altratella.it, che fare?

Abbiamo lanciato l'hashtag #altratellachefare? per decidere insieme cosa può essere domani questo (non-) luogo e spazio. PARTECIPA ANCHE TU! Leggi tutto

La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano

Un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti. Leggi tutto

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali, se si applicasse un canone equo (come suggerito dagli autori della ricerca) di 10 euro/mc la nostra regione incasserebbe 9,2 milioni di euro. Leggi tutto

Il tuo voto ad un uomo così

"Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo poli­tico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insedia­to al posto di potere egli ti poteva ga­rantire una raccomandazione, la pro­mozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro.
Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i par­lamenti e le assemblee regionali e co­munali degli uomini peggiori, spiri­tualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla so­cietà.
Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua".

Giuseppe Fava detto Pippo (1925 - 1984)

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mercoledì, giugno 25, 2014

Brasilicata tour 2014, scambi culturali tra Brasile e Basilicata, festival delle arti e delle culture


Il Brasilicata Tour è un progetto ideato da Responsability.co, un gruppo internazionale di consulenza sulla responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile che opera in Italia, Brasile, Senegal e Jamaica.
Tra le iniziative realizzate in Italia, una riguarda la Basilicata, grazie all’intermediazione di Ramona Bavassano, consulente di sviluppo locale sostenibile per Responsability.Co con la Filef Basilicata (Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglia), Aline Yasmin responsabile Istituto Quorum , attivo da anni nella produzione di grandi eventi culturali e in particolare di “Espirito Mundo Festival”, un festival itinerante finalizzato alla promozione della cultura contemporanea brasiliana attraverso scambi e partnership con festival europei. L’idea è di diffondere nuovi esempi sostenibili per realizzare scambi culturali tra la Basilicata ed il Brasile.
L’Associazione Socio Culturale "CHAUTA" aderisce a questa iniziativa facendone un Festival delle arti e delle culture con i vari artisti brasiliani e della nostra terra. Il festival si terrà nel comune di Atella (Pz), dove, grazie anche alla disponibilità delle istituzioni locali, c’è stata la possibilità di organizzare questo festival all’interno del giardino e palazzo Saraceno, anche per dare il messaggio che non bisogna abbandonare i nostri beni architettonici e culturali all’usura del tempo.
Il progetto partirà il 5 Luglio 2014 con aperture e sfilata del complesso bandistico Atellano, Edù Marron e Soraia Drummond in Piazza Gramsci.
A seguire:
  • 18 Luglio Cordao de Pelempé - Palazzo Giardino Saraceno
  • 19 Luglio Soraia Drummond - Palazzo-Giardino Saraceno
  • 20 Luglio Nero & Dj Last Letter Soraia Drummond - Palazzo-Giardino Saraceno
  • 13 Agosto Zimun / Ramayan Palazzo - Giardino Saraceno
  • 14 Agosto Gruppo Teatro Sperimentale LucaniArt “Oberon” - Giardino Saraceno
  • 15 Agosto Cidage do Reagge - Palazzo Giardino Saraceno
  • Metti a fuoco (Contest di fotografia): 5 Settembre Aline Yasmin/ DJ Zee-la / Monica Nitz - Palazzo Giardino Saraceno
  • 6 Settembre  Aline Yasmin/ DJ Zee-la / Monica Nitz - Palazzo-Giardino Saraceno
  • 7 Settembre Aline Yasmin/ DJ Zee-la / Monica Nitz Palazzo - Giardino Saraceno.
Questi sono solo alcuni dei nomi dei vari artisti che si esibiranno. Siete tutti invitati a partecipare.
Un uomo che apprezza e ama l’ARTE è un uomo libero.    

( ASS.NE CHAUTA, Atella PZ )

di Michele Centonze

giovedì, settembre 19, 2013

Primarie Basilicata Bene Comune, cambia davvero, scegli Somma

Il 22 settembre prossimo si terranno le primarie della coalizione di centro-sinistra per scegliere il candidato Presidente della regione Basilicata.
Il Pd, tra scandali (vedi rimborsopoli in salsa lucana) e fallimenti vari (vedi gli indicatori economici regionali e le non scelte nazionali del governo con l'alleato - pregiudicato), presenta o i protagonisti del fallimento (un'intera stirpe familiare in politica ininterrottamente dal dopoguerra ad oggi) o finti giovani che non rappresentano discontinuità (presidente della Provincia di Potenza dal 2009 e tuttora in carica), ma tutt'altro ...

L'alternativa a tutto ciò sta nel candidato outsider dei partiti, un attivista e politico da sempre attento a tematiche come lavoro, ambiente, energia, turismo, agricoltura...Michele Somma.
L'unico con un vero programma di discontinuità e innovazione, fuori dalle vecchie logiche e dipendenze, consultabile sul sito www.comitatonooilpotenza.com .

Si vota il 22 Settembre dalle 8:00 del mattino alle 20:00 e possono votare tutte le persone che alla data delle primarie abbiano compiuto il diciottesimo anno di età o che, cittadine e cittadini italiani, cittadine e cittadini dell’Unione Europea, nonché cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, residenti nel territorio comunale, dichiarino di essere elettori e di riconoscersi nella proposta politico programmatica della coalizione di centrosinistra, accettino di essere registrati al momento del voto nell’albo pubblico delle elettrici e degli elettori del centrosinistra e versino una quota di almeno 2,00 euro, a titolo di contributo alle spese organizzative.

Alle Primarie Basilicata Bene Comune, cambia davvero, scegli Somma

mercoledì, giugno 12, 2013

Mercato a km 0, trekking, Erri De Luca, Gian Maria Testa...a Castelmezzano

Giornata a dir poco esaltante sabato 29 Giugno a Castelmezzano, in provincia di Potenza, comune del parco regionale di Gallipoli - Cognato. Sia in mattinata che nel pomeriggio sono previsti due itinerari per il Trekking che tocca le seguenti località: Molino, Centro Storico, Castello, Paschiere e Santa Maria ovviamente si tratta di percorsi pedonali attrezzati. Nel pomeriggio inoltre ci sarà anche una gara di orienteering.

La serata, invece, vedrà l'esibizione dello scrittore Erri De Luca, del cantautore Gian Maria Testa e del clarinettista Gabriele Mirabassi.

Il programma della giornata:
Ore 10:00 Punto informativo via Michele Volini 
Arrivo e accoglienza
A cura Associazione Azione Cattolica
Ore 10:30 
• Apertura mercatino dei prodotti a km 0
• Partenza per il trekking: Verso “Molino” 
Ore 17:00 Gara di orienteering centro storico
A cura dell'Associazione Azione Cattolica e del Ceas Dolomiti Lucane info: 3287338268 info@nuovaatlantide.com
Ore 19:00 Partenza percorso trekking
Centro abitato Mulino - Centro storico - Castello - Paschiere - San Marco - Santa Maria (percorsi pedonali attrezzati)
Ore 20:00 Evento. Partecipazione gratuita
ERRI DELUCA 
GIAN MARIA TESTA 
GABRIELE MIRABASSI

L'evento rientra nel progetto "Basilicata Naturarte", una serie di giornate ed eventi sui sentieri dei parchi lucani e alla loro scoperta: passeggiate e musica nei borghi, mercatini dei prodotti a km zero, banditori, spettacoli itineranti, trekking nei parchi, grandi eventi a impatto zero.

L'evento su facebook qui.

martedì, maggio 14, 2013

La discarica di Atella nel disastro rifiuti lucano

Ola channel, la web tv dell'Organizzazione Lucana Ambientalista, ha realizzato un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti.

Dall’eredità dell’inchiesta “Rifiuti Connection” nasce questa video-inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Basilicata con un focus sul Vulture. Partendo della cementeria Costantinopoli di Barile, il viaggio vede come tappe la discarica Cafaro di Atella, quella di Notarchirico di Venosa, fino a giungere all’inceneritore Fenice di San Nicola di Melfi, anello finale del ciclo dei rifiuti basato sull’incenerimento e lo smaltimento in discarica. Un destino quello dei rifiuti molto lontano dalle politiche incentrare sul riciclo, riuso, del recupero a freddo, step per giungere a zero rifiuti.
L’obiettivo di questa video-inchiesta è tentare di tracciare i limiti dell’attuale gestione dei rifiuti in Basilicata con una raccolta differenziata drogata dal ricorso al multimateriale. Un viaggio nei luoghi della monnezza del e nel Vulture, uno spaccato delle tante situazioni che dimostra come la vera raccolta differenziata (a freddo e per frazioni merceologiche) sia ancora utopia per amministrazioni regionali, provinciali e comunali. La via dei Rifiuti Zero è la linea da seguire.
[Con voce narrante di Tonia Bruno].

La video-inchiesta "Monnezza Destination" la puoi vedere qui.

lunedì, marzo 25, 2013

AAA acque minerali lucane in svendita

Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali per un volume totale di 920.000.000 di litri imbottigliati dalle falde lucane su 680 ettari in concessione alle società imbottigliatrici. Di contro, la regione Veneto ha incassato 15.692.641,29 euro con un volume poco più che doppio rispetto a quello lucano: 2.422.148.031 i litri imbottigliati e 1.644,55 ettari in concessione dalla regione del nord.

Questi e altri dati saltano all'occhio scorrendo le pagine della ricerca "Acqua in bottiglia, un'imbarazzante storia all'italiana - Regioni inadempienti, impatti ambientali per tutti, profitti esagerati per pochi" redatta da Legambiente e dalla rivista altreconomia (qui l'intera ricerca in .pdf). Così come l'anno scorso, la regione Basilicata viene rinviata nella gestione delle acque minerali, applicando un canone inferiore a 1 euro a mc (stabilito dalle linee guida nazionali). Le tariffe nella regione dove insistono marchi quali Lilia (Coca-Cola), Gaudianello, etc...sono di 70,92 € per ettaro (minimo annuo 7.092,50) e solo 0,30 € per metro cubo imbottigliato contro i 4 € applicati in Abruzzo.

Se si considera anche l'impatto ambientale per la produzione delle bottiglie in Italia (pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di CO2 immessi nell'atmosfera), l'inquinamento prodotto per il trasporto delle bottiglie lungo lo stivale ed oltre (ad esempio, l’acqua Lilia dalle fonti del Vulture (Basilicata) percorre 847 km per arrivare a Genova e 861 per raggiungere Milano), e lo smaltimento necessario della plastica delle bottiglie...si capisce bene che è un'attività che con la sostenibilità ambientale non ha molto a che fare.

Al tempo stesso occorre mettere in campo anche una forte azione per aumentare la fiducia degli 
italiani nell’acqua di rubinetto che conviene all'ambiente e alle tasche: per ogni 100 litri erogati emette solo circa 0,04 kg di CO2, non ha bisogno di imballaggi né tantomeno di utilizzare il petrolio per il trasporto e per la fabbricazione delle bottiglie di plastica necessarie per il suo trasporto e costa 200 volte meno rispetto all'acqua imbottigliata. Inoltre l’acqua “del sindaco” è di buona qualità, ecologica e rigorosamente controllata da norme sanitarie; in alcune situazioni può essere poco allettante al gusto, ma con dei semplici accorgimenti è facile renderla piacevole al palato e al portafoglio.

I redattori della ricerca hanno calcolato che "se al contrario si applicasse un canone uniforme su tutto il territorio e soprattutto più elevato, ad esempio 10 €/m3, come abbiamo proposto in più occasioni, si arriverebbe ad avere un introito di 123 milioni di euro all’anno per le Regioni italiane, risorse che potrebbero essere vincolate a investimenti sul territorio riguardanti la tutela degli ecosistemi acquatici". In particolare, la Basilicata passerebbe dagli attuali 323mila euro a 9,2 milioni di euro, un adeguamento necessario, perché l’acqua bene comune, oggi viene svenduta alle società imbottigliatrici. Se poi, una parte di questi introiti rimanessero ai comuni su cui insistono le concessioni di sicuro il ritorno ai cittadini sarebbe più diretto e "percepito".

Alessandro Pietropinto

Di seguito la ricerca sfogliabile:


martedì, marzo 19, 2013

Ad Atella il I° convegno regionale sulla canapa

Il convegno si terrà Venerdì 29 Marzo, alle ore 18:00 presso la biblioteca comunale di Atella (Pz).
L’incontro è destinato ad agricoltori, ditte edili e curiosi (qui l'evento su Facebook). Si parlerà di progetti legati alla coltivazione di canapa sativa, delle tecniche di coltivazione, della sostenibilità della coltura della pianta e dei suoi svariati usi: dal tessile all’edilizia, dai prodotti alimentari alla cosmesi.
 
Saranno presenti al convegno il presidente di Assocanapa Felice Giraudo, il presidente di Canapuglia Claudio Natile, l'architetto Livio Ripamonti per Equilibrium ( ditta produttrice del mattone di canapa), la dott.ssa Manuela Tolve per l’associazione Lucanapa onlus ed Andrea Trisciuoglio per l’associazione Luca Coscioni che affronterà le tematiche riguardanti l’aspetto medico legato alla canapa ed ai farmaci da essa ricavati.
 
E’ prevista la partecipazione di medici nutrizionisti e autorità locali.
Durante il convegno sarà possibile degustare prodotti a base di canapa realizzati dai forni Telesca e Galasso, si potranno acquistare le uova di Pasqua con semi di canapa tostati realizzati dalla Pasticceria Mancusi di Sarnelli.

Di seguito un video sulla prima piantagione di canapa sativa di Basilicata, proprio ad Atella:

 

lunedì, marzo 18, 2013

Ricerche idrocarburi anche nell'area dell'Aglianico DOC

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che la società Delta Energy Ltd – con sede centrale in Brighton, 43 Park Crescent, East Sussex BN2 3HB, Regno Unito – dopo aver presentato il 28 maggio 2012 presso gli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico la nuova istanza di permesso denominato “La Bicocca” ricadente nei Comuni di Barile, Melfi e Rapolla ed estesa su oltre 155 Kmq, ha chiesto alla Regione Basilicata ed agli enti locali l’attivazione della procedura VIA ai sensi della L.R. 47/98. Infatti, con avviso pubblicato sul recente Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n. 7 del 16/3/2013, la società con sede di rappresentanza presso lo studio romano dell’avvocato Turco e sede periferica a Matera, vuol effettuare ricerche di idrocarburi anche nel cuore del Vulture, area di produzione del vino Aglianico doc. La nuova istanza di permesso di ricerca “La Bicocca” della Delta Energy, dopo il permesso “Palazzo San Gervasio” della Aleanna Resources, va infatti ulteriormente ad estendere le aree per la ricerca di idrocarburi a nord del territorio regionale.
Questa volta la Delta Energy si rivolge alle aree di produzione del vino Aglianico del Vulture, a quelle cerealicole ed olivicole di pregio, ove sono presenti valenze ambientali, archeologiche, naturalistiche, SIC e ZPS incluse nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea. La Ola chiede ai comuni interessati di Barile, Melfi e Rapolla che hanno già ricevuto la richiesta della Delta Energy in questi giorni di convocare consigli comunali aperti ed opporsi alle richieste della Delta Energy nei termini fissati di 45 giorni, ovvero entro il 1 Maggio 2013.
La Ola esorta i produttori agricoli del Vulture ad opporsi ora e far sentire con forza la propria voce, prima che sia troppo tardi, per non vedere compromessa l’immagine dei loro prodotti ma anche il territorio, così come la Val d’Agri tristemente testimonia.
La Ola è costretta a denunciare nuovamente l’assordante silenzio della Regione Basilicata che fa finta di opporsi alle nuove istanze di permessi di ricerca, fidando nella cosiddetta moratoria bluff (art.37 della L.R. 16/2012) impugnata per incostituzionalità dal Governo Monti presso la Corte Costituzionale, mentre gli uffici del dipartimento ambiente attivano quasi ogni settimana nuove istanze VIA da essi considerate “atti dovuti”. E’ in questo modo – evidenzia la Ola – che si spalancano le porte alle compagnie minerarie, grazie ai conflitti d’interesse dall’esito scontato.

giovedì, gennaio 03, 2013

Placido capolista alla Camera in Basilicata per SEL

Nonostante tutto e tutti, il miglior sindaco della Basilicata (a detta di molti), Antonio Placido, ha vinto le primarie per la formazione delle liste di SEL alla Camera in Basilicata (qui i dati regionali divisi per provincia). Il sindaco di Rionero in Vulture sarà capolista nel collegio Basilicata, staccando nettamente i suoi sfidanti alle parlamentarie di Sinistra Ecologia e Libertà indette per definire il posizionamento all'interno delle liste. Al Senato in Basilicata sarà capolista Giovanni Barozzino, anche lui di Rionero, operaio SATA licenziato e reintegrato sul lavoro dopo sentenza del giudice.

Ad Atella s'è registrato un calo dei consensi per il partito Sinistra Ecologia e Libertà: mentre alle primarie per il leader del centrosinistra erano state 48 le preferenze accordate a Nichi Vendola, nelle "parlamentarie" solo 21 votanti per SEL, probabilmente per via della manifestazione esplicita di scelta per SEL o PD che bisognava fare al momento del voto e che avrà messo in difficoltà molti spingendoli a non esporsi pubblicamente.

Inoltre, sempre nel seggio di Atella, alta l'affluenza alle parlamentarie del PD a cui si sono accodati anche esponenti, dirigenti (e familiari) dell'IDV locale.

giovedì, dicembre 06, 2012

WWF su allarme rifiuti in Basilicata e Fenice

Il WWF torna a lanciare l’allarme su rifiuti e termodistruttore Fenice. L’impianto di San Nicola di Melfi ha esaurito la quantità di rifiuti che può bruciare in un anno, ovverosia 30.000 tonnellate, con ciò costringendo chi ancora conferisce i rifiuti “tal quale” al termodistruttore, come i Comuni di Potenza, Melfi e Lavello, a cercare problematiche soluzioni alternative. Per il WWF questa situazione è oramai intollerabile:  la Basilicata si deve dotare subito di un nuovo piano rifiuti in grado di risolvere in modo virtuoso ed organico la gestione dello smaltimento dei rifiuti che in Basilicata non avrebbe mai dovuto essere un problema, dato il numero esiguo della popolazione, e che invece entra periodicamente in crisi.
E’ necessario infatti raggiungere gli obiettivi imposti dalle direttive comunitarie e dalla normativa nazionale (il 65% di raccolta differenziata entro il 2012 a fronte di meno del 20% attuale) e promuovere senza indugi una politica che preveda la riduzione dei rifiuti a monte, attraverso politiche di disincentivo alla produzione di imballaggi e merci usa e getta, e  attuando un sistema di raccolta differenziata spinta che miri a raggiungere percentuali elevate di recupero dei materiali con il sistema di raccolta porta a porta e la creazione di impianti di compostaggio.
Fenice non può e non deve essere la risposta al problema dello smaltimento dei rifiuti della Provincia di Potenza, anche perché l’impianto continua a inquinare, cosa che sta facendo ininterrottamente dal 2002 in particolare nelle acque sotterranee, come dimostrano i dati recenti pubblicati sul sito dell’ARPAB che indicano durante l’anno 2012 valori di Triclorometano Tricloroetilene, Dicloroetilene, nichel, fluoruri,  ferro e manganese, tutte sostanza nocive per la salute, ancora superiori ai limiti di legge. E ricordiamo anche la concentrazione di escherichia coli pari a 29.500 (limite di legge 5.000), rilevato il 19 sett. scorso all’uscita del depuratore consortile (ASI) di San Nicola di Melfi.Tra l’altro, dopo la recente bocciatura del piano di bonifica in conferenza di servizi, ancora non è dato sapere come e quando avverrà la bonifica dei luoghi contaminati.
Il WWF, che si è costituito parte civile nel processo in corso per i gravi fatti di inquinamento imputabili alla gestione del termodistruttore,  chiede quindi nuovamente alla Regione,  alla Provincia di Potenza ed alla stessa magistratura, di verificare se sussistano le condizioni perché Fenice continui a svolgere la propria attività senza mettere a rischio la salute dei cittadini e senza arrecare gravi danni all’ambiente ed al territorio ed eventualmente di intervenire prontamente per impedire le ulteriori conseguenze di una situazione di inquinamento  che  si sta protraendo nel tempo.

Ufficio stampa WWF

martedì, novembre 20, 2012

Petrolio ad Atella: azzerata l'opposizione del comune

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che  con determinazioni dirigenziali dell’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata, rispettivamente la n. 1520  e la n.1535 del 26 ottobre 2012, pubblicati sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata n.41 del 16/11/2012 (I parte), nonostante i pareri contrari  e le opposizioni presentate già nella fase preliminare di screening  da parte di cittadini e numerosi comuni ricadenti nelle aree dei permessi di ricerca ENI Monte Foi ( Baragiano, Picerno, Ruoti, Savoia di Lucania, Tito, Pignola, Potenza) e San Fele (Atella, Ruoti, Filiano, Muro Lucano, Rapone e San Fele), gli stessi uffici regionali hanno deciso di assoggettare, ai sensi dell’art.15, comma 1, della L.R. 47/98 alla successiva fase di procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) le due istanze ENI.

Con la legge di moratoria regionale rilevatasi un bluff, in attesa del giudizio della Corte Costituzionale su ricorso del Governo, gli uffici regionali azzerano così anche le opposizioni già presentate dai comuni che ora dovranno tenere alta la guardia e l’attenzione affinché gli stessi uffici regionali non rilascino parere ambientale VIA positivo per le due istanze di ricerca idrocarburi che spianerebbe la strada all’ENI.

La Ola ricorda che le due istanze prevedono pozzi esplorativi già della fase di ricerca e vedono ben 14 comuni coinvolti su un territorio esteso oltre 282 Kmq al cui interno sono presenti valori ambientali, paesaggistici, risorse idriche, agricole di grande interesse anche per l’Unione Europea di cui nelle determinazioni dirigenziali non si è tenuto conto limitandosi ad una generica affermazione che ”non si possono escludere impatti significativi sull’ambiente”.

La Ola auspica che la Regione Basilicata, in adesione alle richieste contrarie pervenute dai Comuni interessati, esprima parere negativo VIA e non rilasci le successive intese per le due istanze di ricerca idrocarburi ENI Monte Foi e San Fele. Intese – ricorda la Ola – sollecitate di recente dal ministero dello sviluppo economico che sono in palesemente in contrasto con le volontà contrarie espresse dalle comunità, dai territori e dagli enti locali che non possono subire il ricatto delle compagnie minerarie che intendono mortificare, per profitto privato, l’ambiente e i valori dell’ambiente e della salute.

Tratto da olambientalista.it

venerdì, ottobre 12, 2012

Le spese del consiglio regionale della Basilicata

11.180.246,70 euro. Questa è il totale previsto per l'esercizio finanziario 2012 "...DELLE USCITE DEL BILANCIO ANNUALE DI PREVISIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE STANZIAMENTI DI SPESA PER IL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI DEL CONSIGLIO REGIONALE" così come mostrato nel documento ufficiale rilasciato dalla regione Basilicata nella sezione "Trasparenza, valutazione e merito" del sito istituzionale.

Nel 2011 ogni lucano ha sborsato 33,73 euro per pagare il funzionamento degli organi costituzionali regionali contro i 120 euro dei valdostani (i più vessati) e i 3,72 euro a testa per i residenti nella regione Puglia (la meno costosa per spesa pro capite), mentre per studi e consulenze della regione ogni lucano ha pagato 29 euro come dall'elaborazione del Sole 24 Ore.

Le voci principali nel bilancio di previsione del 2012 sono rappresentate da:
  • Spese per rimborso agli ex Consiglieri Regionali dei contributi versati € 3.010.000,00
  • Indennità di carica Consiglieri € 2.850.000,00
  • Diaria a titolo di rimborso spese Consiglieri € 1.183.969,08
Proprio spulciando quest'ultima voce relativa al 2011 in merito ai rimborsi di segreteria e rappresentanza ai consiglieri regionali e ai 4 assessori esterni della regione Basilicata saltano all'occhio alcune cifre e il relativo consigliere/assessore che ne ha chiesto il rimborso.

Gianni Rosa del Partito delle Libertà si è avvalso di collaboratori esterni con una spesa di 30.874,08 euro, 30.202,22 per l'assessore esterno Rosa Gentile, mentre Gennario Straziuso (Pd), Vincenzo Edoardo Viti (Pd) e Roberto Falotico (PLB) non hanno sostenuto alcuna spesa per collaboratori esterni.
Nicola Benedetto dell'Italia dei Valori ha speso ben 14.000 euro tonde tonde di consulenze.
Ha viaggiato molto e speso moltissimo il consigliere del Pdl Nicola Pagliuca chiedendo un rimborso per spese di viaggio pari a € 24.340,30, mentre il suo collega di partito, Franco Carmelo Mattia, ha dormito spesso fuori casa, con un rimborso per spese di pernottamento pari a € 3.844,70.
25.133,00 euro di rimborso per spese di ristorazione per il consigliere regionale del Partito Democratico Vincenzo Edoardo Viti a cui si vanno a sommare 7.288,72 euro di spese per materiale di consumo (il più spendaccione anche in cancelleria!). Bollente la cornetta per il consigliere dei Popolari Uniti Luigi Scaglione con 5.907,45 euro di spese telefoniche. E compagnia cantando...

Visti i risultati dell'azione politica regionale (maggioranza ed opposizione) non proprio entusiasmanti e i tempi di crisi economica si auspica che i consiglieri spendano con maggiore sobrietà in futuro.

Alessandro Pietropinto

giovedì, settembre 20, 2012

Piantagione sperimentale di canapa ad Atella

La prima in Basilicata. Siamo andati a fargli visita, nella prima campagna immediatamente fuori dal centro abitato di Atella, a pochi passi dalla torre angioina, nella masseria Pace. A curarla è Ferdinando Coviello, giovane atellano che, armato di pazienza e volontà, documentato sulla legislazione vigente e sulle tecniche di coltivazione, ha seminato, seguito la crescita ed ora si appresta alla raccolta nella prima piantagione sperimentale di canapa (tipologia Carmagnola) di tutta la regione.

La coltivazione della canapa in Italia ha rappresentato, fino alla metà del secolo scorso, un importante settore produttivo con migliaia di addetti, i cui derivati hanno fatto (e continuano a fare) la storia. Poi il proibizionismo ha messo la parola fine a questa pianta dalle mille applicazioni in campo alimentare, tessile, edile, etc...
Oggi, tra mille difficoltà, diverse realtà in Italia stanno provando a riscoprire questa coltura. Ci sta provando anche Ferdinando e, nel video seguente, ci spiega meglio i suoi progetti.
Alessandro Pietropinto


sabato, agosto 25, 2012

Report della presentazione di "Trivelle d'Italia"

Di seguito un breve report della serata di presentazione del libro del giornalista Pietro Dommarco, "Trivelle d'Italia", tenutasi ad Atella lo scorso 21 Agosto. Un appassionante sunto dell'iniziativa per mano dell'altrettanto appassionato attivista dell'Organizzazione Lucana Ambientalista, Vito L'Erario.

Ebbene si, alla fine ho deciso di scrivere qualcosa dopo la presentazione del libro "Trivelle d'Italia" dell'amico Pietro Dommarco (Altreconomia edizioni) che si è tenuta lo scorso 21 agosto ad Atella (Pz), una piccola cittadina alle porte del Vulture.

Prima di tutto, per me è stata sicuramente un'occasione d'oro per farmi conoscere meglio, visto che ad Atella ci lavoro. Un paese strano, Atella, un paese dove in questi anni mi è successo l'inverosimile, un paese dalle mille contraddizioni. 

Sedere tra i relatori, in quel posto - per me un posto di "penitenza" in virtù delle poco chiare condizioni lavorative - è stato motivo di grande soddisfazione, io che sono abituato ad adattarmi, io che cerco nel mio piccolo di essere umile e disponibile con tutti, a patto che non scopro pugnalatori di mestiere. Ma questa è un'altra storia.


Insomma, quel 21 agosto lo ricorderò per sempre.


Dicevo, quindi, che in quella presentazione ero tra i relatori assieme ad Angelo Petrino (associazione "gap-idee in divergenza" di Atella), al moderatore Lorenzo Lupo (presidente del circolo culturale "La Torre" di Atella), e all'autore del testo Pietro Dommarco.

In sala una cinquantina di persone, più o meno, di varia "natura", ma nessun amministratore locale (a parte i soliti informatori-spioni o presunti "mazzieri").


Ma ora vorrei parlare del libro, di quello che ho cercato di dire per dare notizie in più in una realtà difficile, come quella di Atella, in cui il fenomeno dell'alcolismo (associato ad un grande disagio sociale) lo vedi ad occhi nudi, come in molti altri piccoli e medi centri del Vulture, e non solo.


Parlare di cultura, anche se questa volta di nicchia (petrolio e affini) fa sempre bene. Ecco perchè il libro di Pietro ad Atella, secondo il mio punto di vista, è stata una grande occasione per informarsi, confrontarsi, riflettere seriamente su quanto sta accadendo in materia mineraria nella nostra Italia e nella nostra piccola e "povera" Basilicata.
Trivelle d'Italia per me è un insieme di keywords (parole di ricerca) in cui trovi storie e analisi puntuali che ti fanno riflettere: la saggezza del topolino, estrarre petrolio costa meno di un vasetto di yogurt, Sicilia bedda, "sentieri" mortali, le giubbe rosse...e così via. Finestre aperte ad una discussione reale e non fantastica, anche da un punto di vista sociologico: di come cambiano i territori, di come cambiamo per via del Re Fossile.

Questo libro per me deve essere una sorta di apripista, un sentiero da tracciare, un'opera non esaustiva perchè sul petrolio ci sarebbe tanto da scrivere. Poi, se qualcuno si permette di blaterare che questo libro è copiato, allora significa due cose: 1. il libro non l'ha letto; 2. pura gelosia associata alla smania di protagonismo. Già. Chi legge capirà.
Trivelle d'Italia è quindi un'opera "incompiuta", ma questo l'autore lo sa. Traccia argomenti, li approfondisce intelligentemente, ma lascia spazio ad altre scritture, future. Pietro racconta storie di rifiuti petroliferi, di royalties, di benzina, di inquinamento delle matrici ambientali, di off-shore, dell'hub energetico e della nuova frontiera dello "Shale-Gas". Tutti argomenti trattati e descritti con somma conoscenza dei fatti, perchè Pietro è anche un'attivista militante impegnato da sempre.
 
Questo libro è da tenere nella propria libreria con gelosia, consultarlo periodicamente per costruirsi una base culturale solida, prima di avventurarsi in tematiche così difficili e impegnative come il petrolio nostrano. 
Concludo ringraziando Alessandro Pietropinto, le due associazioni organizzatrici dell'evento, e quei cittadini che hanno dedicato due ore del proprio tempo ad ascoltarci. Chiaramente un sentito grazie a Pietro Dommarco che ha creduto in me.

Trivelle d'Italia di Pietro Dommarco (Altreconomia edizioni)

Tratto da Il cobra senza occhiali

mercoledì, agosto 15, 2012

"Trivelle d'Italia", presentazione ad Atella il 21 Agosto

L'associazione "gap - Idee in divergenza" in collaborazione con il circolo culturale La Torre, organizza per il giorno 21 luglio, ore 18:30, presso la biblioteca comunale di Atella, la presentazione del libro del giornalista lucano di Altreconomia Pietro Dommarco "Trivelle d'Italia". Perché il nostro Paese è un paradiso per petrolieri / Altreconomia edizioni (2012) / di Pietro Dommarco. Con la prefazione di Mario Tozzi. 
Sito web del libro
L'argomento - di estrema attualità - abbraccia temi che vanno dalla tutela ambientale all'economia, alla sostenibilità, ecco perchè sarà l'occasione anche per dibattere di temi così importanti.

Descrizione
Il Bel Paese è oggi un gruviera crivellato da 1000 e più buchi, alla ricerca di greggio e gas. In Italia le compagnie pagano royalties basse. Le mani dei petrolieri sono sporche di greggio, ma libere. Libere di perforare la terra e i fondali marini italiani, con bassi costi e con l’avallo di leggi “tolleranti”.

Nel nostro Paese, infatti, le “percentuali di compensazione ambientale” sono tra le pi

ù basse al mondo: per questo oggi sono centinaia le concessioni e più di 1000 i pozzi produttivi in Italia, tra terraferma e mare. “Trivelle d’Italia” racconta questo “buco” nel cuore, che ha portato pochi vantaggi ai territori, poca occupazione e infiniti lutti, per i lavoratori e per l’ambiente.

Un’analisi che scende in profondità e percorre numeri e storie dei piccoli Texas italiani, dalla Basilicata alla Pianura padana, dal mare della Sicilia a Porto Marghera, tra amministrazioni compiacenti e rifiuti tossici. Un vero “libro nero”.

 

mercoledì, agosto 08, 2012

La Ola su dinego permesso ENI ricadente ad Atella


La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) dopo aver appreso della mancata intesa da parte della Giunta regionale di Basilicata all’istanza del permesso di ricerca idrocarburi “Frusci” (ricadente nei comuni di Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Pignola, Potenza, Ruoti e San Fele), di cui titolare ENI, si chiede, come mai l’ufficio compatibilità ambientale regionale in data 9.3.2011 deideva con determina dirigenziale l’esclusione della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) trasmettendola anche all’UNMIG? La Giunta regionale, oggi nel negare la suddetta intesa, motiva il provvedimento con “il pregio paesistico di alcune aree interessate, la presenza di aree naturali protette e i vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici gravanti su alcune parti del territorio interessato dall’istanza” Con motivazioni cioè opposte l’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata decideva l’esclusione dal procedimento VIA, aggirando le opposizioni dei comuni già trasmesse alla Regione.
Secondo la Ola emergono forti contraddizioni tra questa mancata intesa e l’esclusione VIA all’istanza “Frusci” in virtù dei pareri negativi di comuni e associazioni che rendono debole il provvedimento di fronte al possibile ricorso alla giustizia amministrativa da parte di ENI.
Il provvedimento della Giunta regionale, deve essere inteso come un atto di sfiducia nei confronti degli uffici regionali, che in un primo momento sottoposero l’istanza a VIA e successivamente con un colpo di mano a esclusione VIA. Tale atto fu oggetto di critiche anche da parte delle amministrazioni comunali interessate. Alla Ola non resta che prenderne atto e chiedere le dimissioni dei dirigenti dell’Ufficio compatibilità ambientale del Dipartimento Ambiente regionale, in previsione di ulteriori ed eventuali mancate intese per le altre 2 istanze di permesso di ricerca (Anzi e Satriano di Lucania) su 4 totali (con Grotta del Salice e Frusci) tutte interessate da esclusione VIA e da sollecito per l’intesa da parte del Ministero competente.

Tratto da Organizzazione Lucana Ambientalista

giovedì, marzo 15, 2012

Atella, quell'amianto ignorato da tutti

Lungo la strada che da Atella porta a Rionero, in una zona residenziale, si trova ormai da 20anni, quello che rimane dell'ex stabilimento Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl che produceva conglomerati bituminosi, conglomerati cementizi e prodotti in cemento armato. Chiunque  transiti  lungo l'arteria non può fare a meno di notare quei capannoni abbandonati, ammassi di lamiere e cumuli di bidoni accatastati. E come se non bastasse, con il passare degli anni, la struttura si è andata via via sgretolando e, di quello che una volta era il tetto dello stabilimento, a terra sono rimaste le coperture di cemento e amianto.
Ed è proprio quell'amianto, a prescindere dal degrado in cui versa l'area che si estende su una superficie di circa due ettari di terreno a destare le maggiori preoccupazioni.
E' il 1992 quando lo stabilimento chiude per fallimento. Passano gli anni ma quel sito rimane chiuso e in balia del tempo. Nel 2009 gli uomini della Guardia di finanza appongono i sigilli all'ingresso e alla struttura: a fare paura è quell'eternit utilizzato per la costruzione della copertura del capannone. Ma di bonificare la zona neanche a parlarne.
Dopo vent'anni dalla chiusura dello stabilimento a lanciare l'allarme, per la presenza di una vera e propria bomba a orologeria dal punto di vista della salute pubblica e dell'inquinamento ambientale, una ventina di persone che, a giugno del 2011, hanno dato vita, ad Atella, all’associazione “gap– Idee in divergenza”.
L'articolo apparaso su Il Quotidiano della Basilicata

Quello che chiedono è la bonifica del sito intorno al quale sorgono anche numerose abitazioni.
La copertura dell'ex stabilimento, che un tempo produceva conglomerati bituminosi, ormai quasi del tutto crollata, come detto, era composta soprattutto da amianto. Oggi quelle lastre  sono per terra, soggette al degrado ma soprattutto all'azione degli agenti atmosferici che ne amplificano la pericolosità per la salute umana.
Difficile non notare quello che è davvero sotto gli occhi di tutti i cittadini di Atella che ormai dal 1992  vivono a stretto contatto con quelle lastre di eternit e ovviamente respirano i filamenti di amianto che dal terreno si innalzano mescolandosi con l'aria. Vent'anni  sono   davvero troppi e così i ragazzi dell'associazione “gap- Idee in divergenza” di Atella hanno deciso di far sentire la propria voce affinché qualcuno - Comune, Regione o Arpab - intervenga e provveda a bonificare la zona. E per dare maggiore eco alla loro legittima richiesta i ragazzi hanno realizzato un video denuncia che è possibile vedere sul sito altratella.blogspot.com.
Il video, oltre a documentare la situazione di degrado dell'ex stabilimento Lucana Bitumi Spa e Lucana Calcestruzzi Srl, propone anche la testimonianza del signor Antonio Di Felice che è stato sia custode che operaio dell'ex-cementificio.

Tratto da il Quotidiano della Basilicata
Di seguito il video:

venerdì, febbraio 10, 2012

Laghi di Monticchio, turismo e veleni

Nel 2003 una famosa agenzia di revisione finanziaria, analizzando l’utilizzo dei fondi europei della Basilicata, ricordò alla Regione perché era importante tutelare il Vulture, e puntare su turismo e sostenibilità ambientale. Come è andata a finire?

“Prego, accomodatevi. Questo è l’unico posto dove si può mangiare con vista sul lago”. È l’accoglienza d’un cameriere fuori dal ristorante in cui lavora. Siamo a Monticchio, e se non fosse per il tetto in eternit sarebbe tutto perfetto. Sul lago, oltre alla vista, c’è pure l’amianto degli anni ’80. E visto lo stato di degrado, immaginate l’umidità che produce un cratere pieno d’acqua, chiedo se sulla testa dei clienti comporta uno sconto. Lui si defila. Davanti gli passano bambini che costeggiano le sponde assieme a papà e mamme, coppie, gente in bici. Il viavai turistico. Almeno il sabato e la domenica, quando arrivano soprattutto campani, pugliesi e lucani. Pensare che nel 2003 abbiamo dovuto pagare Ernst & Young,leader mondiale nei servizi di revisione, fiscalità, transaction e advisory, per farci ricordare che il turismo è “uno dei principali assi di sviluppo sostenibile della Basilicata”. Evidentemente, ancora non lo sapevamo.
QUEL LAGO ALL’AMIANTO - Sulle pendici dell’antico cratere di origine vulcanica (formatosi 800 mila anni fa, ndr),da sempre sui laghi svetta l’abbazia benedettina. Dentro, tracce di affreschi risalenti alla metà del secolo XI, e il Cristo ligneo di un’artista lucano, immagine contemporanea d’ascensione che si sovrappone alle icone del passato. Da sopra la vista è meravigliosa. Per l’abbazia nel 2003 la Provincia di Potenza spese 150 mila euro. Altri 350 mila sarebbero stati disponibili per successivi interventi di adeguamento, l’avvio del recupero della Casina Laghi, la regolamentazione dell’attività dei natanti, e una serie di iniziative turistiche e promozionali, come la pubblicazione del volume sulla farfalla del Vulture, specie in via di estinzione grazie a cui nel ’61 l’area è diventata protetta. Si parlava pure di azioni di pulizia del territorio attraverso i soliti lavoratori socialmente utili, e personale stagionale. L’allora presidente della Provincia Vito Santarsiero disse che occorreva “fare ordine”. Sulla gestione. Nel 2001 il Dipartimento ambiente della Regione aveva ritirato alla Provincia la delega di gestore, assegnatagli nel ’94. A prescindere i contrasti nel definire le competenze, anche sulle risorse economiche, già il Programma operativo 94/99 aveva attivato finanziamenti per un circuito turistico ecocompatibile. Quello stesso anno, con il Programma operativo plurifondo si finanziava un progetto della Comunità montana per valorizzare cratere e laghi.
I risultati, al di là dell’avvio d’una “proficua intesa” tra Comuni e Comunità Montana, girando oggi non si vedono granché. Natanti a parte, l’abbazia in parte è un cantiere aperto. Un pezzo della ringhiera in legno attaccata all’abbazia venendo dal lago piccolo, non esiste più. Col rischio di farsi un volo di 10 metri. Sul lago molti dei lampioni a terra che lo circondano hanno fili elettrici scoperti. O sono usati come bidoni di rifiuti. I cartelli che dovrebbero parlarci della storia del luogo, della tradizione, dell’ecosistema, sono spazi vuoti, non raccontano nulla. E i locali lungo le sponde? Quelli dove si mangia, si compra il souvenir, ci si prende un caffè, o semplicemente si passeggia per godersi il lago?
La maggior parte hanno un tetto fatto d’eternit con trentanni d’invecchiamento alle spalle e vegetazione che ci cresce sopra. In qualche caso fissati con mattoni appoggiati. Nessuno, nonostante gli investimenti per il turismo, e l’attenzione verso la valorizzazione, sembra essersi accorto della loro esistenza. Eppure la revisione del Programma operativo regionale 2000/2006, fatta da Ernst&Young per “incidere positivamente sul mercato e sulla società”, ricorda che Rionero in Vulture, sotto cui i laghi ricadono, rientrava tra i comuni ai quali erano stati riconosciuti anche finanziamenti per 250 mila euro per la “rimozione di situazioni di degrado e interventi tesi a prevenire situazioni di pericolo per l’igienicità dei litorali”. Igienicità o meno, l’amianto è rimasto sul litorale del lago piccolo e da qualche altra parte, mentre i fondi sulla “valorizzazione e promozione turistica” volavano. Più di 15 milioni di euro in quegli anni, aggiunti ad altri 18 per progetti riguardanti lo “sviluppo della ricettività turistica e dei servizi complementari connessi”.
ACQUA E RIFIUTI - Nonostante nel ’71, per salvaguardare il patrimonio ambientale e faunistico venne istituita la riserva di Grotticelle, a valorizzare il vulcano, l’evoluzione del pianeta e del nostro territorio, o del ciclo dell’acqua, resta solo il Museo di storia naturale. Un ciclo, quello dell’acqua, tanto importante che nel Vulture ha attirato interessi multinazionali. Il fondo è ricco di sorgenti. E non si trovano cartelli che parlino al turista dei briganti. Non è facile raggiungere le “Piste dei briganti di Crocco”, un sentiero tra i boschi che conduce a 1326 metri. Attorno ontani, castagni, cerri, faggi, noccioli, frassini, abeti. Prima di raggiungere la vetta s’incontra la stazione d’arrivo della funivia. Distrutta, e anche qui non manca l’amianto in pezzi. Sulla vetta non ci si arriva. È zona militare, vietata. Si riesce a vedere Melfi però. Sotto quel vecchio vulcano ricco di sorgenti, poco oltre la città federiciana, c’è l’inceneritore Fenice, con i problemi che si porta dietro. È sempre la famosa agenzia a consigliare la Regione di riprogrammare tenendo conto che il “problema della gestione efficiente ed efficace delle risorse idriche nella Regione è prioritario per la quasi totalità del territorio”.
Così mentre si sottolinea la necessità di finanziare progetti tesi “a garantire una piena e sostenibile fruizione turistica delle aree a maggiore valenza ambientale”, l’inceneritore brucia. E produce i suoi effetti. L’anno prima un report sui rifiuti speciali aveva ricordato l’incredibile picco in tonnellate bruciate, un “caso a parte” nel meridione. Oggi si scopre l’inquinamento, e non solo nell’area attorno all’inceneritore. Da un lato con soldi pubblici la Regione paga famose agenzie per farsi ricordare che “il bacino idrominerario del Vulture rappresenta uno dei più importanti patrimoni di sorgenti e acque sotterranee della Basilicata”, ed eroga fondi per il ciclo integrato dell’acqua (53 milioni di euro nel solo triennio del 2003), per migliorare le produzioni zootecniche (oltre 600 mila euro per il Comune Rionero, 1.200.844 per Melfi), o per la ristrutturazione dei vigneti (partita nel 1998, ha ammontato a 2,7 milioni di euro).Dall’altro, sotto un territorio con la denominazione di origine controllata, con acque che vanno a tavola, autorizza un inceneritore a mandare in aria i fumi di tonnellate e tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, che hanno già immesso nell’ecosistema metalli pesanti e altri contaminanti.
Nel 2009 mentre la Comunità montana del Vulture determinava su un “intervento di valorizzazione del cratere dei laghi di Monticchio, riqualificazione ambientale versante lago piccolo, liquidazione competenze professionali”, Maurizio Bolognetti, Segretario dei Radicali lucani, denunciava alla Procura della repubblica di Potenza l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto, appreso da responsabili dell’inceneritore che da tempo tacevano, assieme a enti pubblici di controllo, il danno ambientale. Tra 2000-2002, un’azione chiamata “Rete ecologica”, il cui obiettivo resta la “sostenibilità e la corretta fruizione delle risorse ambientali”, ha incamerato 4 milioni di euro. Oggi, allargando il campo, si scoprono gli impatti degli scavi petroliferi in un Parco ricco di sorgenti (Val D’Agri), i rifiuti da estrazione smaltiti spesso – dichiarava Mariano Cudia, Coordinatore regionale del Corpo forestale della Basilicata – in pozzi abbandonati. Si scopre che esiste il Centro petroli di Viggiano che fa danni peggio dell’Ilva, le bonifiche infinite di Siti di interesse nazionale che restano com’erano nonostante i finanziamenti, la gestione rifiuti che ha collassato di emergenze una regione di appena 600 mila abitanti, l’inquinamento di invasi, fiumi e torrenti (gli ultimi il Pertusillo, il Noce e il Basento con ennesime morie di pesci), le ex discariche che andrebbero bonificate per il pericolo che rappresentano, depuratori che non funzionano. Un lungo elenco di non conformità per gestire, in modo sostenibile, un territorio ricco di biodiversità e strategico per l’acqua.
di Andrea Spartaco in il Resto, novembre 2011

martedì, gennaio 17, 2012

Comuni Ricicloni 2011, Atella ferma al 26% di differenziata

Come ogni anno, da 7 anni ormai, Legambiente realizza il dossier Comuni Ricicloni, "la campagna nazionale, iniziata nel 1994, che ha lo scopo di evidenziare i risultati ottenuti tra i comuni nella raccolta differenziata destinata al riciclaggio e nelle attività atte a contenere la produzione dei rifiuti."


Nel dossier 2011 (su elaborazione dati 2010) non è esaltante il dato della Basilicata, con una differenziata complessiva al 16,3%, la Provincia di Potenza attestata al 16,5% e quella di Matera circa al 16%, ben lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata fissati dal D.Lgs 152/2006 e dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, che sono:
• almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;
• almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007; 
• almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008; 
• almeno il 50% entro il 31 dicembre 2009; 
• almeno il 60% entro il 31 dicembre 2011; 
• almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.

Da notare che la nostra regione è l'unica in Italia a non aver nessun impianto di compostaggio, obbligando pertanto i comuni che hanno deciso di avviare raccolte differenziate spinte a trattare la frazione organica fuori regione.

"Il corredo impiantistico di cui disponiamo è tutto al servizio della gestione del "tal quale": discariche, stazioni di trasferenza, impianti di biostabilizzazione che producono "compost grigio", impianti per la separazione meccanica dell’indifferenziato, inceneritore. I nostri impianti producono materiali secchi da selezione del tal quale che vengono avviati all’incenerimento e frazione organica stabilizzata che finisce in discarica."

Per quanto riguarda i costi della gestione dei rifiuti, il dossier di Legambiente sottolinea come "l’adozione di sistemi più efficienti nella gestione dei rifiuti non rappresenta necessariamente un aumento di costo a carico dei cittadini ma, spesso, sono proprio i sistemi meno efficienti, con basse raccolte differenziate ed un massiccio uso della discarica e dell’incenerimento che hanno alti costi di gestione che si traducono in tasse che gravano su cittadini ed imprese."


Solo due comuni lucani, Montescaglioso e Montalbano Jonico, che, superando il 50% di raccolta differenziata, vengono riconosciuti come Comuni Ricicloni, rispettivamente con il 62,3% e il 61,4% di differenziata. Entrambi i comuni hanno avviato da tempo una raccolta differenziata spinta porta a porta o domiciliare, così come gli altri comuni che ricevono un riconoscimento dalla campagna: nella «top ten», Irsina, 46,70%, Rionero in vulture, 37,18%, Castelgrande, 34,71%, Marsicovetere, 32,93%, Satriano, 32,86%, San Severino Lucano, 32,54%, Marsico Nuovo, 29,60%, Albano di Lucania, 28,97%. Potenza è al 25,37%, Matera al 22,10%.

Menzioni speciali «Start up»: Avigliano, che iniziando il porta a porta nel centro abitato coinvolgendo circa la metà degli abitanti (6.000 su 12.055) e raggiungendo, nei quartieri interessati dal servizio, una percentuale di raccolta differenziata superiore al 60%; Rotondella: ha attivato il sistema del porta a porta nel territorio comunale, ottenendo sin da subito ottimi risultati con percentuali di raccolta differenziata di circa il 63%. Menzione «Emergentidall'Emergenza » a Irsina,che ha avviato il porta a porta sul territorio comunale a partire da marzo 2010, raggiungendo percentuali del 56,04% nel periodo marzo-dicembre. Menzione «Teniamoli d'occhio» a Sasso Castalda, nel corso del 2011 ha raggiunto il 44.88. Menzione Speciale «Modello territoriale» alla Comunità montana Alto Bradano, dove, a partire da ottobre 2011 è stato avviata la raccolta differenziata spinta “porta a porta” in tutti i Comuni della Comunità Montana Alto Bradano. Ad ogni nucleo famigliare sono stati consegnati sacchetti e contenitori per la raccolta di carta, plastica, alluminio, vetro, rifiuti organici e rifiuti non riciclabili. Grazie all’adozione del nuovo servizio, il primo del suo tipo attuato in Basilicata, questi comuni hanno ottenuto, nei tre mesi di avvio, percentuali di raccolta differenziata dell’ordine del 60%.
 

Venendo al comune di Atella, con il 26,29% di differenziata, il nostro comune si piazza all'ottavo posto nella top ten dei comuni sotto i 5.000 abitanti. Mentre la produzione di rifiuti è di 1,24 Kg al giorno per abitante, uno dei dati più alti di tutta la regione!
I risultati del nostro comune mostrano un miglioramento per all'avvio della raccolta multimateriale, ma, come ribadisce il dossier di Legambiente, è il sistema di raccolta spinto porta a porta che riesce ad assicurare risultati virtuosi e rientrare nei limiti di legge. Il sistema domiciliare consente una raccolta anche dell'organico e una progressiva rinuncia allo smaltimento in discarica e all'incenerimento, verso rifiuti zero...

Alessandro Pietropinto

Per il dossier completo clicca qui.

sabato, gennaio 07, 2012

Il sindaco di Atella solleva dubbi sul permesso di ricerca petrolifero "San Fele"

Sindaci dei comuni interessati a confronto sul permesso di ricerca dell'Eni "San Fele". E’ ormai noto a tutti che la Basilicata ospita il più grande giacimento petrolifero in terraferma d’Europa che l’ha costretta a trasformarsi in una vera e propria “terra di conquista” per le compagnia petrolifere.

Attualmente l’attività estrattiva dell’oro nero riguarda prevalentemente la Val D’Agri ma, sempre più frequentemente, vengono pubblicate richieste di autorizzazione per trivellare il nostro sottosuolo. Secondo il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi, aggiornato al 31 Gennaio 2008, 21 sono le “concessioni di coltivazione accordate nella terraferma” lucana con una estensione pari a 2.120,89 kmq ovvero al 22% della superficie del nostro territorio. Ma dal 2008 ad oggi diverse sono state le istanze presentate per il rilascio del “permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi”:  dal permesso “Frusci”, al permesso “Anzi”, fino ai permessi denominati “Satriano di Lucania”, “San Fele” e per ultimo il permesso “Monte Li Foi”. Quindi non solo Val D’Agri e Valle del Sauro, ma è l’intero territorio della Basilicata ad essere nelle mire delle multinazionali del petrolio.I Comuni esprimano parere negativo al permesso petrolifero ENI “San Fele”. 

A chiederlo è la “Ola” - l’organizzazione lucana ambientalista - che in una nota fa sapere che “nonostante l’evidente fallimento del Memorandum firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte – ma non dai ministri dell’Economia – e la promessa del governatore lucano di non far estrarre un goccio di nuovo petrolio in più senza la firma dell’accordo bipartisan tra Governo, Regione ed Eni". Infatti, la società Eni spa ha richiesto alla Regione Basilicata la Verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale relativa “al rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato San Fele , ubicato nella Regione Basilicata in provincia di Potenza, nei comuni di Atella, Bella, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruoti e San Fele. La Ola  chiede ai Comuni interessati di esprimere parere negativo al permesso di ricerca Eni”. 

Cariche esplosive nel sottosuolo. Innanzitutto tocca chiarire un punto: non si parla di estrazioni petrolifere ma indagini preliminari per verificare quello che potrebbe esserci nel sottosuolo dell’area. Queste ricerche prevedono diverse attività sul territorio riassunte in 3 fasi:

1. la prima fase consisterà in studi geologici geologici – geofisici e interpretazioni dei dati sismici esistenti per la ricostruzione strutturale dell’area e per l’individuazione di strutture di interesse minerario nei carbonati mesozoici;

2. la seconda fase consisterà in acquisizione di circa 75 Km di linee sismiche 2D volta alla definizione delle migliori strutture di interesse minerario che saranno individuate nella fase preliminare di studi ovvero verranno utilizzati di “stendimenti” capaci di penetrare nel sottosuolo e raggiungere elevate profondità (circa 20-30 km). Su questi stendimenti sono presenti degli elettrodi che, attraverso l’utilizzo di cariche esplosive come la dinamite, rileveranno la reazione del territorio al “sisma” simulato.

3. sulla base dei risultati dell’interpretazione dei dati geologici e geofisici acquisiti nelle fasi precedenti, la terza fase consisterà nella perforazione di un pozzo esplorativo con lo scopo di esplorare la serie carbonatica mesozoica. 

Attualmente il permesso “San Fele” è fermo alla 2° fase del procedimento amministrativo ovvero valutazione ambientale dalla richiesta di presentazione della VIA all'emanazione del decreto VIA ma prossimo alla Conferenza dei Servizi dove il Ministero dello Sviluppo Economico prenderà una decisione in merito all’istanza. Ma, come richiesto dall’Ola, qual è il parere dei comuni interessati dal permesso “San Fele”? 

Qui Atella Allegato al permesso di ricerca presentato dall’Eni è possibile visionare il territorio interessato dal permesso stesso. Per quanto riguarda il Comune di Atella la zona interessata è la Frazione di Sant’Ilario: “un antico borgo” su cui l’Amministrazione sta scommettendo perché “il territorio ha una certa rilevanza di carattere ambientale”. A chiarirlo è il Sindaco di Atella Roberto Telesca che aggiunge “l’Amministrazione vuol prima capire la situazione a priori e non dare risposte a priori. Preferiremmo preservare questo territorio dalle trivellazioni perché esso presenta delle potenzialità diverse. La crescita può venire da altre risorse come il turismo nei nostri Laghi di Monticchio. Non necessariamente dal petrolio”.

Qui San Fele Il Sindaco Fasanella non usa mezzi termini: “la posizione del Comune di San Fele è ovviamente contraria. Abbiamo già fatto una delibera che va in quella direzione. I territori vanno coinvolti invece sembra che l’Eni stia operando bypassando qualsiasi forma di coinvolgimento e questo non è accettabile. Siamo molto preoccupati ma vigileremo e faremo tutte le azioni necessarie per bloccarla”. 

Qui Bella L’amministrazione comunale bellese ha già dichiarato, con una delibera comunale, la propria contrarietà alla ricerca di idrocarburi e all’apertura di pozzi esplorativi presentata dell’Eni. “Dopo il parere negativo alla richiesta denominata “Frusci” confermiamo il nostro no – chiarisce l’assessore Leone - alla richiesta  “San Fele””

Qui Ruoti Interessante la posizione del paese rappresentata dal Sindaco Salinardi: l’amministrazione comunale ruotese ha già pubblicato una delibera con parere negativo all’istanza presentata dall’Eni. “Negativo per solidarizzare con Bella e gli altri paesi però io personalmente sono favorevole alle estrazioni. Magari ci fosse il petrolio a Ruoti, risolleveremmo le sorti dei nostri paesi”. E chiude con una promessa “io sono favorevole che si faccia e sarei d’accordo a riportarlo in Consiglio prossimamente”. Con i comuni in difficoltà le royalties del petrolio fanno gola.

Qui Rapone Dopo una lunga chiacchierata la dottoressa Lorenzo ha mostrato di avere le idee chiare: “Noi siamo ancora in una fase preliminare di studio. Non abbiamo ancora espresso un parere ma non abbiamo pregiudizi”. Con le giuste rassicurazioni “tramutate in atti” il Sindaco di Rapone non esclude che possa dare parere positivo alla richiesta. “Il petrolio è una risorsa – riferisce il Sindaco - quindi è opportuna che se ne discuta e che le cose vengano fatte bene e nei nostri interessi. Per un ente che annaspa con quei soldi si potrebbero attivare delle politiche incredibili”. 

Qui Filiano “Non abbiamo ancora assunto alcuna decisione. In un incontro con alcuni sindaci e l’Assessore Mancusi, considerando l’esperienza della Val D’Agri, abbiamo chiesto di fare preventivamente un’analisi del territorio, uno screening sulle malattie esistenti e di non farlo a posteriori. Cercheremo soltanto delle garanzie”. Con il nuovo anno Filiano darà il suo parere. Ma il Sindaco Nella ha lasciato intendere che il parere positivo non è escluso. 

Qui Muro Lucano Tra i comuni più informati e disponibili a fornire materiale c’è sicuramente Muro Lucano. Abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco De Angelis, un membro dello staff del Sindaco, che ha subito sottolineato un problema: “in merito al permesso eccetto qualche associazione e qualche comune di buona volontà, in massima parte nessuno fa le osservazioni di rito e di legge”. Un po’ di superficialità da parte di chi amministra, quindi. “Il problema è che negli anni non è stata mai fatta una Conferenza di Servizi dove, consultando degli esperti, si sarebbe potuto capire quali rischi si corrono con le estrazioni petrolifere.”In merito alla richiesta San Fele “il comune di Muro Lucano dirà no. Però il Sindaco ha dato una copia del permesso alle associazioni e alle minoranze affinché siano informate della situazione”. 

Evitare una “nuova” Val D’Agri.Parlando con i Sindaci il coro unanime che si è levato è quello di evitare una “nuova” Val D’Agri. Più attenzione al territorio, massima attenzione alla salute dei cittadini, rivalutare l’aspetto economico (royalties) provenienti dalle estrazioni. Richieste condivisibili dato che i giacimenti di petrolio su terraferma possono provocare gravi danni all'ambiente. In questo caso, le fuoriuscite nocive sono dovute, nella maggior parte dei casi, alla cattiva progettazione, gestione e manutenzione degli impianti. Emblematico in tal senso è il caso dell’Ecuador: il grave e diffuso inquinamento del suolo e dei corpi idrici di alcune zone è causato soprattutto da improvvise "eruzioni" di petrolio dai pozzi durante le operazioni di trivellazione, dalla dispersione abusiva del petrolio meno pregiato e dal cattivo funzionamento dei sistemi per la separazione del petrolio dall'acqua.

Tratto da Basilicata24