, il cui obiettivo resta la “sostenibilità e la corretta fruizione delle risorse ambientali”, ha incamerato 4 milioni di euro. Oggi, allargando il campo, si scoprono gli impatti degli scavi petroliferi in un Parco ricco di sorgenti (Val D’Agri), i rifiuti da estrazione smaltiti spesso – dichiarava Mariano Cudia, Coordinatore regionale del Corpo forestale della Basilicata – in pozzi abbandonati. Si scopre che esiste il Centro petroli di Viggiano che fa danni peggio dell’Ilva, le bonifiche infinite di Siti di interesse nazionale che restano com’erano nonostante i finanziamenti, la gestione rifiuti che ha collassato di emergenze una regione di appena 600 mila abitanti, l’inquinamento di invasi, fiumi e torrenti (gli ultimi il Pertusillo, il Noce e il Basento con ennesime morie di pesci), le ex discariche che andrebbero bonificate per il pericolo che rappresentano, depuratori che non funzionano. Un lungo elenco di non conformità per gestire, in modo sostenibile, un territorio ricco di biodiversità e strategico per l’acqua.
di Andrea Spartaco in il Resto, novembre 2011

martedì, settembre 20, 2011

L'inceneritore Fenice inquina gravemente da 10 anni!

Sabato scorso, a seguito della nostra manifestazione cui hanno aderito oltre 40 tra associazioni, organizzazioni e comitati, l’ARPAB ha finalmente deciso di pubblicare i dati mancanti relativi al monitoraggio dei pozzi FENICE-EDF tra il 2002 ed il 2007.
Confermano quanto già sospettavamo da tempo, ossia che l’inceneritore inquina l’ambiente da dieci anni. A questo punto è ragionevole pensare che l’inceneritore abbia “mal-funzionato” fin dall’inizio della sua attività.

E’ gravissimo che molti, pur a conoscenza dello stato di inquinamento del sito, abbiamo finora omesso ed occultato una situazione estremamente allarmante come quella che in queste ore si è platealmente delineata.
Nelle dichiarazioni degli ultimi giorni, che si stanno facendo frenetiche sul sito ufficiale Basilicatanet, il Presidente della Provincia LACORAZZA, il Vicepresidente MACCHIA, il presidente della Regione DE FILIPPO e il direttore dell’ARPAB ing. VITA, manifestano finalmente una presa di coscienza su quanto sia grave la situazione.

Ma a differenza di quanto dichiara l’assessore Agatino MANCUSI, riteniamo che la lettura dei dati ufficiali pubblicati da un organo funzionale della Regione stessa, siano leggibili ed interpretabili in maniera inequivocabile.

La popolazione riesce benissimo a comprendere che 7032 ug/l di nickel presente nel pozzo 9 a luglio 2006 è molto maggiore di 20 ug/l, limite massimo consentito dalla Legge. Per quanto attiene gli effetti di questi sforamenti sulla salute dei cittadini della zona Nord Basilicata, rimandiamo l’Assessore MANCUSI ad una attenta lettura di quanto contenuto nella letteratura scientifica internazionale che lui, in qualità di medico, dovrebbe ben conoscere.

Le nostre preoccupazioni erano e sono fondate.

Ci auguriamo che le forze politiche di Lavello, nel prossimo consiglio comunale aperto che si terrà il giorno 22, confermino la posizione condivisa espressa in questi giorni.

Infine supplichiamo Regione, Provincia e Magistratura, preso atto della grave situazione, di intervenire affinché questo scempio venga interrotto anche se con un imperdonabile ritardo. Bisogna bloccare immediatamente l’attività di FENICE-EDF attraverso la revoca della autorizzazione temporanea della Provincia e l’annullamento della procedura autorizzativa AIA del Dipartimento Ambiente Regione Basilicata.

Tratto da comitato "Diritto alla Salute" - Lavello


Monitoraggio del termodistruttore Fenice

Dati del monitoraggio delle acque sotterranee:
periodo dal 2002 al 2007
periodo dal dicembre 2007 al gennaio 2011
marzo 2011
maggio 2011
luglio 2011

martedì, giugno 14, 2011

Partecipa (e vince) l'Atella migliore

La sesta più alta affluenza di tutta la provincia di Potenza e maggiore della media nazionale. Il 60,38% è un dato importante e un segnale incontrovertibile manifestato dagli atellani nel referendum del 12 e 13 Giugno scorsi.
Il SI stravince con percentuali che vanno dal 97,15% (quesiti sull'acqua) al 96,33% (quesito sul legittimo impedimento), il NO, invece, registra il miglior risultato nel quesito sul legittimo impedimento con un risibile 3,67%.

sabato, giugno 11, 2011

Scovato un sarcofago di veleni a Monticchio (PZ)

Inchiesta delle Fiamme gialle: stoccati centinaia di fusti di rifiuti pericolosi, erano quasi schermati ai georadar. Non si sa dove siano arrivati. L’ombra delle ecomafie si allunga sulla Basilicata. È un lavoro da professionisti. Centinaia di fusti di rifiuti pericolosi stoccati in una vecchia vasca di calcestruzzo. Lì una volta c’era un impianto che produceva materiale per costruzioni. Ha chiuso ed è arrivata una ditta di carpenteria metallica.

giovedì, giugno 09, 2011

Vogliamo l'acqua e il sole, mica la luna!

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta attraverso il quale i cittadini sono chiamati a fornire il proprio parere - senza intermediari - o la propria decisione su un tema oggetto di discussione.
Nelle altre "chiamate alle urne", essendo in democrazia rappresentativa, l'elettore è chiamato a delegare il proprio rappresentante con lo scopo che l'eletto si faccia portatore (intermediario) dei suoi interessi e/o delle sue idee o ideali.

venerdì, aprile 22, 2011

L'impatto del petrolio in Basilicata

di Maria Rita d'Orsogna*

Sono passati diversi giorni dalla fine della «Copam 2011», la conferenza sponsorizzata da Assomineraria per mostrare che è possibile sposare assieme petrolio ed ambiente in Basilicata. Da persona di scienza, non al soldo di Eni o di altre ditte petrolifere, sono molto disturbata dai contenuti ascoltati, che interpreto come pura e anacronistica propaganda. Nessun cittadino che da anni si batte per una Basilicata pulita, come quelli dell’«Organizzazione Lucana Ambientalista», è stato invitato a presentare le proprie argomentazioni. I fatti non si possono però nascondere. In alcune località lucane il petrolio è entrato nella catena alimentare. Molti giovani non vedono futuro davanti a sé e lasciano in massa la Lucania: a loro il petrolio non ha portato nessun tipo di vantaggio occupazionale o economico.

mercoledì, marzo 30, 2011

La Basilicata regala le acque minerali

Il dossier 2011 "Acque minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia", a cura di Altreconomia e Legambiente, ha analizzato la situazione delle concessioni delle sorgenti d'acqua nelle regioni d'Italia e il quadro che emerge non è rassicurante per i cittadini, mentre risultano favorite le aziende imbottigliatrici. Nel rapporto le normative lucane che regolano le concessioni delle sorgenti d'acqua minerale vengono reputate insoddisfacenti e la regione Basilicata "rimandata" perché non ha aggiornato i canoni dopo l’approvazione del 2006 delle linee guida: sono previsti dei canoni in funzione dei volumi di acqua ma al di sotto di 1 euro per metro cubo imbottigliato. La classifica stilata nel dossier vede primeggiare il Lazio e l'Abruzzo, in quanto hanno rivisto le normative adeguandole alle linee guida nazionali e aumentando i canoni per le concessioni, la regione Basilicata si posiziona al 12esimo posto, ultima la Liguria.

giovedì, marzo 24, 2011

La Regione Basilicata autorizza ricerche petrolifere ad Atella

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) denuncia l’assoluto asservimento dell’intero territorio lucano agli interessi delle compagnie petrolifere. Infatti, nell’ultimo Bollettino Regionale (n.7 del 16 marzo 2011), l’Ufficio compatibilità ambientale del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata ha rilasciato parere favorevole, con esclusione VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale), alle istanze presentate da Eni spa riguardanti i permessi di ricerca idrocarburi denominati “Frusci”, “Anzi” e “Satriano di Lucania”. Sono 22 i territori comunali interessati dalle nuove istanze petrolifere (Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla,Pignola, Potenza, Ruoti, San Fele,Abriola, Anzi, Brindisi di Montagna, Calvello, Trivigno, Brienza, Picerno, Sant’Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Savoia di Lucania e Tito) molti dei quali ricadenti all’interno dei territori di parchi nazionali e aree protette regionali.

martedì, gennaio 25, 2011

Sinistra Ecologia e Libertà su inceneritore Fenice e rifiuti

In merito alle recenti dichiarazioni di associazioni, esponenti politici ed istituzionali sull'annosa vicenda dell'inceneritore “Fenice”, Sinistra Ecologia Libertà della Federazione Provinciale di Potenza, tiene a precisare la sua assoluta contrarietà alla tecnologia della termodistruzione e la ferma convinzione che una Provincia di poco meno di 385.000 abitanti (dati Istat al 1/1/2010) non abbia necessità di due inceneritori (a San Nicola di Melfi e a Tito) così come il Piano Provinciale dei Rifiuti prevede. I dati che offre l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Rapporto Rifiuti Urbani, edizione 2009) mostrano come in Basilicata si produca una quantità pro-capite di rifiuti urbani più bassa della media Nazionale e dell'intero Mezzogiorno, nonché come questo dato sia consolidato nel tempo.

mercoledì, agosto 25, 2010

ACQUA/2:Al cittadino non far sapere...com'è cattiva l'acqua da bere.

“Dopo anni di voci sullo smaltimento illecito di rifiuti in Lucania, le analisi di sorgenti e dighe che riforniscono gli acquedotti confermano la presenza di boro, bario, berillio e nitrati. Ma la Regione tace. L’ultima indiscrezione sui possibili traffici di rifiuti pericolosi, porta ai Laghi di Monticchio. Si tratta delle bocche crateriche di un antico vulcano sul monte Vulture, in provincia di Potenza. Due laghi parte di una riserva naturale regionale. C’è chi giura di aver visto camion scaricare fusti. Una prima parziale conferma arriva dalle analisi delle locali sorgenti, condotte a Berlino dal Servizio geologico tedesco, per conto del Dipartimento di scienze della terra dell’università Federico II° di Napoli, diretto dal professore Benedetto De Vivo.

La sua squadra, nell’ambito di un progetto europeo teso alla caratterizzazione geochimica delle acque minerali imbottigliate e degli acquedotti dei Paesi membri, ha analizzato 158 differenti marche italiane sulle 415 ufficialmente accreditate dall’Unione europea. I risultati sono stati pubblicati a marzo su Science. Ci sono anche quelle del Vulture, come Gaudianello, Toka, Felicia, Lilia e Sveva. Dalle analisi è risultata una elevata quantità di boro, un «elemento pericoloso», la cui esposizione provoca gravi danni all’apparato riproduttivo maschile ma anche infezioni a stomaco, fegato, reni e cervello.

In quelle acque è stata trovata la concentrazione di boro più alta d’Italia: 1.170 microgrammi per litro, quantità superiore sia al valore guida stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità (500 µg/l) che delle legislazioni italiana ed europea per l’acqua minerale imbottigliata (5.000 µg/l). Alte concentrazioni di boro sui suoli e nelle falde si possono trovare solo in due casi: un traffico aereo sostenuto o delle discariche (tramite il percolato prodotto dai rifiuti). Ma in quelle acque c’erano anche solfati e berillio, un elemento di classe A cancerogeno per l’uomo, che sul Vulture sfiora i 4 microgrammi per litro, limite stabilito dalla legge italiana per le falde acquifere oltre il quale è obbligatorio «un intervento di bonifica delle acque, anche se non destinate al consumo umano».
L’equipe di De Vivo sottolinea però che paradossalmente «sia in Italia che in Europa non è stato stabilito alcun limite di concentrazione per il berillio nelle acque destinate al consumo umano, tanto meno per le minerali». Prima dell’estate era scoppiato anche il caso delle dighe lucane della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno, la più grande in terra battuta d’Europa. Si tratta di invasi per uso potabile. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata (Arpab) aveva scoperto alte concentrazioni di bario e boro. Giuseppe Di Bello è l’ufficiale della polizia provinciale di Potenza che ha reso pubblici questi dati, oggi sospeso e indagato per rivelazione del segreto di ufficio.

«Un dirigente della direzione ambiente della Regione mi chiese di fare dei controlli perché i dati dell’Arpab su quelle dighe erano allarmanti», ricorda Di Bello. «Così decisi di fare delle contro analisi dalle quali risultò un inquinamento addirittura maggiore rispetto ai primi rilievi». Da allora le associazioni ambientaliste, i cittadini e i Radicali lucani, chiedono l’apertura di un’inchiesta per stabilire le ragioni che hanno determinato l’inquinamento dell’acqua lucana. Ma soprattutto un’adeguata depurazione, visto che quegli invasi continuano a rifornire i rubinetti delle loro case.

di Alessandro De Pascale, tratto dalla rivista Terra (www.terranews.it )

martedì, agosto 24, 2010

ACQUA/1:L'altra fontana "pubblica" di Atella(Pz)

domenica, maggio 30, 2010

La nuova mega discarica di Atella

La nuova mega discarica di Atella (Pz) di 90.000 mc, autorizzata dal Piano Provinciale dei Rifiuti, ubicata in località Cafaro si trova a poca distanza dalla vecchia discarica di 140.000 mc. Entrambe le aree sono interessate dal bacino idrominerario di protezione del Vulture: un’area ricca di sorgenti e di agricoltura. Un “tour della monnezza” che continua il suo corso in una regione in cui si producono 386 Kg di rifiuti pro-capite all’anno che non giustifica il ricorso a nuove discariche, mentre i buoni propositi della raccolta differenziata sono viziati dal ricorso a nuove mega discariche e degli stessi inceneritori.

Watch live streaming video from olachannel at livestream.com

lunedì, maggio 03, 2010

Erri De Luca per l'acqua pubblica

giovedì, aprile 15, 2010

Rocco e i suoi fratelli…lucani

Premetto che il film del corregionale Papaleo, “Basilicata coast to coast”, non l’ho ancora visto, quindi non mi pronuncio sullo specifico del girato, ma dato che se ne fa un gran parlare e un po’ di informazioni le ho lette, alcune osservazioni vengono spontanee.
Il film, oltre agli sponsor istituzionali(Regione, APT…), ha ricevuto finanziamenti dalla Total e dalla Shell, due compagnie petrolifere che insistono con le loro estrazioni nella nostra regione. Nulla da obiettare se non fosse che le estrazioni dell’oro nero lucano hanno avuto, sinora, prevalentemente ricadute negative in termini economici, ma anche ambientali(grave inquinamento e conseguenti danni alla salute) e sociali(leggasi spopolamento dei territori interessati). Fumo negli occhi se la promozione di una regione non passa anche per la tutela dell’ecosistema, al contrario viene irreparabilmente compromessa dalle attività petrolifere.

Poi un parallelismo vien da sè. Anni fa la multinazionale Coca Cola, dopo aver acquisito la concessione per lo sfruttamento delle acque in contrada la Francesca(nel Vulture), ha lanciato una campagna promozionale dell’imbottigliata in loco, "Lilia", che avrebbe allo stesso tempo pubblicizzato i territori interessati dall’emungimento allo scopo di far conoscere quei luoghi e incentivare presenze turistiche.
Ebbene, dopo lo spot della Lilia(anche quello ben fatto), non si sono viste orde di turisti incantati nella zona del Vulture e dei laghi di Monticchio, nè tantomeno differenze sostanziali di visite, non perché il posto non meriti -sia chiaro-, ma perché oltre agli spot promozionali i territori devono essere attrezzati e curati per l’accoglienza turistica e gli operatori formati con un po’ di “savoir faire”.

Il neo consiglio regionale sappia invertire la rotta, non si continui con la politica degli spot e degli “investimenti-specchio per le allodole”:
- si istituisca una Film Commission Lucana per regolare e promuovere le produzioni cinematografiche sul nostro territorio,
-si facciano i giusti investimenti sul turismo regionale: infrastrutture adeguate e salvaguardia e promozione del territorio.
Pertanto i migliori auspici al lavoro di Rocco Papaleo, che già ha avuto una buona critica sia da parte degli esperti che dai semplici spettatori, e buon lavoro al consiglio regionale appena rinnovato(?) e agli enti di promozione turistica.
Alessandro Pietropinto

giovedì, marzo 25, 2010

Appello al voto

Gentile elettrice /Caro elettore,

queste elezioni non saranno per noi soltanto il momento della scelta del prossimo consiglio regionale. Riteniamo, infatti, che questa competizione dovrà caratterizzarsi come una fase del percorso costituente di un nuovo progetto politico di più ampio respiro.
Stiamo vivendo anni di profonda crisi che mettono in discussione il presente e il futuro delle persone. La crisi non passerà con il fatuo ottimismo né con le formule dei tecnocrati della politica. Abbiamo il dovere di cominciare a prospettare una società diversa, più giusta e più eguale. Sinistra Ecologia Libertà è mossa dall’obiettivo di trasformare il modo di produrre e i beni da produrre, di organizzare la società e le relazioni umane, di rapportarsi con le risorse naturali.
Una società non consumista, un’economia ecologica e non dissipativa, una tecnologia più evoluta mettono al centro i beni comuni da salvaguardare (acqua, aria, cibo, salute, conoscenza…) e al contempo danno valore alla vita di ciascuno. In altre parole, abbiamo l’ambizioso obiettivo di cambiare questo mondo.
Le elezioni, quindi, sono solo un passaggio perché il nostro obiettivo è quello di costruire una sinistra aperta alle nuove culture critiche, capace di conservare la memoria del passato ma nel contempo in grado di tenere lo sguardo rivolto al futuro. Pensiamo a una sinistra per la quale le idee valgano anzitutto come comportamenti, una sinistra che non si limiti a enunciare principi nuovi ma che provi ad indicare un nuovo modo di viverli.
La sinistra che vogliamo è del lavoro e dell’ambiente.
Questa assurda competizione globale, i cui effetti si percepiscono anche nella nostra regione, produce infatti una intollerabile crescita delle disuguaglianze mentre i cambiamenti climatici sono ormai diventati insostenibili. Questa situazione produce una sola risposta: un altro mondo non solo è possibile ma è anche necessario e urgente.
Sappiamo di trovarci di fronte ad un compito difficile. Ma abbiamo la certezza che le risorse umane, le esperienze, e le passioni civili che animano la nostra terra e l’intero Paese saranno nostri alleati. Ti chiediamo, quindi, il sostegno ed il voto per contribuire alla costruzione di una forza di sinistra, moderna, unitaria e plurale, che si ponga l’obiettivo di una gestione egualitaria, ecologica e pacifista delle risorse.
Dovremo mobilitarci assieme contro la svendita del nostro territorio alle multinazionali del petrolio e contro il nucleare. Dovremo profondere il nostro impegno per la ripubblicizzazione dell’acqua. Il nostro obiettivo è quello di un investimento nelle energie rinnovabili e per il riconoscimento dell’acqua quale bene comune e diritto universale inalienabile.
Il nostro impegno inoltre è per una rinnovata partecipazione e per il protagonismo delle persone alla politica ed alla vita collettiva, rimuovendo gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione della personalità dell’uomo, provando a coniugare libertà e uguaglianza.
Diritto al lavoro, lotta alla precarietà, difesa dell’ambiente, diritto ad una scuola e sanità pubblica per tutti, produzione di energia da fonti rinnovabili contro il ritorno al nucleare, trasparenza e valorizzazione delle competenze nella gestione della cosa pubblica, sono i temi sui quali Nichi Vendola ha impostato la sua battaglia per una differente idea della politica che gli ha permesso di affermarsi nelle primarie in Puglia e di battere una cultura che anteponeva gli accordi di vertice agli interessi reali della gente.
Queste sono le ragioni per le quali ti chiediamo di sostenere Sinistra Ecologia Libertà con Vendola alle prossime regionali.


Potenza marzo 2009

giovedì, marzo 18, 2010

Petizione di Sinistra Ecologia e Libertà per l'acqua bene comune pubblico

Una recente legge del governo Berlusconi prevede l'affidamento della gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%; la stessa legge approvata prevede la cessazione degli affidamenti cd. "in house" a società interamente pubbliche e controllate dai Comuni entro il 31.12.2011.

Il governo Berlusconi espropria così gli Enti locali e le comunità locali della libertà di scegliere la forma attraverso la quale gestire ed erogare i servizi pubblici locali; la complessiva normativa italiana sull'acqua risulta non organica e contraddittoria e manca ancora a livello internazionale il riconoscimento formale e solenne dell'acqua come bene comune e diritto umano; in questi quindici anni non sono state attuate coerenti politiche idriche e l'acqua non è stata gestita correttamente a livello di bacino idrografico.

La privatizzazione dell'acqua è un epilogo da scongiurare con ogni mezzo, essendo la risorsa idrica un diritto universale e non una mercè né un mero bisogno; non è l'Europa ad imporre la privatizzazione del servizio idrico in nessun provvedimento normativo e in nessuna Direttiva Europea; due diverse risoluzioni del Parlamento europeo affermano il principio che l'acqua è un "bene comune dell'umanità" mentre gli organismi della UE hanno più volte evidenziato che "alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza"; le Istituzioni hanno la libertà e l'autonomia di scegliere se fornire direttamente un servizio di interesse generale o se affidare tale compito ad altro Ente (pubblico o privato) in piena legittimità e coerenza con le vigenti direttive europee sui servizi pubblici locali.

Nei Paesi della UE, dopo sporadici tentativi di privatizzazione di alcuni servizi pubblici locali e dopo aver constatato l'abbassamento della qualità dei servizi ed un vertiginoso incremento delle tariffe, si è registrata una decisa e ferma inversione di tendenza verso la ripubblicizzazione degli stessi (ad esempio il Comune di Parigi ha avviato l'iter di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato).

Noi sottoscrittori della petizione promossa dal forum ambiente di Sinistra Ecologia Libertà

1.riconosciamo l'acqua come bene comune e diritto umano, in particliare l'accesso all'acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell'acqua come bene comune pubblico
2.sollecitiamo il riconoscimento (a livello dell'ONU e delle norme costituzionali nazionali) dell'acqua come bene comune e diritto umano anche con specifici e vinclianti obiettivi internazionali di lotta alla sete e alla desertificazione;
3.impegniamo i consiglieri e assessori comunali e provinciali al riconoscimento di tale diritto dando loro mandato di proporre la modifica degli Statuti comunali e provinciali nei loro rispettivi enti di appartenenza per il riconoscimento del servizio idrico come servizio pubblico locale (privo di rilevanza economica), anche sperimentando nuove e diverse forme di strutturazione di società di diritto pubblico per la gestione delle risorse idriche, privilegiando quanto più possibile il livello del bacino idrografico;
4.impegniamo i consiglieri e gli assessori regionali, anche in vista del prossimo rinnovo di mliti consigli regionali, ad operare affinché le Amministrazioni Regionali, propongano ricorso presso la Corte Costituzionale su quanto previsto dall'art. 15 del DL 135/2009, come già stanno positivamente facendo alcune Regioni;
5.aderiamo alla manifestazione del 20 marzo promossa dal movimento italiano per l'acqua;
6.sosteniamo tutte le iniziative normative, amministrative e sociali contro la privatizzazione dell'acqua per la ripubblicizzazione dei servizi, anche verificando la possibilità della presentazione di un quesito referendario che abroghi il dispositivo previsto dall'art. 15 del decreto 135/2009.

martedì, marzo 16, 2010