La crisi economica di ampiezza sovranazionale non poteva non far sentire i suoi effetti nella nostra comunità. Infatti, i dati pubblicati d...
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Abbiamo lanciato l'hashtag #altratellachefare? per decidere insieme cosa può essere domani questo (non-) luogo e spazio. PARTECIPA ANCHE TU! Leggi tutto
Un'interessantissima video-inchiesta sui rifiuti e il loro smaltimento, analizzando la questione e i suoi sviluppi nell'area del Vulture. E in quest'area ricade anche la discarica di Atella di località Cafaro, discarica che rientra a pieno titolo nell'enorme business legato allo smaltimento dei rifiuti. Leggi tutto
Nell'anno 2012 la regione Basilicata ha introitato la ridicola cifra di 323.464 euro dai canoni per l'imbottigliamento delle acque minerali, se si applicasse un canone equo (come suggerito dagli autori della ricerca) di 10 euro/mc la nostra regione incasserebbe 9,2 milioni di euro. Leggi tutto
Il tuo voto ad un uomo così
"Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo politico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insediato al posto di potere egli ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro. Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua".
La posizione dell'amministrazione comunale di Atella è da accogliere positivamente, con la speranza che a questo atto ufficiale seguano azioni mirate ad affrontare nel pratico le altre criticità che interessano la nostra comunità: occupazione, rifiuti e discarica nonchè inceneritore, disagio sociale e giovanile, rilancio di Monticchio...
Ivan lavora allo stabilimento Fiat di Melfi da 15 anni.
Rientrato dopo un infortunio è stato relegato in un box per otto ore al
giorno. Quando ha chiesto spiegazioni e una postazione dove poter
lavorare, è stato affrontato da un suo superiore con miacce gravissime:
“Tu hai una particolare attenzione da parte mia, te lo dico adesso, il
capo dell’officina sono io. Chi comanda in questo stabilimento su questo
turno, è Tartaglia. Tu per me non sei collocabile. Tu
ti siedi là e aspetti che io ti dica cosa devi fare. Punto! Però non ti
muovere, fuori dalla pause non ti muovere. Se vuoi uscire fuori a
denunciarmi come hai detto in giro, vai a denunciarmi, occhio! Ma occhio
veramente! Perché qua ci sono delle regole, ma fuori c’è
qualcos’altro”. Ivan lo registra, quello che ascolta è troppo assurdo,
nessuno gli crederebbe in mancanza di una prova.
L’operaio racconta: “Ha cominciato a minacciarmi di morte dicendomi che
mi tagliava la testa e la metteva in piazza, che se io mi fossi
avvicinato a casa sua – e nemmeno so dove abita – che mi avrebbe bruciato vivo“.
“Occhio perché io ti stacco la testa, te la metto nella piazza, te la
stacco eh! Non è una minaccia, io ti avviso, informati di quale famiglia
sono io! Ti consiglio di informarti perché non faccio minacce se non
posso mantenerle. Capito? Se ti vedo girare intorno a casa io ti
incendio”. E ancora: “Fai tu, fai tu, tu ti attieni qui dentro a disposizioni aziendali che ti do io, né il responsabile, né il sindacato, né nessun altro”. A questo punto il giornalista di Servizio pubblicoClaudio Pappaianni chiama Francesco Tartaglia,
gestore operativo Sata Melfi che però nega tutto: “Queste non sono le
parole che uso io, quindi non so chi gliele abbia dette, non so che
registrazione possa fare questa persona. Potrebbe andare benissimo dai
carabinieri così mi denuncia: se io ho detto quelle cose, ne rispondo.
Se non le ho dette, risponde lui di calunnia”.
“Mi sto solo lamentando perché non ho ancora una postazione”, prova a
ribattere Ivan a Tartaglia che però risponde spiegando il motivo di
tanto odio: “Tu non hai una postazione perché sei un uomo di merda,
perché ti avevo dato una postazione da mongoloide e ti sei fatto un
infortunio. Se hai un po’ di dignità, vergognati da solo, tanto a me non
mi fai nessun effetto”. A me gente come te, mi fa schifo”
Come ogni anno, da 7 anni ormai, Legambiente realizza il dossier
Comuni Ricicloni, "la campagna nazionale, iniziata nel 1994, che ha lo
scopo di evidenziare i risultati ottenuti tra i comuni nella raccolta
differenziata destinata al riciclaggio e nelle attività atte a contenere la
produzione dei rifiuti."
Nel dossier 2011 (su elaborazione dati 2010) non è esaltante
il dato della Basilicata, con una differenziata complessiva al 16,3%, la
Provincia di Potenza attestata al 16,5% e quella di Matera circa al 16%, ben
lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata fissati dal D.Lgs 152/2006 e
dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, che sono: • almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006; • almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007; • almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008; • almeno il 50% entro il 31 dicembre 2009; • almeno il 60% entro il 31 dicembre 2011; • almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.
Da notare che la nostra regione è l'unica in Italia a non
aver nessun impianto di compostaggio, obbligando pertanto i comuni che hanno
deciso di avviare raccolte differenziate spinte a trattare la frazione organica
fuori regione.
"Il corredo impiantistico di cui disponiamo è tutto al
servizio della gestione del "tal quale": discariche, stazioni di
trasferenza, impianti di biostabilizzazione che producono "compost grigio",
impianti per la separazione meccanica dell’indifferenziato, inceneritore. I
nostri impianti producono materiali secchi da selezione del tal quale che
vengono avviati all’incenerimento e frazione organica stabilizzata che finisce
in discarica."
Per quanto riguarda i costi della gestione dei rifiuti, il
dossier di Legambiente sottolinea come "l’adozione di sistemi più efficienti nella
gestione dei rifiuti non rappresenta necessariamente un aumento di costo a
carico dei cittadini ma, spesso, sono proprio i sistemi meno efficienti, con
basse raccolte differenziate ed un massiccio uso della discarica e
dell’incenerimento che hanno alti costi di gestione che si traducono in tasse
che gravano su cittadini ed imprese."
Solo due comuni lucani, Montescaglioso e Montalbano Jonico,
che, superando il 50% di raccolta differenziata, vengono riconosciuti come
Comuni Ricicloni, rispettivamente con il 62,3% e il 61,4% di differenziata.
Entrambi i comuni hanno avviato da tempo una raccolta differenziata spinta
porta a porta o domiciliare, così come gli altri comuni che ricevono un
riconoscimento dalla campagna: nella «top ten», Irsina, 46,70%, Rionero in
vulture, 37,18%, Castelgrande, 34,71%, Marsicovetere, 32,93%, Satriano, 32,86%,
San Severino Lucano, 32,54%, Marsico Nuovo, 29,60%, Albano di Lucania, 28,97%.
Potenza è al 25,37%, Matera al 22,10%.
Menzioni speciali «Start up»: Avigliano, che iniziando il porta a porta nel
centro abitato coinvolgendo circa la metà degli abitanti (6.000 su 12.055) e
raggiungendo, nei quartieri interessati dal servizio, una percentuale di
raccolta differenziata superiore al 60%; Rotondella: ha attivato il sistema del
porta a porta nel territorio comunale, ottenendo sin da subito ottimi risultati
con percentuali di raccolta differenziata di circa il 63%. Menzione «Emergentidall'Emergenza
» a Irsina,che ha avviato il porta a porta sul territorio comunale a partire da
marzo 2010, raggiungendo percentuali del 56,04% nel periodo marzo-dicembre.
Menzione «Teniamoli d'occhio» a Sasso Castalda, nel corso del 2011 ha raggiunto
il 44.88. Menzione Speciale «Modello territoriale» alla Comunità montana Alto
Bradano, dove, a partire da ottobre 2011 è stato avviata la raccolta
differenziata spinta “porta a porta” in tutti i Comuni della Comunità Montana
Alto Bradano. Ad ogni nucleo famigliare sono stati consegnati sacchetti e
contenitori per la raccolta di carta, plastica, alluminio, vetro, rifiuti
organici e rifiuti non riciclabili. Grazie all’adozione del nuovo servizio, il
primo del suo tipo attuato in Basilicata, questi comuni hanno ottenuto, nei tre
mesi di avvio, percentuali di raccolta differenziata dell’ordine del 60%.
Venendo al comune di Atella, con il 26,29% di differenziata, il nostro comune
si piazza all'ottavo posto nella top ten dei comuni sotto i 5.000 abitanti. Mentre la produzione di rifiuti è di 1,24 Kg al giorno per abitante, uno dei dati più
alti di tutta la regione!
I risultati del nostro comune mostrano un miglioramento per all'avvio della raccolta
multimateriale, ma, come ribadisce il dossier di Legambiente, è il sistema di
raccolta spinto porta a porta che riesce ad assicurare risultati virtuosi e
rientrare nei limiti di legge.
Il sistema domiciliare consente una raccolta anche dell'organico e una
progressiva rinuncia allo smaltimento in discarica e all'incenerimento, verso
rifiuti zero...
Sindaci dei comuni interessati a confronto
sul permesso di ricerca dell'Eni "San Fele". E’ ormai noto a tutti che
la Basilicata ospita il più grande giacimento petrolifero in terraferma
d’Europa che l’ha costretta a trasformarsi in una vera e propria “terra
di conquista” per le compagnia petrolifere.
Attualmente l’attività
estrattiva dell’oro nero riguarda prevalentemente la Val D’Agri ma,
sempre più frequentemente, vengono pubblicate richieste di
autorizzazione per trivellare il nostro sottosuolo. Secondo il
Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi, aggiornato al 31 Gennaio 2008,
21 sono le “concessioni di coltivazione accordate nella terraferma”
lucana con una estensione pari a 2.120,89 kmq ovvero al 22% della
superficie del nostro territorio. Ma dal 2008 ad oggi diverse sono state
le istanze presentate per il rilascio del “permesso di ricerca di
idrocarburi liquidi e gassosi”: dal permesso “Frusci”, al permesso
“Anzi”, fino ai permessi denominati “Satriano di Lucania”, “San Fele” e
per ultimo il permesso “Monte Li Foi”. Quindi non solo Val D’Agri e Valle
del Sauro, ma è l’intero territorio della Basilicata ad essere nelle
mire delle multinazionali del petrolio.I Comuni esprimano parere negativo al permesso petrolifero ENI “San Fele”.
A
chiederlo è la “Ola” - l’organizzazione lucana ambientalista - che in una
nota fa sapere che “nonostante l’evidente fallimento del Memorandum
firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte – ma non dai ministri
dell’Economia – e la promessa del governatore lucano di non far estrarre
un goccio di nuovo petrolio in più senza la firma dell’accordo
bipartisan tra Governo, Regione ed Eni". Infatti, la società Eni spa ha
richiesto alla Regione Basilicata la Verifica di assoggettabilità a
Valutazione d’Impatto Ambientale relativa “al rilascio del permesso di
ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato San Fele , ubicato
nella Regione Basilicata in provincia di Potenza, nei comuni di Atella,
Bella, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruoti e San Fele. La Ola chiede ai
Comuni interessati di esprimere parere negativo al permesso di ricerca
Eni”.
Cariche esplosive nel sottosuolo. Innanzitutto
tocca chiarire un punto: non si parla di estrazioni petrolifere ma
indagini preliminari per verificare quello che potrebbe esserci nel
sottosuolo dell’area. Queste ricerche prevedono diverse attività sul
territorio riassunte in 3 fasi:
1. la prima fase consisterà in studi
geologici geologici – geofisici e interpretazioni dei dati sismici
esistenti per la ricostruzione strutturale dell’area e per
l’individuazione di strutture di interesse minerario nei carbonati
mesozoici;
2. la seconda fase consisterà in acquisizione di circa 75
Km di linee sismiche 2D volta alla definizione delle migliori strutture
di interesse minerario che saranno individuate nella fase preliminare di
studi ovvero verranno utilizzati di “stendimenti” capaci di penetrare
nel sottosuolo e raggiungere elevate profondità (circa 20-30 km). Su
questi stendimenti sono presenti degli elettrodi che, attraverso
l’utilizzo di cariche esplosive come la dinamite, rileveranno la
reazione del territorio al “sisma” simulato.
3. sulla base dei risultati
dell’interpretazione dei dati geologici e geofisici acquisiti nelle
fasi precedenti, la terza fase consisterà nella perforazione di un pozzo
esplorativo con lo scopo di esplorare la serie carbonatica
mesozoica.
Attualmente il permesso “San Fele” è fermo alla 2° fase del
procedimento amministrativo ovvero valutazione ambientale dalla
richiesta di presentazione della VIA all'emanazione del decreto VIA ma
prossimo alla Conferenza dei Servizi dove il Ministero dello Sviluppo
Economico prenderà una decisione in merito all’istanza. Ma, come richiesto dall’Ola, qual è il parere dei comuni interessati dal permesso
“San Fele”?
Qui AtellaAllegato
al permesso di ricerca presentato dall’Eni è possibile visionare il
territorio interessato dal permesso stesso. Per quanto riguarda il
Comune di Atella la zona interessata è la Frazione di Sant’Ilario: “un
antico borgo” su cui l’Amministrazione sta scommettendo perché “il
territorio ha una certa rilevanza di carattere ambientale”. A chiarirlo è
il Sindaco di Atella Roberto Telesca che aggiunge “l’Amministrazione
vuol prima capire la situazione a priori e non dare risposte a priori.
Preferiremmo preservare questo territorio dalle trivellazioni perché
esso presenta delle potenzialità diverse. La crescita può venire da
altre risorse come il turismo nei nostri Laghi di Monticchio. Non
necessariamente dal petrolio”.
Qui San FeleIl Sindaco Fasanella non usa
mezzi termini: “la posizione del Comune di San Fele è ovviamente
contraria. Abbiamo già fatto una delibera che va in quella direzione. I
territori vanno coinvolti invece sembra che l’Eni stia operando
bypassando qualsiasi forma di coinvolgimento e questo non è accettabile.
Siamo molto preoccupati ma vigileremo e faremo tutte le azioni
necessarie per bloccarla”.
Qui BellaL’amministrazione
comunale bellese ha già dichiarato, con una delibera comunale, la
propria contrarietà alla ricerca di idrocarburi e all’apertura di pozzi
esplorativi presentata dell’Eni. “Dopo il parere negativo alla richiesta
denominata “Frusci” confermiamo il nostro no – chiarisce l’assessore
Leone - alla richiesta “San Fele””
Qui Ruoti Interessante
la posizione del paese rappresentata dal Sindaco Salinardi:
l’amministrazione comunale ruotese ha già pubblicato una delibera con
parere negativo all’istanza presentata dall’Eni. “Negativo per
solidarizzare con Bella e gli altri paesi però io personalmente sono
favorevole alle estrazioni. Magari ci fosse il petrolio a Ruoti,
risolleveremmo le sorti dei nostri paesi”. E chiude con una promessa “io
sono favorevole che si faccia e sarei d’accordo a riportarlo in
Consiglio prossimamente”. Con i comuni in difficoltà le royalties del
petrolio fanno gola.
Qui Rapone Dopo una lunga
chiacchierata la dottoressa Lorenzo ha mostrato di avere le idee chiare:
“Noi siamo ancora in una fase preliminare di studio. Non abbiamo ancora
espresso un parere ma non abbiamo pregiudizi”. Con le giuste
rassicurazioni “tramutate in atti” il Sindaco di Rapone non esclude che
possa dare parere positivo alla richiesta. “Il petrolio è una risorsa –
riferisce il Sindaco - quindi è opportuna che se ne discuta e che le
cose vengano fatte bene e nei nostri interessi. Per un ente che annaspa
con quei soldi si potrebbero attivare delle politiche incredibili”.
Qui Filiano “Non
abbiamo ancora assunto alcuna decisione. In un incontro con alcuni
sindaci e l’Assessore Mancusi, considerando l’esperienza della Val
D’Agri, abbiamo chiesto di fare preventivamente un’analisi del
territorio, uno screening sulle malattie esistenti e di non farlo a
posteriori. Cercheremo soltanto delle garanzie”. Con il nuovo anno
Filiano darà il suo parere. Ma il Sindaco Nella ha lasciato intendere
che il parere positivo non è escluso.
Qui Muro LucanoTra i
comuni più informati e disponibili a fornire materiale c’è sicuramente
Muro Lucano. Abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco De Angelis, un
membro dello staff del Sindaco, che ha subito sottolineato un problema:
“in merito al permesso eccetto qualche associazione e qualche comune di
buona volontà, in massima parte nessuno fa le osservazioni di rito e di
legge”. Un po’ di superficialità da parte di chi amministra, quindi. “Il
problema è che negli anni non è stata mai fatta una Conferenza di
Servizi dove, consultando degli esperti, si sarebbe potuto capire quali
rischi si corrono con le estrazioni petrolifere.”In merito alla
richiesta San Fele “il comune di Muro Lucano dirà no. Però il Sindaco ha
dato una copia del permesso alle associazioni e alle minoranze affinché
siano informate della situazione”.
Evitare una “nuova” Val D’Agri.Parlando
con i Sindaci il coro unanime che si è levato è quello di evitare una
“nuova” Val D’Agri. Più attenzione al territorio, massima attenzione
alla salute dei cittadini, rivalutare l’aspetto economico (royalties)
provenienti dalle estrazioni. Richieste condivisibili dato che i
giacimenti di petrolio su terraferma possono provocare gravi danni
all'ambiente. In questo caso, le fuoriuscite nocive sono dovute, nella
maggior parte dei casi, alla cattiva progettazione, gestione e
manutenzione degli impianti. Emblematico in tal senso è il caso
dell’Ecuador: il grave e diffuso inquinamento del suolo e dei corpi
idrici di alcune zone è causato soprattutto da improvvise "eruzioni" di
petrolio dai pozzi durante le operazioni di trivellazione, dalla
dispersione abusiva del petrolio meno pregiato e dal cattivo
funzionamento dei sistemi per la separazione del petrolio dall'acqua.